INTERNET OF THINGS

Gartner, 1,1 miliardi di “cose connesse” nelle smart city

Le smart city grande chance di guadagno per i fornitori di tecnologie e servizi: ora è il momento di lanciare le offerte puntando su software e analytics. Boom per smart homes & buildings: rappresenteranno l’81% degli oggetti intelligenti in città nel 2020

18 Mar 2015

Patrizia Licata

Ci saranno 1,1 miliardi di oggetti connessi usati dalle smart cities nel 2015 secondo Gartner e arriveranno a 9,7 miliardi nel 2020. Il boom delle città intelligenti sarà trainato dall’esigenza delle amministrazioni di gestire bilanci più ristretti e di rispettare requisiti ambientali più severi. In questo quadro le soluzioni smart aiutano a fare di più con meno e a garantire sostenibilità.

Le smart homes e gli edifici commerciali smart rappresenteranno il 45% del totale degli oggetti connessi in uso nel 2015 e saliranno all’81% del totale nel 2020. “Le smart cities rappresentano una grande opportunità di guadagno per i fornitori di tecnologie e servizi (TSP), ma questi fornitori devono cominciare a pianificare e posizionare le loro offerte adesso”, sottolinea Bettina Tratz-Ryan, research vice president di Gartner.

Gartner definsce “smart city” un’area urbanizzata dove diversi settori collaborano per rendere la gestione più sostenibile grazie all’analisi di informazioni di contesto in tempo reale condivise da sistemi tecnologici specializzati. “La maggior parte della spesa della Internet of Things (IoT) per le smart cities arriverà dal settore privato. Questa è una buona notizia per i TSP perché il settore privato ha cicli di approvvigionamento più brevi del pubblico”, nota la Tratz-Ryan.

I primi a investire in soluzioni smart per la casa saranno i residenti delle città: il numero di oggetti connessi usati nelle case “intelligenti” supererà il miliardo nel 2017. Si tratta di “cose” come l’illuminazione LED smart, il monitoraggio delle condizioni di salute, sistemi di sicurezza e sorveglianza, sensori per l’ambiente. In particolare, l’illuminazione LED smart conoscerà il più alto tasso di crescita fra le applicazioni consumer della IoT, passando da 6 milioni di unità nel 2015 a 570 milioni nel 2020. “Le case non saranno solo interconnesse ma centri abilitati dall’informazione, con servizi integrati per sorvegliare i parametri dell’ambiente domestico creando valore per la casa e per la persona. La casa diventerà uno spazio ancora più personale che offre assistenza e molteplici servizi”, osserva la Tratz-Ryan.

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Oltre agli investimenti IoT nelle case, ci saranno anche numerose implementazioni negli spazi pubblici, dall’assistenza al parcheggio (smart parking) alla misurazione dei flussi di traffico per ridurne la congestione, grazie a sensori posizionati nelle vie a più alto scorrimento, come già accade in California e Gran Bretagna.

Emergeranno nuovi ambienti di business ed ecosistemi: per esempio le case automobilistiche già stanno investendo in lampioni che hanno incorporate le stazioni per la ricarica delle auto elettriche per ridurre gli investimenti in infrastrutture. Dei sensori permettono di individuare quali stazioni sono libere e di guidarvi gli automobilisti tramite app mobili o i sistemi a bordo del veicolo.

Gartner sottolinea che, anche se l’investimento in hardware per la IoT è fondamentale per le smart cities, le vere opportunità di guadagno per i provider TSP si trovano nei servizi e nell’analytics. “Ci aspettiamo che per il 2020, molti TSP della IoT avranno accresciuto le loro entrate dall’hardware grazie ai servizi e al software di oltre il 50%”, afferma la Tratz-Ryan. Gartner stima anche che la sicurazza della smart home rappresenterà il secondo maggiore mercato dei servizi per fatturato nel 2017 e che nel 2020 il mercato della salute e fitness smart arriverà a valere quasi 38 miliardi di dollari.

“Ci aspettiamo che le implementazioni commerciali della IoT saranno usate in molteplici settori, dalla smart energy ai servizi per l’ambiente fino all’organizzazione dei viaggi e questo offrirà ai TSP l’opportunità di monetizzare la IoT costruendo nuovi modelli di servizio”, conclude la Tratz-Ryan. “Un importante contributo verrà dall’analisi dei dati raccolti, che connettono i servizi a terze parti e ai loro sistemi di fatturazione e transazione e abilitano modelli di abbonamento o on-demand. Questo crea una catena del valore differenziata, con molti partner”.