L'INTERVISTA

Giustizia digitale, Ugolini: “Necessaria evoluzione normativa per stare al passo con la tecnologia”

Il ceo di TrueScreen: “Startup risorse importante per il settore, non solo per guidare l’innovazione ma anche per diffondere consapevolezza e competenze”

30 Nov 2021

Federica Meta

Giornalista

Fabio-Ugolini-truescreen

In ambito legal si apre l’era della tecnologia avanzata. In una recente sentenza la Corte di Cassazione ha stabilito che le copie cartacee delle schermate telematiche (ossia la stampa degli screenshot) hanno un valore probatorio documentale liberamente apprezzabile dal giudice. E che dunque non c’è nessun divieto di produrre in giudizio copie di schermate telematiche prive di certificazione. Di come sta cambiando il settore ne parliamo con Fabio Ugolini, fondatore & ceo di TrueScreen, innovativa startup in ambito legal-tech. L’azienda ha sviluppato un’app per smartphone e tablet che consente di certificare con valore probatorio tutti i contenuti multimediali acquisiti con device mobile.

Come cambia il mondo della giustizia dopo la sentenza della Cassazione?

Penso che questa sentenza non tracci una linea definitiva nella gestione di questo tema ed in ogni caso un’ulteriore evoluzione della normativa è inevitabile, prima che necessaria. Bisogna innanzitutto leggere attentamente le motivazioni da cui si evince chiaramente che è consentito produrre in giudizio screenshot se vi è la presenza di altri riscontri confermativi dei contenuti in essi rappresentati; in mancanza di questi, decade l’intero impianto che semplifica la produzione di prove.

E dunque?

Una singola sentenza non può opporsi a più trend che convergono su queste tematiche: vi è una crescente consapevolezza sulla facilità di modifica delle prove digitali, una sempre più ampia adozione delle prove scientifiche e una necessità imprescindibile di digitalizzare molte aree del settore giustizia al fine di rimuovere ogni inefficienza che allunga la durata dei processi ed il costo degli stessi. Ad oggi tali copie di schermate vengono prodotte nelle maniere più diverse: alcuni fanno una stampa dello screenshot dopo averlo inviato per mail o whatsapp, altri “fotocopiano” letteralmente il cellulare acceso per produrre la stampa di quanto rappresentato nel dispositivo. È evidente che la sentenza non deve essere letta nella direzione di consentire una produzione selvaggia e destrutturata di queste prove a giudizio ed è anche evidente che si tratti di una indicazione che verrà riconsiderata alla luce dell’evoluzione inevitabile della tecnologia.

Quale ruolo possono svolgere startup come TrueScreen nel processo di digitalizzazione della giustizia?

TrueScreen e gli altri protagonisti del mondo dell’innovazione possono essere determinanti. In primo luogo, possiamo contribuire a sensibilizzare e creare consapevolezza che la tecnologia evolve ad una velocità maggiore di quanto il mondo legale sia ad oggi in grado di recepire; imporsi di ricondurre ogni volta aspetti nuovi a schemi consolidati costituisce una garanzia propria dello stato di diritto ma sempre più rischia di impedire un adeguamento dell’impianto normativo alle esigenze specifiche e complesse che un mondo in costante evoluzione richiede. Le startup possono poi costituire una risorsa importante per il settore della giustizia in quanto sono realtà che nascono da presupposti e fini indipendenti dalle dinamiche classiche interne al dominio legale e consentono di ottenere una visione delle cose da un’angolatura differente. Il confronto serrato tra questi due mondi apparentemente incoerenti, se gestito in maniera efficace ed incentivato, non può che giovare all’intero sistema; è proprio nell’incontro tra materie, specializzazioni ed obiettivi diversi che molto spesso l’innovazione si manifesta nel pieno del suo potenziale.

In Italia la bestia nera sono le competenze, come certificato anche dall’ultimo indice Desi. A suo avviso a che punto è il comparto giustizia e quanto rischia di essere un freno all’innovazione la mancanza di competenze?

