FONDI PUBBLICI

Ftth, Telecom “pigliatutto”: gli Olo rischiano di rimanere a bocca asciutta

Il maxi piano di Telecom Italia per cablare le principali 40 città di qui al 2017 rende altamente improbabile la concessione di risorse pubbliche agli operatori che vorranno andare a competere nelle medesime aree nere. Metroweb inclusa. Le regole Ue in materia di Nga non prevedono infatti questa possibilità. E Bruxelles vorrebbe la pre-notifica di tutti i singoli piani per le 94mila aree

01 Apr 2015

Mila Fiordalisi

“Quando, in una determinata zona geografica, operano o opereranno nel prossimo futuro almeno due diversi fornitori di servizi di rete a banda larga e la fornitura avviene in condizioni di concorrenza infrastrutturale si può ritenere che non vi sia fallimento del mercato. È, di conseguenza, molto improbabile che l’intervento pubblico apporti ulteriori benefici, mentre aiuti pubblici intesi a finanziare la costruzione di un’ulteriore rete a banda larga di capacità comparabili saranno tali da falsare, in linea di principio, la concorrenza in misura inammissibile, avendo per effetto l’esclusione degli investitori privati. Pertanto, in assenza di un fallimento del mercato chiaramente dimostrato, la Commissione giudica negativamente le misure intese a finanziare l’introduzione di una nuova infrastruttura a banda larga in una area nera”. Parla chiaro la Comunicazione della Commissione europea in materia di aiuti di Stato legati allo sviluppo rapido di reti a banda larga. E lo scenario che si va delineando in Italia di fatto renderà improbabile la concessione di fondi pubblici ad operatori alternativi a Telecom Italia – a meno che non verticalmente integrati – per la realizzazione di reti nelle principali città italiane laddove sia previsto il salto di qualità tecnologico (parametro considerato imprescindibile dal governo italiano nel Piano ultrabroadband per mettere in campo risorse a favore degli operatori investitori).

Nella giornata di ieri Telecom Italia ha ufficializzato a Infratel l’impegno – già messo nero su bianco nel nuovo piano industriale – di cablare in fibra ottica (con tecnologie Ftth e Fttb) le principali 40 città italiane di qui al 2017 (nella lista ci sono Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova e Firenze per citarne alcune). Un impegno non da poco anche e soprattutto relativamente alle risorse economiche da mettere in campo: i 500 milioni “accantonati” per l’Ftth non basteranno di certo a portare a termine un piano così ambizioso e dunque la società capitanata da Marco Patuano e Giuseppe Recchi si starebbe preparando a rafforzare il “plafond”. Ma soprattutto, il piano annunciato da Telecom Italia di fatto potrebbe “azzerare” la concessione di risorse pubbliche ad altri Olo: sempre secondo la Commissione Ue “la missione Sieg (servizio di interesse economico generale) deve riguardare esclusivamente lo sviluppo di una rete a banda larga in grado di offrire una connessione universale e la fornitura dei relativi servizi di accesso all’ingrosso, senza includere i servizi di comunicazione al dettaglio. Nel caso in cui l’incaricato della missione Sieg sia anche un operatore di rete a banda larga verticalmente integrato, è necessario introdurre adeguate misure di salvaguardia per evitare conflitti di interesse, indebite discriminazioni ed eventuali altri vantaggi indiretti occulti”. E ancora: “La Commissione ritiene che, nelle zone in cui gli investitori privati hanno già investito in un’infrastruttura di rete a banda larga (o stanno per estendere ulteriormente l’infrastruttura di rete) e forniscono già servizi competitivi a banda larga con un’adeguata copertura, la realizzazione, con fondi pubblici, di una infrastruttura di banda larga concorrenziale non dovrebbe essere considerata un Sieg”. Dunque anche Metroweb Sviluppo (partecipata al 100% da Metroweb) – il veicolo individuato per promuovere la banda ultra larga in Italia potrebbe essere fuori dalla partita dei fondi pubblici. E se non può ottenere finanziamenti pubblici come può andare avanti? E’ a questo interrogativo che bisognerà dare una risposta nel caso in cui entrino in campo altri soggetti (Vodafone, Wind e altri Olo). A meno che non si trovi un accordo con Telecom Italia e si dia vita alla newco “nazionale”. Anche Metroweb ha deciso di spingere sull’Ftth: la società avrebbe intenzione di cablare circa 600 comuni italiani, attraverso un piano da 4,5 miliardi per raggiungere con la banda ultralarga il 55% della popolazione. In particolare il progetto punta a collegare le principali città italiane, oltre a quelle già coperte dalla società (Milano, Torino, Genova e Bologna). Si tratterebbe però al momento di una “manifestazione di interesse” e la realizzazione del piano dipenderebbe in primis dall’entità degli incentivi che il Governo deciderà di stanziare ma anche dalle partnershipcon uno o più operatori per portare avanti il progetto.

Peraltro l’Antitrust italiano, nel suo parere al governo italiano, ha puntualizzato che l’assegnazione di risorse pubbliche per la realizzazione delle reti a banda ultralarga non dovrebbero essere concesse agli operatori verticalmente integrati, laddove sulla questione degli incentivi fiscali viene lasciato al governo un maggior margine di azione. Insomma per gli altri operatori interessati a operare nelle cosiddette aree nere si fa difficile la possibilità di andare a realizzare nuove infrastrutture beneficiando di risorse pubbliche e sgravi fiscali. Una bella gatta da pelare anche e soprattutto per la spinta agli investimenti in banda ultralarga da parte del governo che rischia di “bruciare” le risorse annunciate – i 6 miliardi di euro – attraverso il piano ultrabroadband. “È particolarmente importante – evidenzia Bruxelles – che i fondi pubblici in questo settore siano utilizzati in maniera oculata e che la Commissione assicuri che gli aiuti di Stato siano complementari e non sostitutivi degli investimenti provenienti dagli operatori di mercato. Qualsiasi intervento con fondi statali dovrebbe limitare per quanto possibile il rischio che la misura di aiuto soppianti gli investimenti privati, snaturi gli incentivi agli investimenti commerciali e, in ultima analisi, falsi la concorrenza in misura contraria all’interesse comune dell’Unione europea”.

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“Non interveniamo su logiche di mercato, il Governo ci ha chiesto un parere e noi lo abbiamo dato”, ha puntalizzato oggi il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, rispondendo a una domanda sulla decisione di Telecom Italia di andare avanti da sola sulla banda ultralarga in 40 città, dopo il parere dell’Authority sul piano proposto dal Governo. “La politica industriale – ha aggiunto Pitruzzella – la fa il governo. Queste sono scelte non nostre”.

Intanto la questione delle risorse fa il paio con quella delle notifiche dei piani da parte degli operatori: secondo indiscrezioni di stampa Bruxelles vorrebbe pre-notificate tutte le misure relative alle 94mila aree in cui è stato suddiviso il territorio italiano per valutare di volta in volta preventivamente se sia possibile concedere fondi in maniera regolare e conforme alle norme Ue. E se così fosse sarebbe inevitabile il rallentamento della realizzazione delle nuove infrastrutture considerati i tempi necessari per l’esame delle singole pratiche. L’Italia starebbe cercando di spuntarla quantomeno sulle aree bianche ossia quelle a fallimento di mercato dove gli operatori non sono disposti ad investire e dunque dove l’intervento pubblico si rende necessario.

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