Frequenze Banda L, lo Stato incassa 462 milioni - CorCom

Frequenze Banda L, lo Stato incassa 462 milioni

A Telecom Italia e Vodafone i due blocchi da 20 Mhz a gara. Nessuna offerta da Wind-3 Italia. Superati gli incassi di Germania e Regno Unito

10 Set 2015

Antonello Salerno

I due blocchi da 20 Mhz messi a gara dal Governo per gli operatori Tlc mobili andranno a Telecom Italia e a Vodafone, gli unici che hanno partecipato all’asta per la porzione di spettro tra i 1452 e i 1492 Mhz.

A Telecom è andato il lotto A (frequenze 1452 – 1472 MHZ) per 230.340.178,32 euro (importo a base d’asta), e a Vodafone il lotto B (frequenze 1472 -1492 MHZ) per 231.986.869 euro. “I tempi per l’incasso dei diritti d’uso delle frequenze – si legge in una nota del Mise – per un totale di 462.327.047,32 sono equivalenti a 30 giorni dalla determina di aggiudicazione”.

Le buste delle offerte sono state aperte a mezzogiorno a Roma nella sede del ministero dello sviluppo economico di viale America. L’asta era aperta alla partecipazione degli operatori mobili già presenti in Italia e assegnatari di frequenze, perché la porzione di spettro individuata dovrà essere utilizzata dalle telco in modo “supplementare”, come “supplemental downlink”, per consentire cioè agli utenti di ricevere e scaricare dati in modo più veloce ed efficiente.

Se il prezzo di assegnazione dell’asta per la Banda L non ha fruttato al Governo più di quanto non fosse previsto dalla base d’asta, e quindi non ha raggiunto la soglia dei 600 milioni di euro inizialmente circolata come “attesa” dell’esecutivo, i motivi potrebbero essere da ricercarsi anche nel fatto che i concorrenti erano soltanto due, e che gli atri operatori, quindi Wind e 3 Italia, che nelle scorse settimane hanno annunciato la fusione, si sono astenuti dal fare un’offerta. Scelta che potrebbe essere stata dettata anche dal fatto che in conseguenza del merger Wind e 3 avranno insieme circa la metà delle frequenze a disposizione delle tlc mobili.

L’asta italiana per la Banda L ha fruttato all’Italia più di quanto non abbia fruttato in altri Paesi europei come la Germania, tra l’altro la porzione di spettro da assegnare era di un terzo più ampia, e dove l’incasso per il Governo è stato di 330 milioni. Superato anche il risultato della gara inglese, dove l’incasso è rimasto sotto la soglia dei 200 milioni di sterline (corrispondenti a circa 275 milioni di euro).

“Mi sembra un risultato pienamente soddisfacente. Con solo due partecipanti, l’asta ha comunque ottenuto molto di più di quanto generato dalle gare inglesi e tedesche. Un record europeo – commenta Antonio Nicita, commissario Agcom, che è stato relatore del provvedimento dell’authority che ha definito lo schema d’asta – Il buon successo della gara è segno che è stata disegnata bene e che la disponibilità a pagare per Mhz era in linea, nel nostro paese, con le valutazioni Agcom”.

“Con un altro partecipante – conclude Nicita – si sarebbe potuto ottenere qualcosa di più, ma era prevedibile un esito del genere e lo schema di asta ha seguito approccio prudenziale e di certezza, con uno schema incentivante che dissuadeva i maggiori operatori a disertare. L’Italia è dato il primo paese europeo a decidere la destinazione a Sdl di quella banda e la sua messa a gara. La valorizzazione dello spettro ai migliori usi è una priorità europea che Agcom intende continuare rispettare , nel rispetto delle specificità nazionali”.

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