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L'INDAGINE

Google nel mirino di 50 procure Usa: “Sospetto abuso posizione dominante”

Via all’inchiesta per verificare se BigG abbia violato le norme sulla libera concorrenza e non rispettato privacy dei consumatori. L’annuncio del procuratore generale del Texas, Ken Paxton

10 Set 2019

Antonio Dini

Se fino a ieri erano solo trenta piccoli indiani, adesso sono diventati cinquanta piccoli indiani. Praticamente l’unanimità, visto che, oltre al distretto federale di Columbia (l’amministrazione territoriale della capitale Washington), ci sono quasi tutti gli Stati americani (48 su 50) e anche uno dei cinque territori che si auto-governano (Portorico, gli altri sono le Isole Vergini americane, Guam, Samoa americana e le Isole Marianne settentrionali).

Praticamente tutte le procure degli Usa, insomma, con la rilevante eccezione della California e poi dell’Alabama, hanno deciso di andare contro Google e aprire una indagine conoscitiva per capire se la casa di Mountain View ha violato le norme antitrust e abusato della privacy dei cittadini statunitensi.
A capo dell’iniziativa allargata c’è Ken Paxton, procuratore generale del Texas. Secondo Paxton, che ha presentato l’azione legale collettiva, in ballo ci sono il predominio di Google nel mercato della pubblicità e l’uso dei dati dei consumatori.

«Quando – ha detto il procuratore generale della Florida, Ashley Moody, repubblicano – non c’è più un mercato libero o la vera concorrenza, i prezzi aumentano anche se le cose vengono commercializzate come gratuite, e si danneggiano i consumatori. Quel che otteniamo è davvero gratuito se stiamo cedendo le nostre informazioni sulla privacy? È davvero gratuito se i prezzi degli annunci online aumentano in base al controllo di una sola azienda?».

L’indagine si svolge proprio quando Facebook affronta la propria azione legale antitrust guidata dal procuratore generale di New York Letitia James assieme con procuratori generali di sette stati più il distretto di Columbia. Alla conferenza stampa che ha annunciato la notizia, il procuratore generale D.C. Racine, democratico, ha affermato che «resta da vedere se le indagini conoscitive vedranno un’espansione coordinata».

Il repubblicano Doug Peterson, procuratore generale del Nebraska, ha detto che non vede l’ora di lavorare con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e con le autorità internazionali: «È davvero significativo – ha detto Peterson – il fatto che ci siano il Regno Unito, la Francia, l’Australia, la Commissione europea che si occupano di questa cosa. Tutto questo indica che si tratta di un problema davvero rilevante».
Sinora crescenti preoccupazioni nei confronti dei comportamenti dei big del tech erano state portate avanti solo da alcuni rappresentanti dei governi statali americani: Mississippi e Louisiana avevano protestato lo scorso marzo per il modo con il quale Google gestisce le informazioni personali degli utenti e gli algoritmi che vengono utilizzati. Successivamente anche lo stato del Texas aveva sollevato preoccupazioni simili, sostenendo anche che Google avrebbe violato le leggi statali di protezione dei consumatori.

Durante l’estate numerosi procuratori generali statali avrebbero incontrato i responsabili del Dipartimento di giustizia americano, che nel frattempo ha annunciato la sua indagine conoscitiva ad ampio spettro nei confronti dei big del tech. I procuratori avrebbero presentato le loro preoccupazioni riguardo il superamento e la violazione delle normative antitrust soprattutto da parte di Google.

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