IL PROCEDIMENTO

Google, via al maxi processo negli Usa: si va verso lo spezzatino?

Sono 35 gli Stati che accusano il colosso del search di abuso di posizione dominante. Dopo 3 anni di istruttoria, 5 milioni di pagine in documenti e 150 testimoni convocati parte l’arringa. Almeno 10 settimane per il verdetto. Il dossier affidato a Amit Mehta, nominato giudice federale da Obama nel 2014. Un unico precedente nella storia: il caso Microsoft nel 1998

Pubblicato il 12 Set 2023

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Prende il via oggi il processo che vedrà confrontarsi in un’aula di tribunale il governo americano e il colosso dei motori di ricerca, Google. Per l’amministrazione Biden infatti il gigante della Silicon Valley viola sistematicamente le norme federali sui monopoli. Ma sull’azienda pesano accuse formulate anche da 35 Stati.

Le analogie con il precedente di Microsoft

Nelle prossime dieci settimane, dunque, gli avvocati federali e i procuratori generali degli Stati cercheranno di dimostrare che l’azienda ha alterato le regole di mercato a proprio favore, imponendo il suo motore di ricerca come scelta predefinita in una pletora di ambienti digitali e dispositivi. Il giudice distrettuale statunitense Amit Mehta, nominato da Obama nel 2014, probabilmente non emetterà una sentenza prima dell’inizio del prossimo anno. Se deciderà che Google ha infranto la legge, un altro processo deciderà quali misure dovranno essere prese per porre un freno all’azienda di Mountain View.

Il caso ricorda in qualche maniera quello presentato contro Microsoft nel 1998. All’epoca, le autorità di regolamentazione accusarono Microsoft di aver costretto i produttori di computer che si affidavano al suo sistema operativo dominante Windows a dotarsi anche di Internet Explorer, proprio quando Internet stava iniziando a diffondersi. Questa pratica di bundling ha schiacciato la concorrenza del browser Netscape, un tempo popolare. Non è dunque una coincidenza che diversi membri del team del Dipartimento di Giustizia nel caso di Google, tra cui il principale avvocato del Dipartimento di Giustizia Kenneth Dintzer, abbiano lavorato anche all’indagine su Microsoft.

I Vip chiamati a testimoniare e le accuse da dimostrare

Al procedimento sono attesi come testimoni i massimi dirigenti di Google e della sua società madre Alphabet, oltre a quelli di altre potenti aziende tecnologiche. Molto probabilmente ci sarà lo stesso ceo di Alphabet Sundar Pichai, che è succeduto al cofondatore di Google Larry Page quattro anni fa. I documenti del tribunale riportati dalla stampa statunitense suggeriscono anche che Eddy Cue, un alto dirigente di Apple, potrebbe essere chiamato a testimoniare in aula.

Il processo, il primo dell’era Biden, prende le mosse da un’iniziativa dell’esecutivo guidato da Donald Trump, che nel 2019 spinse per l’avvio di un’indagine antitrust contro Google ed Apple, poi diventata, nell’ottobre 2020, una denuncia formale. Il Dipartimento di Giustizia ha intentato quindi la causa antitrust contro Google quasi tre anni fa, accusando il gruppo di aver usato il suo dominio nella ricerca su Internet per ottenere un vantaggio sleale nei confronti dei concorrenti. Si parla di quasi tre anni di istruttoria durante i quali le parti hanno prodotto 5 milioni di pagine di documenti e messo in campo circa 150 testimoni.

Gli avvocati del governo sostengono che Google protegge la sua posizione pagando miliardi di dollari all’anno per essere il motore di ricerca predefinito sull’iPhone e su browser web come Safari di Apple e Firefox di Mozilla.

Le autorità di regolamentazione accusano inoltre Google di aver manipolato illegalmente il mercato a suo favore, richiedendo che il suo motore di ricerca venga fornito in bundle con il sistema operativo Android per smartphone, se i produttori di dispositivi vogliono avere pieno accesso al marketplace di applicazioni Google.

L’azienda ribatte che si trova ad affrontare uno spettro quanto mai ampio di concorrenti, nonostante detenga circa il 90% del mercato della ricerca su Internet. I suoi rivali, sostiene Google, vanno dai motori di ricerca come Bing di Microsoft a siti web come Amazon e Yelp.

Dal punto di vista di Google, i continui miglioramenti apportati al suo motore di ricerca sono la vera ragione per cui le persone continuano a utilizzarlo quasi di riflesso, un’abitudine che da tempo ha reso l’espressione “googling” sinonimo di ricerca su Internet.

Le possibili conseguenze per Mountain View

Ma quali possono essere gli esiti del processo se Google dovesse perdere la causa? Una possibilità è che l’azienda sia costretta a smettere di pagare Apple e altre società per rendere Google il motore di ricerca predefinito su smartphone e computer. Al vaglio c’è anche l’ipotesi di uno spezzatino, per indebolire la morsa commerciale del colosso sui vari segmenti del mercato che presidia. Ma ci sono pure commentatori che suggeriscono che, a prescindere da come finirà, la battaglia legale potrebbe banalmente far perdere a Google la concentrazione. È d’altra parte quello che successe a Microsoft dopo la resa dei conti con il Dipartimento di Giustizia. Dovendo occuparsi di più urgenti questioni, il gigante del software faticò ad adattarsi all’impatto della ricerca su Internet e degli smartphone, e Google riuscì a sfruttare questa distrazione per passare trasformarsi da startup a potenza economica globale.

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