IL PACCHETTO

Gig economy, la Ue: “Accordi collettivi anche per i lavoratori autonomi”

La Commissione adotta una serie di orientamenti che chiariscono le circostanze in cui ci si può unire per contrattare migliori condizioni senza violare le norme di concorrenza. Vestager: “Più tutele per chi si trova in una posizione negoziale debole”. Riflettori sulle piattaforme

29 Set 2022

Federica Meta

Giornalista

vestager

Accordi collettivi anche per i lavoratori autonomi del digitale che si trovano in una posizione negoziale debole. La Commissione europea ha adottato oggi orientamenti sull’applicazione del diritto della concorrenza dell’Ue agli accordi collettivi concernenti le condizioni di lavoro dei lavoratori autonomi individuali. Gli orientamenti chiariscono le circostanze nelle quali determinati lavoratori autonomi possono unirsi per negoziare collettivamente migliori condizioni di lavoro senza violare le norme di concorrenza dell’Ue.

“I lavoratori autonomi individuali nell’economia digitale e non solo potrebbero non essere in grado di negoziare individualmente buone condizioni di lavoro, trovandosi così a dover affrontare difficili situazioni lavorative- spiega  Margrethe Vestager, Vicepresidente esecutiva per Un’Europa pronta per l’era digitale e Commissaria per la Concorrenza – Unirsi per negoziare collettivamente può essere un potente strumento per migliorare queste condizioni. I nuovi orientamenti intendono dare la certezza del diritto ai lavoratori autonomi, chiarendo quando le norme della concorrenza non ostacolano i loro sforzi di contrattazione collettiva volti a conseguire condizioni migliori”.

Gli orientamenti puntanto dunque a garantire maggiori tutele per quei lavoratori che si trovano in una condizione negoziale debole rispetto ai datori di lavoro, tipicamente le grandi piattaforme. Tra i destinatari delle nuove regole soprattutti i gig workers.

Gli orientamenti relativi agli accordi collettivi

L’articolo 101 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (“Tfue”) vieta gli accordi tra imprese che restringono la concorrenza. Sebbene gli accordi collettivi tra datore di lavoro e lavoratori non siano soggetti alle norme di concorrenza dell’Ue, i lavoratori autonomi sono considerati “imprese” e rischiano pertanto di violare tali norme se negoziano collettivamente tariffe o altre condizioni commerciali. Di conseguenza, spesso non sono sicuri di poter negoziare collettivamente le loro condizioni di lavoro.

WEBINAR
13 Dicembre 2022 - 12:00
Un caso virtuoso di Digital Marketing nel Manufacturing: KPI e obiettivi - WEBINAR
Digital Transformation
Manifatturiero/Produzione

Gli orientamenti si applicano ai lavoratori autonomi individuali che lavorano in totale autonomia e non impiegano altre persone.

Gli orientamenti chiariscono in quali circostanze determinate categorie di lavoratori autonomi individuali possono partecipare a contrattazioni collettive per migliorare le loro condizioni di lavoro senza violare le norme di concorrenza dell’Ue.

Il dettaglio degli orientamenti

La Ue stabilisc e che il diritto della concorrenza non si applica ai lavoratori autonomi individuali che si trovano in una situazione paragonabile a quella dei lavoratori subordinati. Fanno parte di questa categoria i lavoratori autonomi individuali che:

  • prestano servizi esclusivamente o prevalentemente a una sola impresa;
  • lavorano fianco a fianco con i lavoratori subordinati;
  • forniscono servizi a una piattaforma di lavoro digitale o attraverso una tale piattaforma.

La Commissione non applicherà le norme di concorrenza dell’Ue agli accordi collettivi conclusi da lavoratori autonomi individuali che si trovano in una posizione negoziale debole. È questo, ad esempio, il caso di lavoratori autonomi individuali che si trovano ad affrontare uno squilibrio nel potere contrattuale perché negoziano con imprese economicamente più forti o che partecipano a una contrattazione collettiva ai sensi della legislazione nazionale o dell’Ue.

Attraverso la rete europea della concorrenza e riunioni con le parti sociali europee la Commissione monitorerà gli effetti degli orientamenti a livello nazionale. La Commissione sottoporrà gli orientamenti a revisione entro il 2030.

Gli orientamenti fanno parte di una serie di azioni volte a garantire che le condizioni di lavoro dei lavoratori delle piattaforme digitali siano adeguatamente affrontate, tra cui figurano una proposta di direttiva della Commissione e la comunicazione sul miglioramento delle condizioni di lavoro nel lavoro mediante piattaforme digitali. Tuttavia, l’ambito di applicazione degli orientamenti non è limitato ai lavoratori autonomi individuali che lavorano tramite piattaforme di lavoro digitali e copre anche situazioni di lavoratori autonomi individuali attivi nell’economia offline.

Il background

Nel giugno 2020 la Commissione ha avviato un’iniziativa per garantire che le norme di concorrenza dell’Ue non ostacolino gli accordi collettivi volti a migliorare le condizioni di lavoro dei lavoratori autonomi.

Nel gennaio 2021 la Commissione ha avviato una valutazione d’impatto iniziale nel corso della quale ha raccolto ulteriori dati, anche avvalendosi di una consultazione pubblica aperta e di uno studio esterno.

Nel dicembre 2021 la Commissione ha invitato le parti interessate a formulare osservazioni sul progetto di orientamenti attraverso una consultazione pubblica.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Argomenti trattati

Personaggi

M
Margrethe Vestager

Aziende

C
Commissione europea

Approfondimenti

G
gig economy
L
lavoro

Articolo 1 di 2