Governo Draghi, Panetta: "Al Paese serve un ministero dell'Innovazione con portafoglio" - CorCom

L'INTERVISTA

Governo Draghi, Panetta: “Al Paese serve un ministero dell’Innovazione con portafoglio”

L’auspicio dell’avvocato esperto in diritto delle nuove tecnologie secondo il quale è necessario un dicastero in cui confluiscano tutte le politiche afferenti il digitale, le telecomunicazioni e il mondo Internet. Necessaria anche una forte attenzione al tema della privacy rafforzando la collaborazione con il Garante

04 Feb 2021

Mi Fio

Mi auguro che nel prossimo governo ci sia un ministero autonomo e forte per l’innovazione, dotato di portafoglio, che tenga conto delle esigenze del digitale, delle telecomunicazioni e del mondo di Internet, ma non solo, anche di tutte quelle politiche che passano indirettamente attraverso la rivoluzione tecnologica – penso allo sviluppo delle auto elettriche, alla riconversione energetica e quindi a tutte le politiche green – che potrebbero beneficare in maniera diretta e sostanziale dell’azione di governo”. È questa una delle linee di azione indicate al futuro Governo, in un’intervista con CorCom, dall’avvocato Rocco Panetta, tra i massimi esperti a livello nazionale e internazionale di diritto delle nuove tecnologie e avvocato della data economy

Avvocato Panetta, siamo all’alba di un nuovo governo che sarà chiamato ad affrontare diverse sfide cruciali. Nell’agenda di questo esecutivo, quale dovrebbe essere secondo lei lo spazio da riservare alle politiche digitali e all’innovazione?

Siamo alla vigilia di nuovo governo, ma in un contesto peculiare, inedito e caratterizzato da tratti di estrema drammaticità. Occorrerà innanzitutto comprendere se questo esecutivo dispiegherà la massima potenza organica o se, invece, come avviene spesso in caso di governi tecnici o tecnico-politici, la preferenza sarà verso l’accorpamento e la minimizzazione delle deleghe in favore di una maggiore agilità dell’azione di governo nel suo complesso. Insomma, è ancora presto per fare previsioni. Il mio auspicio è che non si sacrifichi ciò che abbiamo finalmente ottenuto: un’autonoma delega e posizione sui temi dell’innovazione. Ai tempi del governo Renzi, questi temi, sebbene messi per la prima volta davvero a fuoco, rimasero tuttavia per la maggior parte nelle mani della Presidenza del Consiglio, con alcune punte di eccellenza affidate al Ministero dello Sviluppo Economico e al vice capo di Gabinetto di Palazzo Chigi Raffaele Tiscar. Questo schema ha sicuramente funzionato, dimostrando al tempo stesso un suo decisivo limite: non avere un soggetto con portafoglio a cui imputare non solo la spesa, ma anche la pianificazione e le scelte politiche di indirizzo rispetto alle tematiche di innovazione. A ciò ha sicuramente rimediato il governo Conte II (come ebbi a suo tempo modo di scrivere), conferendo a questi temi una dignità autonoma di carattere politico-istituzionale con una propria struttura organizzativa. Ora, non possiamo tornare indietro. E anzi, per usare una metafora calcistica, non ci si può più limitare ad un gioco di rimessa: le sfide che ci attendono devono essere affrontate in attacco. Mi auguro che nel prossimo governo ci sia un ministero autonomo per l’innovazione, dotato di portafoglio e competenze, che tenga conto delle esigenze del digitale, delle telecomunicazioni e del mondo di internet, ma anche di tutte quelle politiche che passano indirettamente attraverso la rivoluzione tecnologica – penso allo sviluppo delle auto elettriche, alla conversione energetica e quindi alle politiche green – che potrebbero beneficiare in maniera diretta e sostanziale dell’azione di governo”.

Una delle priorità del prossimo governo sarà l’impiego delle risorse derivanti dal Next Generation Eu. La proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza approvata a gennaio dal Consiglio dei Ministri prevede importanti stanziamenti per il green e il digitale. Quale strategia occorre adottare per non perdere questa occasione di rilancio?

Mi fa piacere questa domanda perché segue e completa esattamente il ragionamento che ho appena compiuto. L’augurio che tutti ci facciamo è che con questi stanziamenti si possa ritornare a crescere. Ma affinché ciò avvenga è necessario abbandonare lo status quo e cambiare passo. E dunque è ancora più importante che queste due colonne del Next Generation Eu trovino una centralizzazione delle rispettive politiche nelle mani di un dicastero forte e con un portafoglio dedicato proprio all’innovazione e alla pianificazione sostenibile delle politiche energetiche e tecnologiche. Non sono temi diversi che possono essere spezzati tra mille rivoli di livelli di competenza alternativa. Sono invece le facce della stessa medaglia, che dovrebbero permettere a questo nostro Paese, che nonostante tutto è ancora l’ottavo Paese al mondo per PIL, di tornare a crescere per migliorare il valore delle nostre aziende e la vita di noi tutti.

