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L'INDAGINE

Gli italiani hanno fiducia nell’innovazione, ma la metà teme l’avvento dei robot

Secondo lo studio condotto da Swg per State of the net, gli italiani hanno una percezione positiva del digitale. La svolta però non è apprezzata in tutti gli ambiti: per tre italiani su quattro ha danneggiato la politica. Autisti, artigiani, agricoltori sono percepite come categorie a rischio

15 Giu 2018

Giorgia Pacino

L’innovazione digitale piace agli italiani, purché stia alla larga dalla politica. Robot e algoritmi sono ben accetti quando aiutano ad alleggerire il carico di lavoro, ma attenzione a non farsi rubare il posto.

Secondo l’indagine condotta da Swg per State of the net, la due giorni dedicata alle conseguenze di Internet sulla vita delle persone, gli italiani che navigano online hanno una percezione positiva dell’innovazione. Guardano alle moderne tecnologie con fiducia (46%), sorpresa (37%), persino speranza (36%). Tre persone su quattro si dicono pronte ad affrontare la svolta digitale.

Non tutti, però, la pensano così. Tra i cittadini con un background digitale ridotto, difficoltà economiche e poca familiarità con la tecnologia, prevalgono paura e indifferenza. La fiducia nell’innovazione scende di ben 14 punti, dal 46% al 32%. Il valore aggiunto del mondo 4.0 non è poi apprezzato in tutti gli ambiti. Il contributo è considerato positivo nella medicina (80%), nella mobilità (77%), nelle attività economiche (64%), ma non nel campo del cibo: il 54% del campione teme le biotecnologie.

Primato negativo per la politica. A sentire un terzo degli italiani, sarebbe stata danneggiata dall’innovazione digitale. Per quattro persone su dieci, social network e comunicazione online l’hanno condizionata in modo significativo, nel bene o nel male. L’opinione pubblica è invece spaccata sul modo di intendere l’innovazione nel campo lavorativo: mentre il 42% degli italiani – soprattutto fra quelli con alto reddito e livelli di educazione elevati – ritiene che robot e algoritmi non rubino posti di lavoro, il 47% teme proprio il verificarsi di questo scenario. Sono considerate le categorie più a rischio quelle di autisti e addetti alle macchine (46%), artigiani e agricoltori (32%), impiegati d’ufficio in mansioni di routine (26%) e tecnici (15%).

Nel dibattito tra dataist, che affiderebbero la loro vita agli algoritmi, e humanist, che rifiutano la sostituzione dell’intelligenza artificiale all’uomo, gli italiani si collocano a metà strada. Tre italiani su quattro sono favorevoli a soluzioni sinergiche a lungo termine tra uomo e macchina. Sono percepite come attività ancora prettamente “umane” la cura dei bambini, il divertimento, la cucina. Gli algoritmi possono cominciare a giocare un ruolo nella gestione delle risorse umane (30%) e nella ricerca dell’anima gemella (27%). La collaborazione è incoraggiata quando si tratta di arbitrare una partita di calcio, fare una diagnosi, condurre indagini di polizia o predisporre strategie militari.

“I numeri di Swg dicono che la maggioranza degli italiani considera positivi gli effetti di Internet sulla società”, conferma Beniamino Pagliaro, organizzatore di State of the net. “È però fondamentale continuare a lavorare per portare sempre più cultura digitale tra i cittadini, per far nascere nuove imprese e migliorare quelle esistenti, avere consapevolezza del cambiamento e dunque togliere alibi allo sviluppo del Paese”.

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