Giustizia digitale, l'Europa spinge l'interoperabilità cross border - CorCom

I PROVVEDIMENTI

Giustizia digitale, l’Europa spinge l’interoperabilità cross border

I negoziatori di Europarlamento e Consiglio Ue si sono accordati su due nuove regulation che riducono tempi e costi dei processi facendo “dialogare” i tribunali dei diversi Stati membri per l’acquisizione di atti e prove. “Più certezza legale a cittadini e imprese”

01 Lug 2020

Patrizia Licata

giornalista

La giustizia Ue è sempre più digitale: i negoziatori del Parlamento europeo e del Consiglio dei ministri dell’Ue hanno raggiunto un accordo su due elementi del processo per rendere più efficiente la cooperazione transfrontaliera fra i tribunali nazionali. Gli elementi in questione sono l’acquisizione delle prove e l’esibizione degli atti e la novità si applica in materia di diritto civile e commerciale.

Le nuove regole, si legge in una nota dell’Europarlamento, aiuterano a dare maggiore certezza legale, a diminuire i ritardi e ad evitare costi inutili per i cittadini. Nel 2018 circa 3,4 milioni di procedimenti giudiziari in materia civile e commerciale hanno incontrato complicazioni nel dialogo tra tribunali di Stati diversi all’interno dell’Ue.

Le due proposte rappresentano un pacchetto di nuove norme che modernizzano la cooperazione giudiziaria nelle materie civili e commerciali in Unione europea e sostituiscono il precedente sistema internazionale della Convenzione dell’Aja considerato molto meno snello. Parlamento e Consiglio d’Europa dovranno approvare la versione finale dell’accordo negoziato prima della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Ue.

Come si semplifica il processo cross-border

Nel dettaglio, i tribunali potranno scambiarsi documenti elettronicamente: le modifiche approvate istituiscono un sistema It decentrato che permetterà una condivisione degli atti tra Stati membro più veloce, sicura ed efficiente. Il sistema It decentrato sarà composto da sistemi It nazionali interoperabili, senza coinvolgere le istituzioni dell’Ue.

Europarlamento e Consiglio Ue si sono occupati anche di protezione dei dati: le informazioni resteranno strettamente riservate e i dati personali e la privacy saranno protetti quando vengono trasmessi gli atti e acquisite le prove. I dati personali considerati non rilevanti per il caso specifico saranno immediatamente cancellati.

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Verranno adottate anche le tecnologie per la comunicazione remota, come le videoconferenze, che aiutano ad abbassare i costi e a rendere più veloce l’acquisizione delle prove. I legislatori Ue mettono i paletti di un uso “appropriato” e con necessario consenso della persona che viene ascoltata.

Le procedure così digitalizzate e semplificate aumentano la certezza legale, sottolinea la nota del Parlamento europeo, e incoraggeranno le persone e le imprese a utilizzare le transazioni cross-border, accrescendo così gli scambi nell’Unione e il funzionamento del mercato interno.

“Meno ostacoli amministrativi, più certezza legale”

“I provvedimenti adottati avranno un impatto reale sulla vita di tutti i giorni dei cittadini europei“, ha commentato Emil Radev (EPP, Belgio), rapporteur per la Cooperazione fra tribunali in merito all’acquisizione delle prove nelle materie civili e commerciali. “Le richieste di acquisizione delle prove saranno trasmesse fra i i tribunali degli Stati membro in modo diretto, rapido e affidabile e incoraggiando il ricorso alle videoconferenze. Questo farà risparmiare tempo e denaro ai cittadini europei”.

“Questo accordo è un passo in avanti nell’ambito giudiziario europeo per le materie civili, basato sui principi della fiducia reciproca e del reciproco riconoscimento delle sentenze”, ha commentato Franco Roberti (S&D, Italia), rapporteur sul tema dell’esibizione degli atti giudiziari ed extragiudiziari nelle materie civili o commerciali. “Rimuove gli ostacoli amministrativi e offre la certezza legale a cittadini e imprese che i loro documenti hanno la stessa valenza legale in qualunque tribunale dell’Ue. Non è stato un compito facile, vista la pluralità dei sistemi legali che coesistono all’interno dell’Ue”.

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