Come si combina questo complesso scenario con le istanze della data economy e quale ruolo avrà il Garante per la protezione dei dati personali?

Questo è un altro nodo cruciale. Dal punto di vista delle politiche attive e passive, la materia dell’uso dei dati, dei diritti a ciò connessi e della c.d. protezione dei dati personali è delegata, per volontà del legislatore europeo, ad una autorità ad hoc, il Garante appunto. Da questo punto di vista, il nuovo governo dovrà innanzitutto proseguire sulla strada della collaborazione reciproca. Recentemente abbiamo avuto diversi esempi positivi in tal senso, come la gestione dell’app Immuni, in cui c’è stata una ottima cooperazione, anche in tempi rapidissimi, tra l’Autorità Garante e le strutture del governo nell’acquisizione dei pareri necessari a garantire l’equilibrio tra l’emergenza sanitaria e la tutela dei diritti fondamentali. Ma non basta. Perché le sfide che ci attendono sono gigantesche. La stessa portata degli investimenti che l’Europa promette di mettere in campo richiede un’attenta vigilanza da parte delle strutture di governo e delle autorità indipendenti preposte –  mi riferisco a tutte le autorità indipendenti. E ciò non solo per garantire che questi danari siano spesi in maniera corretta. Il prezzo non detto che si rischia di pagare nel ricorso, anche intelligente, alle nuove tecnologie, è di dimenticarsi che dietro ad ogni azione a gradiente tecnologico si nasconde un potenziale rischio uguale e contrario per i diritti fondamentali delle persone. Il compito delle autorità italiane (e di quelle europee) è allora anche quello di tenere sempre il punto di equilibrio, sulla scia della lezione che Stefano Rodotà ci ha insegnato. Ricordo una delle sue prime uscite pubbliche in qualità di presidente dell’Autorità Garante italiana, quando non mancò di segnalare che non tutto ciò che è tecnologicamente possibile si porta dietro anche una liceità da un punto di vista giuridico e, soprattutto, una sostenibilità da un punto di vista etico. Queste componenti devono essere tenute in considerazione ed è compito del Garante farlo. Ma – occorre ribadirlo una volta per tutte – la nostra Autorità deve essere rafforzata, anzitutto da un punto di vista delle risorse e dell’organico. Sarebbe bello vedere nelle prossime programmazioni economiche una maggiore attenzione su questo tema.

Come valuta le politiche digitali portate avanti dal governo uscente?

Come detto poc’anzi, uno dei meriti è stato sicuramente quello di aver finalmente conferito dignità ad un dicastero dell’innovazione, il quale ha portato avanti numerose politiche importanti, scontando tuttavia il limite di avere ridotte capacità di spesa. Al netto di ciò, per le condizioni in cui il governo è nato, il giudizio sull’operato di questo dicastero non può che essere valutato positivamente.

In conclusione, quali dovrebbero essere per lei i primi interventi di questo nuovo esecutivo in tema di innovazione e digitalizzazione?

Purtroppo è ancora troppo presto per spingersi così in avanti. Manca ancora la squadra di governo, così come il programma. Sicuramente la priorità numero zero è non perdere il treno del Next Generation Eu, che come detto può fare la differenza in questo settore. E in tal senso concordo con quanto attentamente osservato da Dario Scannapieco (vicepresidente della Banca Europea degli Investimenti e presidente del nuovo Fondo Europeo di Garanzia) in una intervista di pochi mesi fa. Alle quattro parole chiave individuate da Scannapieco per la partita sul Recovery Fund (discontinuità con il passato nelle procedure di spesa, priorità, come la digitalizzazione e il green, responsabilizzazione e competenze) ne voglio aggiungere una sola: coraggio. Più in generale, e senza sbilanciarsi prematuramente, non escludo che il nuovo esecutivo potrebbe essere fin da subito chiamato ad intervenire nella delicata questione legata allo strapotere delle grandi piattaforme tecnologiche. Un tema sul quale, peraltro, l’Autorità Garante ha iniziato a dedicare sempre maggiore attenzione. Potrebbero dunque aprirsi fin da subito le porte per una intensa e reciproca collaborazione.

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