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IL CASO

Golden power, non solo Sparkle. Nel mirino c’è anche Telsy

Il comitato di Palazzo Chigi ha ampliato l’esercizio dell’eventuale intervento di Stato anche all’azienda che fornisce strumentazioni e software avanzatissimi per le comunicazioni criptate. Ma non sarà facile venirne a capo

28 Ago 2017

Mila Fiordalisi

Non solo Sparkle. Fra le aziende della “galassia” Telecom individuate dal governo per mettere al riparo le infrastrutture Ict considerate strategiche per la sicurezza nazionale ci sarebbe anche Telsy. L’azienda nata nel 1975 per fornire ricetrasmittenti a prova di intercettazioni a Polizia e Finanza, passata nelle mani della telco italiana nel 1990, conta ad oggi clienti “top” fra cui l’Esercito, nonché Palazzo Chigi, a cui fornisce strumentazioni sofisticate e software avanzatissimi per le comunicazioni criptate.

Il comitato di Palazzo Chigi incaricato di verificare l’esercizio del golden power, a seguito della nuova governance di Telecom e al presunto controllo dell’azienda da parte dell’azionista di maggioranza Vivendi, avrebbe dunque deciso di allargare il perimetro dell’eventuale intervento di Stato– è quanto riferisce il quotidiano Repubblica – anche a Telsy. Nel caso si riuscisse a dimostrare che Sparkle e Telsy siano in “pericolo” – sarebbe l’unica possibilità per esercitare il golden power – quale sarebbe la soluzione? Il caso non è affatto semplice e la questione rischia di impantanarsi fra le maglie dei ricorsi o di finire dritta dritta nel “frullatore” politico a ridosso delle imminenti campagne elettorali trasformando il “caso Telecom” in uno strumento per acquisire consensi da questa parte o quest’altra della popolazione votante.

La nazionalizzazione delle due aziende non è contemplata, né possibile. Vivendi dovrebbe dunque mettere le due aziende in vendita. L’eventuale discesa in campo di Cassa depositi e prestiti o di soggetti come F2i, il fondo uscito di scena dalla partita Metroweb, non è così scontata né tantomeno il governo può esercitare “pressioni” affinché le due aziende finiscano nelle mani di questo o quel soggetto.

Riguardo a Sparkle, l’azienda – fra i primi dieci fornitori al mondo di servizi internet – conta oltre 560mila cavi (anche sottomarini) attraverso cui transitano i dati di numerosi Paesi, fra cui Israele (l’80% del traffico). “Su Sparkle l’interesse nazionale mi pare sia evidente, sulla rete Telecom sarei più cauto perché stiamo parlando di una rete di una vita fa, una rete obsoleta”, ha dichirato all’Adnkronos il presidente della commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia. “Mi sarei aspettato l’attivazione della procedura (golden power, ndr) quando Vivendi ha dato la scalata a Mediaset: in quel momento bisognava chiamare il time out, chiedendosi perchè agiva cosiì l’azienda di controllo di Telecom Italia, di due società di giochi tra le più importanti al mondo, di Canal plus e non solo. Stiamo parlando del novembre-dicembre 2016”. Da parte sua Vito Gamberale, anch’egli interpellato dall’agenzia di stampa, ha sottolineato che riportare Telecom Italia Sparkle nell’orbita pubblica “è giusto e necessario per la sicurezza non solo nazionale come snodo di telecomunicazioni ma di tutto il mondo occidentale”.

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