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TRADE WAR

“Furto tecnologico”: gli Usa rincarano su Huawei. Ma l’azienda non ci sta

Secondo il Dipartimento di Giustizia la società e le sue sussidiarie avrebbero rubato segreti commerciali a sei tech company statunitensi. Nel mirino anche il presunto coinvolgimento in progetti di Paesi sottoposti a sanzioni come Iran e Corea del Nord. Immediata la replica: “Tentativo di danneggiare irrimediabilmente la nostra reputazione”

14 Feb 2020

Federica Meta

Giornalista

Nuova tegola Usa su Huawei. Il Dipartimento di Giustizia ha presentato 16 nuovi capi d’accusa: stando al procuratore federale di Brooklyn, Richard Donoghue, Huawei e quattro sue sussidiarie avrebbero  rubato proprietà intellettuale a sei società tech americane.  Si tratta delle prime nuove accuse contro Huawei dopo che il colosso cinese è stato citato in tribunale per aver violato le sanzioni imposte dagli Usa sull’Iran.

“I metodi della presunta appropriazione indebita – si legge sul sito del Dipartimento – prevedevano la stipula di accordi di riservatezza con i detentori della proprietà intellettuale e la successiva violazione dei termini degli stessi”.

Huawei inoltre avrebbe lanciato “un programma di bonus per premiare i dipendenti che ottenevano informazioni riservate dalle aziende concorrenti concorrenza”, con l’obiettivo di ottenere un vantaggio competitivo “sleale”, rudicendo al contempo gli investimenti in R&S.

Tra le nuove accuse anche il coinvolgimento del colosso cinese e delle sue controllate “in iniziative commerciali e tecnologici in Paesi soggetti a sanzioni statunitensi ed europee come Iran e Corea del Nord”.

La risposta di Huawei

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Pronta la risposta di Huawei. “Questo nuovo atto d’accusa – si legge in una nota – è parte del tentativo del Dipartimento di Giustizia di danneggiare irrevocabilmente la reputazione di Huawei e la sua attività per motivi legati alla concorrenza, piuttosto che all’applicazione della legge stessa”. Per Huawei si tratta di “accuse sono prive di fondamento e si basano in gran parte su vecchie dispute civilistiche ripescate dagli ultimi 20 anni che sono state precedentemente risolte, contestate e in alcuni casi, respinte da giudici e giurie federali”. “Il governo non riuscirà a fare prevalere le proprie accuse, che Huawei dimostrerà essere sia infondate che ingiuste£, conclude la nota.

La proroga della licenza temporanea

Intanto il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha annunciato che estenderà una licenza temporanea allentando le restrizioni sugli accordi commerciali con il gigante tecnologico cinese Huawei per altri 45 giorni. Questa è la quarta volta che il governo degli Stati Uniti permette all’azienda di ottenere una proroga per avere alcune transazioni con Huawei da quando il gigante tecnologico cinese è stato messo sulla lista delle entità per le cosiddette “preoccupazioni per la sicurezza nazionale”, nel maggio del 2019. Le tre proroghe precedenti sono di 90 giorni.

L’estensione autorizza “un impegno specifico e limitato nelle transazioni” che riguardano l’esportazione, la riesportazione e il trasferimento di prodotti soggetti ai regolamenti di amministrazione delle esportazioni (Export Administration Regulations – Ear) a Huawei e alle sue affiliate non statunitensi presenti nell’Entity List fino al 1° aprile. La dichiarazione del Dipartimento del Commercio ha inoltre affermato che l’estensione è una misura per prevenire l’interruzione dei sistemi di comunicazione di rete esistenti nelle regioni rurali del paese, consentendo ai fornitori di telecomunicazioni statunitensi di continuare a gestire temporaneamente e in modo sicuro le reti esistenti.

Dopo la decisione di controllo delle esportazioni degli Stati Uniti dello scorso maggio, Huawei ha risposto che la mossa non era nell’interesse di nessuno e che avrebbe causato un significativo danno economico alle aziende americane con cui Huawei fa affari. In una dichiarazione dello scorso agosto, quando Huaweiha ottenuto un rinvio per la seconda volta, la società ha affermato che l’estensione non ha cambiato il fatto che è stata trattata ingiustamente, invitando il governo americano a porre fine a questo trattamento ingiusto e a rimuovere Huawei dall’Entity List.

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