Gender gap, nasce l'Osservatorio digitale per monitorare l'implementazione del Pnrr - CorCom

PARI OPPORTUNITA'

Gender gap, nasce l’Osservatorio digitale per monitorare l’implementazione del Pnrr

Iniziativa dell’associazione Donne 4.0: sotto la lente i kpi di inclusione femminile. La presidente Majidi: “Necessari parametri misurabili, su questi temi Italia ancora indietro”

11 Nov 2021

Veronica Balocco

Verificare costantemente l’attenzione al tema del gender gap nell’implementazione del Pnrr. Nasce con questo obiettivo l’Osservatorio promosso dall’associazione Donne 4.0, presentato oggi a Roma al convegno “Donne per la transizione digitale – Competenze, cuore e coraggio per attivare il cambiamento” presso l’Università dell’Arkansas a Palazzo Taverna.

L’Osservatorio farà le sue valutazioni sulla base degli indicatori più importanti (key performance indicators) individuati fino ad oggi dall’Associazione Donne 4.0 per monitorare l’impatto positivo del Pnrr sull’occupazione femminile in ambito digitale. “Il Pnrr rappresenta una occasione unica per l’Italia per diventare un Paese moderno e innovativo – afferma l’associazione -. Un Paese sostenibile, inclusivo, efficiente e digitale che possa offrire prosperità ed equità a tutti i suoi cittadini. Le tecnologie sono il cuore della transizione digitale che sta ridefinendo il futuro del Pianeta. Alla costruzione di questo futuro manca però un tassello fondamentale: una adeguata presenza e valorizzazione delle donne, una miniera di talenti su cui investire per accelerare il cambiamento e per azzerare il digital gender gap”.

Gli indicatori chiave

I Kpi individuati dall’Associazione Donne 4.0 comprendono innanzitutto  l’azzeramento, entro il 2026, del gender gap per l’accesso ad internet e l’azzeramento del divario di genere nelle competenze digitali di base, senza cui non può esserci partecipazione attiva e protagonismo civile e sociale delle donne, ma anche l’inserimento di una clausola di condizionalità nei bandi con quote del 30% di donne nelle assunzioni del Pnrr relative a progetti di investimento nel digitale.

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E ancora misure premiali nei bandi Pnrr per imprese ed enti che certifichino la presenza del 35% di donne nei team di creazione e sviluppo di progetti digitali; l’incremento, entro il 2026, dell’occupazione delle donne nel settore Ict al 35% e il raggiungimento della parità, ovvero il 50%, entro il 2030; il raggiungimento, entro il 2026, del 45% di donne presenti nei CdA di imprese quotate, il 40% di donne nei Cda di imprese private e pubbliche non quotate e il 35% di donne in posizioni apicali, per riconoscerne concretamente l’autorevolezza nei contesti decisionali – pubblici e privati – del mondo digitale.

Infine, il raggiungimento di una quota del 45% di donne nei tavoli decisionali per la creazione di piattaforme di smart cities, smart economy e smart environnement, e la certificazione di genere obbligatoria nelle aziende tecnologiche.

Le proposte dell’associazione

L’Associazione Donne 4.0 avanza quindi altre proposte al fine di migliorare l’efficacia del Pnrr: dare maggiore impulso alle imprese tech fondate e gestite da donne, con finanziamenti e sgravi fiscali (il 35% dei finanziamenti per le start up previsti dal Fondo Impresa donna a favore delle imprese tech guidate e/o composte da donne per almeno il 60%; fondi e incentivi a fondo perduto per start up digitali e imprese innovative guidate e/o composte da donne per almeno il 60%), ma anche rendere le studentesse e le giovani donne sempre più protagoniste del mondo digitale, promuovendo l’accesso alla formazione scolastica tecnico-scientifica con l’obiettivo di raggiungere, entro il 2026 a livello nazionale (il 50% di ragazze sul totale degli iscritti a Istituti tecnico scientifici,il 30% di studentesse iscritte a corsi di laurea Ict sul totale degli iscritti e il 2% di laureate in corsi di laurea Ict).

Altra proposta è quella di fornire alle ragazze strumenti concreti per accelerare i passaggi scuola università-lavoro (corridoi preferenziali per attività scuola-lavoro dedicati alle studentesse; coinvolgimento di imprese private e pubbliche in azioni di formazione-lavoro; dottorati, borse di studio e sconti sulle tasse universitarie per le donne che seguono corsi di formazione universitaria in discipline Ict già a partire dall’anno accademico 2022-2023; attivazione di percorsi di mentorship per le donne durante la frequentazione di corsi di laurea Ict per contrastare il “drop out rate” dei primi anni; formazione obbligatoria, a tutti i livelli di istruzione, sulle tecnologie digitali e sugli stereotipi di genere).

Necessari parametri chiari e misurabili

«Nonostante il G20 abbia sottolineato l’importanza del women empowerment per accrescere il talento e la leadership delle donne, in Italia il digital gender gap è tutt’altro che colmato: il World Economic Forum ci inserisce solo al 63° posto nel Gender gap report 2021 su 156 Paesi», ha dichiarato Darya Majidi, imprenditrice tech e presidente dell’Associazione Donne 4.0.

«L’Italia è al penultimo posto in Europa per l’occupazione femminile, che è del 20% più bassa rispetto a quella maschile. Solo il 28% dei manager è donna. E solo il 16% delle donne ha accesso alla formazione Stem, contro il 35% degli uomini. L’azzeramento del digital gender gap è una priorità da affrontare celermente per evitare che le donne siano confinate in ruoli e settori economici tradizionali, meno remunerati e non trainanti per l’innovazione e la competitività del Paese. Affinché le risorse investite nel Pnrr abbiano un impatto reale sul digital gender gap, occorre definire a priori parametri chiari e misurabili relativi alla dimensione di genere in tutte le iniziative che riguardano gli interventi di digitalizzazione».

Bando di Asus per l’imprenditorialità femminile

Intanto, sempre in tema di inclusione, Asus presenta il progetto Empow[h]er, un programma lanciato grazie alla collaborazione con PoliHub e la startup Tutored, che mira a incentivare l’imprenditorialità femminile e la promozione dei giovani talenti. Lo scopo del progetto è quello di dare alle studentesse le basi per ideare ed avviare una startup. Le fondamenta del progetto Empow[h]er sono rappresentate dalla sinergica collaborazione di tre realtà che condividono i medesimi principi e spirito innovatore.

Il percorso sarà articolato in 9 appuntamenti cadenzati nell’arco di quattro mesi. A tenere i corsi saranno specialisti del settore: imprenditori, business angels e manager che potranno trasferire alle studentesse le competenze acquisite sul campo. Arrivate alla fine del percorso, le aspiranti imprenditrici avranno la possibilità di illustrare (sia individualmente che in gruppo) la propria idea di startup davanti a stakeholder del settore che, a loro volta, potranno decidere di finanziare il progetto e avviare la startup. Coloro che invece non arriveranno alla fase finale riceveranno comunque un attestato e, soprattutto, avranno la possibilità di presentarsi nel mondo del lavoro con un importante bagaglio di competenze specifiche. 

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