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Gig economy, obbligo di comunicazione online per i contratti di lavoro

Operativa la piattaforma per trasmettere i dati del committente, del lavoratore, i compensi e la tipologia di rapporto, se determinato o indeterminato. Accesso via Spid o Cie. Ecco come funziona

15 Apr 2022

F. Me

gig economy

Operativa la piattaforma per comunicare la ministero del Lavoro l’avvio di un rapporto di lavoro intermediato da piattaforma.

La comunicazione va effettuata tramite il modello “Uni-piattaforme“, accessibile dal sito web servizi.lavoro.gov.it, tramite Spid o Cie. Vanno riportati, nei form dedicati, i dati del committente, del lavoratore, la data di inizio rapporto nonché ore lavorate e compenso. Da segnalare anche la tipologia di lavoro, se  a tempo determinato o indeterminato.

Il committente della prestazione autonoma, ivi inclusa quella occasionale, deve provvedere alla comunicazione entro il 20° giorno del mese successivo all’instaurazione del rapporto di lavoro.

In caso di stipulazione contestuale di due o più contratti di lavoro intermediato da piattaforma digitale, l’obbligo può essere assolto mediante un’unica comunicazione contenente le generalità del committente e dei prestatori d’opera, la data di inizio e di cessazione della prestazione, la durata presunta, espressa in ore, della prestazione e l’inquadramento contrattuale.

L’obbligo di comunicazione telematica è stato introdotto con il decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 31 del 23 febbraio 2022, che definisce gli standard e le regole per la trasmissione telematica delle comunicazioni dovute dai committenti in caso di lavoro intermediato da piattaforme digitali.

Si tratta di una modalità che mira a tenere traccia della crescita del lavoro tramite piattaforma per garantire che siano rispettati i diritti dei lavoratori e una crescita sostenibile delle imprese.

Le mosse dalla Ue

Nel dicembre 2021, la Commissione europea ha proposto una direttiva per migliorare le condizioni del lavoro mediante piattaforme digitali. Tale proposta enumera criteri per determinare se la piattaforma è un datore di lavoro. Se la piattaforma soddisfa i criteri necessari, si presume che, dal punto di vista giuridico, sia un datore di lavoro. In seguito alla predetta proposta, si stima che un numero di persone compreso tra 1,7 e 4,1 milioni potrebbe essere riclassificato come lavoratore subordinato. Altre persone potrebbero diventare dei veri e propri lavoratori autonomi, in quanto alcune piattaforme potrebbero adeguare i modelli di business.

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Per i lavoratori delle piattaforme digitali, la riclassificazione come lavoratore subordinato implicherà l’accesso a:

  • periodi di riposo e ferie retribuite;
  • almeno la retribuzione minima nazionale o settoriale (se del caso);
  • tutela della sicurezza e della salute;
  • prestazioni di disoccupazione, malattia e assistenza sanitaria;
  • congedo parentale;
  • diritti pensionistici;
  • prestazioni relative agli infortuni sul lavoro e alle malattie professionali.

La proposta di direttiva della Commissione mira inoltre a incrementare la trasparenza per quanto riguarda l’uso di algoritmi da parte delle piattaforme, assicurando il monitoraggio umano e il diritto di impugnare le decisioni automatizzate.

Le autorità nazionali spesso hanno difficoltà nell’accesso ai dati relativi alle piattaforme e alle persone che vi lavorano. La proposta della Commissione intende rendere più trasparente l’attività delle piattaforme, chiarendo gli obblighi esistenti di dichiarare l’attività lavorativa alle autorità nazionali. La nuova normativa imporrà alle piattaforme di mettere a disposizione delle autorità nazionali alcune informazioni in merito alle attività svolte e alle persone che vi lavorano.

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