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Google apre agli editori italiani: “Siamo pronti a trattare”

Carlo D’Asaro Biondo presidente delle relazioni strategiche per l’Europa: “Non rubiamo i contenuti a nessuno, e siamo d’accordo con la condivisione dei ricavi pubblicitari. Ma ci si basi su dati concreti”

27 Mag 2015

A.S.

Google non ruba i contenuti a nessuno. Siamo stati e siamo sempre disposti a trattare con gli editori, in Italia come negli altri Paesi, ma bisogna basarsi su dati concreti e serve sincerità da entrambe le parti”. Lo afferma in un’intervista alla Stampa Carlo D’Asaro Biondo, presidente delle relazioni strategiche di Google per l’Europa, rispondendo a qualche giorno di distanza al presidente della Fieg Maurizio Costa, che chiedeva a Google di sedersi allo stesso tavolo con gli editori per trovare insieme una soluzione per l’uso dei prodotti editoriali di terzi che BigG immette sul proprio sistema.

“Noi facciamo una cosa molto diversa da utilizzare i contenuti altrui. Noi indicizziamo quei prodotti, nel senso che permettiamo all’utente che fa richieste su un dato argomento di accedere alle fonti che di quell’argomento trattano. Ma è sempre l’editore che sceglie e come i suoi prodotti debbano essere indicizzati – spiega D’Asaro Biondo – se chi naviga può disporre di un intero articolo o solo di una parte, se la lettura sul sito dello stesso editore è gratuita o a pagamento… insomma la nostra è solo una forma di promozione. E ovviamente siamo sempre disponibili a lavorare con gli editori per sviluppare nuovi prodotti che possano massimizzare i loro introiti: sia che si tratti di accessi a pagamento, sia di inserzioni pubblicitarie”.

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“Siamo d’accordo sulla condivisione dei ricavi pubblicitari. Abbiamo sviluppato tecnologie per condividerli su YouTube o attraverso le nostre piattaforme – aggiunge – E siamo comunque disponibili a discutere con gli editori le condizioni per l’utilizzo delle nostre piattaforme”. Quanto al diritto d’autore, D’Asaro Biondo è netto: “Noi non facciamo nulla senza rispettare il diritto d’autore. Ma considerare l’indicizzazione uguale alla diffusione del contenuto significa essere in errore o in malafede”.

Sempre a proposito di Google, si allarga intanto all’Irlanda l’inchiesta condotta dalla magistratura milanese sulla presunta evasione fiscale di BigG in Italia: secondo gli inquirenti il colosso di Mountain View avrebbe dovuto versare al fisco italiano 800 milioni di euro tra il 2008 3 il 2013, e avrebbe evitato di farlo presentando dichiarazioni dei redditi irregolari.