Fra telco e Ott, pay tv sul baratro - CorCom

PUNTI DI VISTA

Fra telco e Ott, pay tv sul baratro

La sfida fra attori tradizionali e nuovi concorrenti. Uno scontro epocale che (per ora) favorisce il mercato. La rubrica di Augusto Preta

22 Gen 2016

Augusto Preta, consulente strategico Ceo di ITMedia Consulting

L’anno appena trascorso segna l’inizio della fine in Europa della pay TV così come l’abbiamo conosciuta finora. Si tratta di un processo epocale, in cui nuovi aggressivi concorrenti sfidano i grandi attori tradizionali, verticalmente integrati, che hanno acquistato, commissionato e finanziato la creazione di contenuti, a partire da quelli premium, distribuendoli in modalità lineare sui propri canali.

Da un lato si realizza un vero e proprio processo di consolidamento attraverso fusioni e acquisizioni da parte di grandi operatori di telecomunicazioni, dall’altro big mondiali dell’internet e nuovi distributori online traggono vantaggio dal crescente consumo di video sulla rete, offrendo servizi in streaming che consentono agli utenti di accedere ai contenuti premium, in modalità non lineare, a un prezzo più basso, su più device e dovunque si trovino. Tutto ciò accresce la pressione sugli operatori pay TV consolidati, che cercano di rispondere alla sfida a tutto campo proveniente da telcos e OTT con una presenza sempre più massiccia nel broadband e aumentando il loro peso specifico.

La tendenza al consolidamento coinvolge anche questi operatori, come nel caso di Sky, attraverso la fusione delle 3 entità nazionali in un unico operatore. In questo generale processo distruttivo, cambiano radicalmente anche i modelli di offerta e le modalità di consumo (non lineare, binge viewing, on demand), si ampliano le logiche di bundling (es. quad play) e i modelli di business si trasformano.

Calano anche significativamente i prezzi, come è naturale che sia in presenza di una più forte concorrenza, allo scopo di attrarre consumatori e mantenere elevati livelli di fidelizzazione. L’uso dei dati trasforma anche il modo con cui i contenuti vengono acquisiti, mettendo in discussione consolidati modelli di vendita. Come conseguenza di tutto ciò, se guardiamo ad esempio a un mercato come quello del Regno Unito, il più sviluppato in Europa, i maggiori operatori di pay TV sono anche le maggiori telcos e viceversa. Ma lo stesso avviene in Spagna dove Telefonica, Vodafone e Orange si spartiscono il 95% delle risorse di entrambi i settori. A queste industrie “nazionali” si contrappongono gli internet player, che traggono vantaggio dalle esternalità di rete più forti e dalle maggiori economie di scala e di scopo.

La presenza di alcune rendite, legate all’ancora non capillare accesso a internet e alla difficoltà di accedere a contenuti detenuti in esclusiva (sport e il calcio) in modalità prevalentemente broadcast dagli operatori consolidati, rende in alcune realtà come l’Italia meno imminente questo processo. Ma è chiaro come la strada è ormai delineata e la prospettiva chiara: si chiama convergenza, bellezza, e non ci sarà certo posto per tutti.