Questo è l’aspetto forse più preoccupante e rappresenta il vero ostacolo all’evoluzione non solo del comparto della giustizia ma dell’intero sistema Paese. E’ necessario creare consapevolezza e sensibilità su questi argomenti, formare professionisti capaci di astrarre concetti riconducendoli ad una visione più ampia e trasversale delle dinamiche sociali e tecnologiche che ci circondano, in modo da poterle gestire e governare al meglio. L’innovazione, in qualunque ambito, va compresa prima che cavalcata ed è necessario costruire un sistema che crei questa consapevolezza fin dai primi anni di studio, con percorsi educativi adeguati. Personalmente mi ritengo fortunato, avendo avuto la fortuna di studiare in un corso d’avanguardia nell’Università di Bologna, dove la Giurisprudenza si mescolava con coerenza ad una formazione tecnica propria dell’Ingegneria Informatica. Un’educazione ibrida è la strada maestra per creare i professionisti di cui necessitiamo per governare le complesse dinamiche che inevitabilmente ci definiranno come cittadini e specialisti del mondo legale o tecnologico.

Come funziona la vostra applicazione?

Il progetto TrueScreen si basa su due evidenze: la sempre più elevata facilità nel modificare contenuti digitali e la conseguente mancanza di fiducia ed attendibilità delle informazioni che ogni giorno recepiamo. Abbiamo quindi studiato, implementato e brevettato un algoritmo che attraverso un’applicazione mobile (per dispositivi iOS e Android) consente di acquisire con estremo valore probatorio foto, video, screenshot, registrazioni audio e posizione gps. La nostra missione è quindi dare la possibilità a chiunque (professionisti e non) di acquisire prove di eventi o fatti garantendo che non possano essere messi in discussione in merito alla loro veridicità ed impedendone la contraffazione; otteniamo questo obiettivo rendendo estremamente affidabile ed accessibile (in termini di requisiti tecnici necessari, facilità di utilizzo, costi del servizio ed ampia gamma di modalità di implementazione) l’utilizzo delle tecnologie più evolute ed integrando le best practices internazionali che danno valore ai contenuti acquisiti in qualsiasi geografia mondiale. Nello sviluppo di TrueScreen ci siamo circondati dai migliori professionisti specializzati nei diversi ambiti di questo settore, collaborando costantemente con Apple per ottenere il massimo della sicurezza ottenibile su un dispositivo mobile e confrontandoci costantemente con consulenti legali e forensi per garantire il massimo della compliance sui tanti temi coinvolti nel progetto (digital forensics, privacy e cyber security tra i principali). Gli ambiti di applicazione sono molti ed eterogenei potendo TrueScreen fornire servizi estremamente utili a studi legali, assicurazioni, investigatori, trasporti, utilities, industrie, gestori immobiliari ed altri verticali in cui vi sia necessità di acquisire media digitali che abbiano l’obiettivo di testimoniare un evento o un fatto a terzi.

Come ha risposto il mercato?

Ad oggi stiamo riscontrando un estremo interesse verso la soluzione che abbiamo da poco reso disponibile sul mercato, avviando molte collaborazioni con diverse realtà; particolarmente positiva, tra le altre, la collaborazione con “Compass Rent” del gruppo Mediobanca, con cui abbiamo sviluppato in ottica di open innovation un sistema per una gestione estremamente smart delle perizie assicurative con conseguente risparmio in termini di tempi e costi per l’azienda. Sul tema dell’open innovation e la possibilità per una startup di collaborare con grandi aziende stiamo rilevando una fortissima sensibilità da parte di molti manager che sono consapevoli di non poter gestire l’innovazione esclusivamente all’interno della propria organizzazione; da questo punto di vista, differentemente dagli scenari che tipicamente vengono descritti, sono estremamente positivo sul panorama dell’innovazione italiana.

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