Frequenze 700Mhz, la Commissione Ue spinge sull'armonizzazione - CorCom

LA CONSULTAZIONE

Frequenze 700Mhz, la Commissione Ue spinge sull’armonizzazione

Una consultazione sonda gli stakeholder su eventuali poteri di enforcement da attribuire al Radio Spectrum Policy Group: vince il sì, ma l’opposizione di alcuni grandi gruppi fa spostare verso il no l’ago della bilancia

13 Mag 2016

Patrizia Licata

Le decisioni del Radio Spectrum Policy Group dovrebbero diventare legalmente vincolanti? La domanda è sottintesa nelle consultazione che la Commissione europea ha recentemente condotto all’interno della revisione in corso del quadro regolatorio Ue per le comunicazioni elettroniche: il sondaggio chiede infatti a tutti i portatori di interesse se pensano che, “viste le potenziali implicazioni cross-border delle decisioni degli Stati membro sul refarming dello spettro“, un coordinamento delle politiche in questo ambito tra i vari paesi Ue, come quello che finora è stato “agevolato dalla procedura di ‘good offices’ del Radio Spectrum Policy Group“, possa garantire “accesso equo allo spettro radio armonizzato” tra gli Stati membro e possa essere “attuato per legge in base al regolamento Ue”. In pratica, osserva il sito Policy Tracker, la Commissione sta chiedendo se ha senso dare poteri legislativi all’Rspg.

“Abbiamo sentito che l’Europa avrebbe un cauto approccio a un rafforzamento dell’Rspg, per esempio rendendo lo staff permanente”, ha indicato uno degli stakeholder che ha risposto al sondaggio.

Alla domanda hanno replicato 86 portatori di interesse, tra cui operatori di rete, alcuni dei regolatori nazionali, aziende tecnologiche e associazioni come la European Broadcasting Union e la Gsma: 49 si sono detti favorevoli al coordinamento su scala Ue, anche con poteri legislativi per l’Rspg, 29 hanno detto di no e gli altri “non sanno”.

Tuttavia, anche se la maggioranza è d’accordo, a opporsi sono alcuni grandi gruppi e il no ai poteri “legislativi” dell’Rspg in materia di spettro è deciso. Telecom Italia, per esempio, ha detto che le procedure “good offices”, in cui l’Rspg agisce da mediatore in caso di disaccordi tra paesi membro sull’armonizzazione dello spettro, è la via da seguire per risolvere i problemi di interferenze e “non va intesa come sostituzione del coordinamento dell’Itu, né l’Rspg dovrebbe essere arbitro con poteri di enforcement sulle parti interessate”.

Un no fermo è arrivato anche da DigitalEurope, che pensa che il coordinamento cross-border funzioni bene così com’è, mentre il regolatore francese Arcep ha scritto che le decisioni dell’Rspg sono già di fatto legalmente vincolanti: nel caso della riassegnazione delle bande 800 MHz e 700 MHz, l’Rspg ha fornito indicazioni sui temi di discussione per i paesi membro e raccomandato le deadline. Anche per il produttore di chip Intel l’armonizzazione cross-border funziona con le procedure attuali e non è auspicabile un obbligo per legge emanato dall’Ue tramite l’Rspg.

D’altra parte, aumentare i poteri dell’Rspg è visto come un’opzione “meno controversa” rispetto all’istituzione di un ente centrale che implementi le politiche di armonizzazione dello spettro a livello Ue: infatti, la consultazione della Commissione ha proposto questa opzione, ma attratto una preponderanza di no.

L’obiettivo dei regolatori europei è quello di accelerare l’armonizzazione, rispondere alla domanda di connettività e spettro soprattutto per gli anni a venire, evitando regolamentazioni “arbitrarie” in tema di frequenze. L’Rspg ha dichiarato in passato di preferire un approccio non legalmente vincolante al dibattito sul coordinamento cross-border dello spettro, ma il gruppo è considerato da molti dei portatori di interesse nel settore telecom come l’interlocutore ideale per fare da mediatore in tale dibattito in vista della deadline del 2017 in cui i paesi Ue dovranno accordarsi per la banda dei 700 MHz. Per rendere il processo più efficace, le sue decisioni potrebbero essere rese legalmente vincolanti a livello Ue.

Tuttavia per ora un portavoce dell’Rspg ha indicato a Policy Tracker che, benché la domanda inserita nella consultazione della Commissione possa essere interpretata come un sondaggio sull’assegnazione di nuovi poteri all’Rspg, “non mi sembra che la Commissione stia pensando a questo”. Il gruppo non ha mai chiesto poteri più ampi e adotterà un atteggiamento “wait-and-see”, in attesa di proposte più chiare da parte della Commissione.