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Google, svolta sulle tasse: i profitti spostati alle Bermuda tornano negli Usa

Alphabet abbandona il “Double Irish, Dutch sandwich”: nei documenti fiscali presentati a fine 2019 la holding ha stabilito di non utilizzare più il sistema che le aveva permesso di pagare meno tributi

03 Gen 2020

Antonio Dini

Niente più sistemi controversi per pagare meno tasse. Alphabet, la casa madre di Google, ha inserito nell’ultima dichiarazione fiscale presentata alla fine dell’anno un nuovo modello che non utilizza il sistema definito “Double Irish, Dutch sandwich“. L’azienda ha così confermato l’eliminazione del sistema di licenze che le ha permesso di pagare meno tasse per allinearsi ai cambiamenti della normativa fiscale americana del 2017.

Reuters ha pubblicato una indiscrezione anche sulle dichiarazioni presentate, che mostrano che nel 2018 Google ha mosso 21,8 miliardi di euro dalla sua holding olandese a Bermuda, in crescita rispetto ai 19,9 miliardi del 2017. Google ha detto che smetterà di fare questo tipo di operazioni dopo il 2019.

Google, come molte altre aziende multinazionali, utilizza una serie di strategie per minimizzare il pagamento delle proprie tasse grazie a una rete di società estere. “Adesso stiamo semplificando la nostra struttura aziendale – ha detto un portavoce dell’azienda – e licenzieremo le nostre proprietà intellettuali dagli Usa e non più da Bermuda. Includendo tutte le tasse annuali degli ultimi dieci anni, la nostra aliquota fiscale globale complessiva è stata di oltre il 23%, con più dell’80% delle nostre tasse pagate negli Usa”.

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Per più di un decennio le normative fiscali olandesi, irlandesi e statunitensi, sostiene Reuters, hanno consentito a Google di godere di una percentuale di prelievi fiscale inferiore al 10% per i profitti realizzati al di fuori degli Usa, circa un quarto dell’aliquota fiscale media nei suoi mercati esteri.

L’Irlanda ha deciso, su insistenze dell’Unione europea e degli Usa, di far decadere i vantaggi fiscali per Google nel 2020. Tuttavia, il Tax Cuts and Jobs Act voluto da Donald Trump negli Usa. che è entrato in vigore a gennaio del 2018 ha sostanzialmente tolto qualsiasi motivi per le aziende multinazionali americane di accumulare denaro in depositi esteri. Adesso i profitti che sono stati fatti e tassati fuori dagli Usa non sono più soggetti alla tassazione americana quando rientrano negli Usa.

Nei documenti fiscali per il 2018 visti da Reuter, la “Google Ireland Holdings Unlimited Co.”, con sede alle Bermuda, ha dichiarato in futuro che non avrebbe più continuato a concedere in licenza la proprietà intellettuale o detenere titoli di debito, ma avrebbe continuato le operazioni di investimento azionario.

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