Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

FUTURE PROOF. La catena dei valori di Internet

07 Feb 2011

È interessante osservare come si articola la catena del valore in
Internet ed in particolare come si ripartisce il mercato della Rete
tra le imprese e i consumatori. Un recente rapporto di AT Kearney
fa riferimento alla classificazione in cinque settori di mercato
indicata nella figura e relativa a:
• interfacce d’utente, dispositivi terminali, sistemi
operativi, software e applicazioni;
• connettività, reti di accesso fisse e mobili, reti di
transito, e reti “core”;
• servizi di tecnologie abilitanti, web hosting, fatturazione e
pagamenti, e pubblicità;
• servizi online, comunicazioni, contenuti generali, motori di
ricerca, intrattenimento e giochi, transazioni ed e-commerce;
• diritti sui contenuti, posseduti dai media e generati dagli
utenti.

AT Kearney fa riferimento al fatturato globale dei vari settori
pari a 1.900 miliardi di US$, consolidati nell’anno 2008. La
ripartizione dei ricavi è la seguente: servizi online 62%;
connettività 17%, interfacce utente 16%, servizi abilitanti 3%,
contenuti 2%. Molto importante è la distinzione tra ricavi di tipo
globale e ricavi “locali”, dal punto di vista geografico: la
connettività è un mercato locale, mentre tutti gli altri quattro
settori sono globali. Si osserva in primo luogo che i diritti sui
contenuti comportano ben pochi ricavi su Internet. Molto
significativo poi è l’indicatore di redditività media degli
investimenti nel settore specifico, che in termini di ROCE (return
on capital expenditure) si ripartisce così: interfacce utente 25%,
servizi online 21%; contenuti 14%. servizi abilitanti 13%,
connettività 11%. Gli operatori di servizi online non solo operano
su un mercato globale, ma hanno anche una redditività doppia
rispetto agli operatori di telecomunicazioni.

Inoltre, risulta che il 62% del mercato complessivo di 1.900
miliardi è costituito da ricavi business e il restante 38% da
ricavi consumer. I servizi online rappresentano ben l’80% dei
ricavi business, contro il 33% dei ricavi consumer. La
connettività, invece, vale soltanto il 10% dei ricavi business,
contro il 35% dei ricavi consumer. Queste considerazioni fanno
capire perché il modello di erogazione dei servizi IT “as a
service” del Cloud Computing è molto attraente e perché tutti
vogliono diventare erogatori di servizi Cloud: da Apple, agli
operatori di telecomunicazioni. L’erogazione dei servizi online
con modalità del tipo Cloud è la vera e propria metafora di
Internet.

Gli operatori di telecomunicazioni offrono in aree geografiche
limitate servizi di connettività con margini bassi e in calo e
sono schiacciati dagli operatori Over The Top (OTT), che, liberi
dal peso d’infrastrutture capillari di rete, offrono servizi
applicativi online ad alto margine per un mercato globale.
D’altro lato anche i produttori di terminali di utente si stanno
diversificando verso la fornitura di servizi online grazie alla
fidelizzazione dei clienti (vedi Apple Store). Le opposte fazioni
si confrontano oggi sul tema della “neutralità della rete”, in
un momento cruciale per l’innovazione e la competizione nel
mercato della connettività.

Gli operatori di telecomunicazioni devono infatti affrontare nei
prossimi dieci anni elevati investimenti sia per le reti ottiche
ultrabroadband, che per quelle mobili a larga banda 4G. Il recente
accordo annunciato da Verizon e Google conferma le limitazioni
all’intervento discriminatorio del traffico Internet da parte
degli operatori, ma apre decisamente alla fornitura di servizi a
pagamento con qualità garantita (ad es. video).

I commenti sono chiusi.

LinkedIn

Twitter

Whatsapp

Facebook

Google+

Link