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IL LANCIO

Google Home sbarca in Italia, bruciati sul tempo Echo e HomePod

Il “maggiordomo virtuale” sarà nei negozi dal 27 marzo, prima di quelli firmati Amazon ed Apple. Costerà 149 euro nella versione standard e 59 euro nella versione mini. Nuova sfida per il mercato italiano della smart home e dei servizi digitali

22 Mar 2018

Antonello Salerno

Anche in Italia arriva il momento degli assistenti virtuali “da salotto”, gli altoparlanti che si possono “interrogare” a voce per avere informazioni sul meteo, sul traffico o le ultime notizie, a cui si può chiedere di riprodurre un brano musicale o di aiutarci in operazioni di calcolo, di traduzione in lingue straniere o, in prospettiva, di comandare la smart home, accendendo e spegnendo luci, riscaldamenti ed elettrodomestici. Il primo speaker di questo genere a sbarcare nel nostro Paese, il 27 marzo, sarà Google Home, che integra Google Assistant: Mountain View brucia così sul tempo Amazon ed Apple, con i loro Echo (che integra Alexa) e HomePod, che conta su Siri. Il prezzo delle due versioni è di 149 euro per la standard e 59 euro per la “mini”.

Google Home era già disponibile su altri mercati europei (Francia e Germania), oltre che nel Regno Unito e in Usa. Tra le altre possibilità dell’assistente domestico ci sono la funzione sveglia, la possibilità di gestire la programmazione in Tv di Netflix e Youtube o la musica di Spotify, di settare i timer per la cucina o di programmare i promemoria per la lista della spesa.

“Potrete farvi aiutare nelle innumerevoli attività della vostra giornata – si legge in un post sul blog di Google Italia – e potrete trascorrere più tempo a casa in pieno relax”. Tra le caratteristiche dell’assistente virtuale c’è quella di aggiornarsi continuamente con nuove funzionalità, migliorando progressivamente le proprie prestazioni.

Il lancio del prodotto è accompagnato in Italia da una ricerca realizzata dall’agenzia di search marketing Find in collaborazione con Duepuntozero Doxa, secondo cui tre italiani su quattro tra gli utenti Internet sarebbero propensi ad acquistare uno “smart speaker”. Di questi quasi il 60% lo farebbe per controllare con la voce i sistemi di domotica compatibili, come gli impianti di riscaldamento e condizionamento, la tv, gli elettrodomestici della cucina. Il 49% lo farebbe per ascoltare musica o notizie alla radio, e il 42% per effettuare ricerche.

A oggi in Italia la maggior parte delle ricerche vocali vengono effettuate da smartphone (46%), e meno da tablet (36%). “Di base gli assistenti digitali che rendono intelligenti questi altoparlanti sanno svolgere autonomamente poche funzioni: fornire le previsioni del tempo, l’orario, convertire pesi e misure, cercare informazioni online, trovare ristoranti e cose simili – sottolinea Marco Loguercio, fondatore di Find – La loro portata, come già successo con le app per gli smartphone, si amplia quanto più i produttori riescono a creare attorno a questi prodotti un ecosistema che coinvolga le aziende, le istituzioni, il sistema educativo. In Italia questo ecosistema per gli smart speaker sta nascendo soltanto adesso e sarà fondamentale che le aziende vi prendano parte cercando di capire come poter portare valore a chi ne fruisce”.

“Negli Stati Uniti, ad esempio, dove gli smart speaker sono presenti da diversi anni – continua – grazie ai programmi elaborati dalle catene di ristorazione è possibile ordinare e pagare con la voce una pizza o il sushi senza bisogno di toccare lo smartphone. Allo stesso modo si possono fare piccoli acquisti su Amazon o Walmart, prenotare un taxi o un ristorante, consultare il conto corrente o controllare la scadenza di una polizza. Un ecosistema di valore così elevato che il 65% degli statunitensi che possiede uno smart speaker non tornerebbe indietro a una vita senza questi dispositivi”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Antonello Salerno

Professionista dal 2000, dopo la laurea in Filologia italiana e il biennio 1998-2000 all'Ifg di Urbino. Ho iniziato a Italia Radio (gruppo Espresso-La Repubblica). Poi a ilNuovo.it, tra i primi quotidiani online nati in Italia, e a seguire da caposervizio in un'agenzia di stampa romana. Dopo 10 anni da ufficio stampa istituzionale sono tornato a scrivere, su CorCom, nel 2013. Mi muovo su tutti i campi dell'economia digitale, con un occhio di riguardo per cybersecurity, copyright-pirateria online e industria 4.0.

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