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IL CASO

Google vs Spagna: “Via la web tax o chiudiamo le news”

Il governo Rajoy pronto a varare una tassa che prevede una compensazione economica per gli editori da parte degli aggregatori di notizie. E il colosso minaccia di bloccare il servizio. Sulle barricate anche l’opposizione del Psoe: “Così si limita la libertà di espressione”

17 Ott 2014

Federica Meta

Google minaccia il governo spagnolo: se la nuova legge sulla proprietà intellettuale, nella quale si prevede una sorta di web tax andrà in porto, il colosso statunitense di Internet potrebbe smantellare l’edizione spagnola del servizio Google News.

E si tratterebbe del primo caso al mondo. Possibilità sempre più attuale dopo che, ieri pomeriggio, la nuova legge sulla proprietà intellettuale ha avuto il via libera dal Senato ed è passata alla Camera per il voto definitivo. La norma prevede una compensazione economica per gli editori di quotidiani e siti web da parte delle imprese che gestiscono “aggregatori di notizie” – da qui il nome di “tasa Google” – essendo il gigante americano di gran lunga il primo nel settore) i quali linkano contenuti prodotti da terzi.

Una misura che va nella direzione di quanto richiesto a gran voce dai maggiori gruppi editoriali ma che, in Spagna, non convince affatto i partiti dell’opposizione di sinistra, timorosi che possa tradursi in una limitazione della libertà d’espressione, e diverse associazioni di internauti.

Su Change. org, 80milapersone hanno firmato una petizione per chiedere il ritiro di una legge che considerano “un regalo per i grandi quotidiani” promosso dal governo. I firmatari avvertono che la misura non pregiudicherà solo il motore di ricerca, ma renderà anche impraticabili i progetti di centinaia di piccoli imprenditori, colpendo la natura stessa della Rete.

E secondo la Coalición pro Internet, che ha affidato la realizzazione di uno studio a Analistas Financieros Internacionales, l’approvazione della Google tax avrebbe un impatto negativo di 1 miliardo e 133 milioni di euro l’ anno per i 17 milioni di internauti spagnoli che consultano i mezzi di comunicazione online.

La disputa è insieme economica e ideologica. Mentre la Aede (Associazione editori di giornali ) considera che Google stia lucrando con i suoi contenuti, gli aggregatori di notizie ritengono non solo di favorire quotidiani e siti web generando traffico sulle loro pagine, ma sono anche convinti di contribuire alla libertà di informazione. L’eventualità che Mountain View possa decidere di chiudere Google News Espana è stata anticipata due giorni fa sulle pagine di El Mundo, forse non a caso proprio uno dei quotidiani che in questo momento affrontano una difficilissima situazione finanziaria e che potrebbero vedere come una boccata d’ossigeno l’imposizione della nuova tassa.

Sia il presidente di Google Eric Schmidt come altri manager di primo piano della società sono stati nelle ultime settimane a Madrid e hanno avuto colloqui con alcuni alti responsabili del governo, compresa la segretaria di Stato per la Comunicazione, Carmen Martínez Castro, per sondare il terreno in vista della probabile approvazione della legge. Ma il risultato degli incontri non è stato per niente positivo, tanto che dalla sede del colosso Usa si conferma che lo smantellamento dell’aggregatore di notizie è “uno degli scenari possibili”. II Partito Popolare di Rajoy, del resto, è intenzionato a tirare dritto: la tassa Google “è necessaria e coerente”, hanno confermato ieri, subito dopo il “sì” del Senato.

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