IL CASO

Global minimum tax, l’Ungheria mette il veto. L’accordo Ue rischia di saltare

Secondo Budapest un onere fiscale nel contesto della guerra potrebbe essere dannoso per la competitività europea. Ma gli eurodeputati chiedono alla Commissione e al Consiglio di non approvare il Pnrr del Paese finché non sarà ritirato il parere contrario

06 Lug 2022

Federica Meta

Giornalista

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Stop al veto sulla Global minimux tax. È la richiesta che arriva dagli eurodeputati al governo ungherese che appunto ha dato parere contrario al sistema di tassazione delle multinazionali – Big tech comprese – elaborato dall’Ocse e approvato dal G20 con un accordo al vertice di Roma di ottobre 2021. Secondo Budapest un onere fiscale nel contesto della guerra potrebbe essere “fatale” per le aziende manifatturiere e andrebbe a danno della competitività Ue.

La convinzione dell’Ungheria non convince però Strasburgo. In una risoluzione approvata a conclusione del dibattito svoltosi durante la sessione plenaria di giugno, i deputati hanno sottolineato che le richieste notificate dall’Ungheria per revocare il blocco dell’accordo internazionale su un livello minimo globale di imposte per le multinazionali “sono già state ampiamente prese in considerazione nell’accordo internazionale” ed esortano l’Ungheria “a porre immediatamente fine al blocco”.

L’adozione di norme fiscali, secondo il diritto comunitario, prevede infatti il voto all’unanimità degli Stati. Il veto ungherese rischia dunque di far saltare l’accordo sulla tassazione. Il testo, non legislativo, è stato approvato con 450 voti favorevoli, 132 contrari e 55 astensioni.

Cosa prevede la risoluzione

I deputati sollecitano la Commissione e il Consiglio “a non entrare in contrattazioni politiche” e ad “astenersi dall’approvare il piano nazionale ungherese per la ripresa e la resilienza fintanto che l’Ungheria non avrà pienamente rispettato tutti i criteri stabiliti nel regolamento”. Qualora il veto dell’Ungheria persistesse, dovrebbero essere esplorate opzioni alternative, compresa l’attuazione della “cooperazione rafforzata”, per consentire all’Ue di onorare gli impegni assunti.

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Inoltre, le norme fiscali Ue e internazionali sono definite obsolete per affrontare l’economia moderna, poiché consentono una significativa evasione ed elusione fiscali, portano le Pmi “in una posizione di notevole svantaggio competitivo” rispetto alle multinazionali e minano il mercato unico dell’Ue.

I deputati ricordano infine ai Paesi Ue che il processo decisionale all’unanimità nell’Ue richiede “un livello molto elevato di responsabilità”, in linea con il principio di leale cooperazione, come stabilito nel Trattato sull’Unione europea (Tue). A lungo termine, gli Stati membri dovrebbero considerare il valore aggiunto della transizione al voto a maggioranza qualificata e la Commissione dovrebbe rilanciare la discussione sull’introduzione graduale di tale voto relativamente alle questioni fiscali.

Global minimum tax, cos’è e come funziona

Il sistema di tassazione prevede che le aziende, con entrate per oltre 20 miliardi di euro, possano essere tassate anche nei Paesi in cui avvengono effettivamente i consumi (e non in quelli in cui hanno la sede legale, come è accaduto fino ad ora). La tassa, inoltre, prevede che i Paesi che ospitano il quartier generale di queste aziende possano imporre una tassa minima di almeno il 15%. Nel caso in cui dovesse essere attuata la tassa globale, i Paesi europei offriranno alle aziende un credito fiscale per rimborsare tutte le somme versate in eccesso rispetto, appunto, all’imposta globale. L’entrata in vigore è prevista nel 2023.

L’accordo poggia su due pilastri: il primo prevede che le aziende con entrate per oltre 20 miliardi di euro possano essere tassate anche nei Paesi dove avvengono i consumi. Il secondo prevede che i Paesi che ospitano il quartier generale delle multinazionali possano imporre una tassa minima di almeno il 15% in ciascuna delle nazioni in cui operano.

Con la nuova minimum tax sparirà la digital service tax europea che aveva provocato le critiche degli Stati Uniti perché andava a colpire specialmente le grandi aziende tecnologiche basate oltre Oceano. Nel caso di attuazione della tassa globale nei prossimi due anni, i paesi europei offriranno alle aziende un credito fiscale per rimborsare le somme versate in eccesso rispetto all’imposta globale.

Dopo l’approvazione da parte dei capi di Stato e di governo, l’accordo sulla minimum tax deve essere trasformato in legge nei vari Paesi, con l’obiettivo di implementarla nel 2023. Uno scoglio ancora da superare, sottolineano esperti e analisti, è comunque la creazione di un meccanismo credibile di risoluzione delle dispute a livello internazionale.

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