Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

Guido D’Ippolito: “Con l’articolo 34-bis l’accesso a Internet diventa diritto sociale”

Diversamente da molte altre proposte che fanno leva sulla riforma dell’articolo 21 della Costituzione, il disegno di legge a firma del responsabile per l’Innovazione digitale di Cultura Democratica punta a legare la Rete al diritto all’istruzione. “Internet è molto di più della libertà di espressione”

12 Dic 2014

Paolo Bianchi

Laureato in giurisprudenza con tesi sugli impatti costituzionali di Internet, Guido d’Ippolito è Responsabile per l’Innovazione Digitale di Cultura Democratica e autore del Disegno di Legge sull’accesso ad Internet come diritto sociale, art. 34-bis.

Da quali riflessioni è scaturito questo Disegno di Legge?

Il diritto di accesso ad Internet come diritto sociale, l’art. 34-bis, nasce da alcune esigenze concrete. In primis dà voce al sempre più avvertito bisogno di diritti, o meglio di tutela di diritti già riconosciuti: dal diritto alla salute, all’istruzione, al lavoro, ma anche a situazioni come la libertà di espressione, l’accesso ai dati, la partecipazione alla vita della democrazia e così via. L’art. 34-bis tutelerebbe ed espanderebbe questi diritti. Poi ci sono altre tre esigenze: l’accesso agli infiniti servizi offerti da Internet, aumentandone sia la domanda ma anche l’offerta, la c.d. “inclusion”, situazione sempre più importante in società che abbandonano il concetto di proprietà per quello di accesso ai beni; la possibilità di un nuovo e più efficiente tipo di formazione, che non vuol dire solo mettere i pc nelle scuole ma acquisire una cultura aperta, interoperabile, della condivisione; la nascita di nuove professionalità e nuovi lavori, lo sviluppo dell’impresa tanto tradizionale che innovativa.

Perché si fa riferimento proprio all’art. 34 della Costituzione italiana ossia al diritto all’istruzione?

Perché il ritardo nel nostro paese non è solo strutturale ma anche culturale. Non abbiamo solo bisogno di stendere su tutto il paese la banda ultralarga per ridurre il digital divide, serve anche superare l’indifferenza e/o ignoranza dei cittadini nei confronti del digitale e dei suoi vantaggi, per ridurre il digital divide culturale o anche “analfabetismo informatico”. Non basta diffondere una tecnologia se non la si accompagna alla conoscenza del mezzo. La mancanza di conoscenza e consapevolezza di quelli che sono i vantaggi delle nuove tecnologie è un ostacolo enorme alla crescita tanto giuridica che economica. Un problema questo di ancora più difficile soluzione ma il punto di partenza non può che essere investire in istruzione a tutti i livelli e in tutti i luoghi, a partire dalla scuola. Ci piace quindi legare la nostra proposta a un diritto che riteniamo fondamentale, quello all’istruzione.

La vostra proposta in cosa si differenzia da altre simili?

Tutte le proposte precedenti chiedono o una modifica dell’art. 21 Cost. o l’inserimento di un art. 21-bis, legando l’accesso ad Internet alla libertà di espressione. Solo noi proponiamo un 34-bis collegandoci al diritto all’istruzione. Oltre a quanto già detto sul perché preferiamo il riferimento all’art. 34, si aggiunge una riflessione: Internet non è solo libertà di espressione è molto di più: è un luogo (o dimensione) in cui si espande la personalità dell’uomo (art. 2 Cost.), in cui si esercitano diritti, adempiono doveri ed usufruiscono servizi, un luogo in cui si vive. Ed è in quest’ottica onnicomprensiva delle attività umane che vogliamo tutelare l’accesso ad Internet, svincolandolo il più possibile dalla libertà di espressione per renderlo precondizione a tutti i diritti. A questo si aggiunge che, ormai da un anno, qualifichiamo espressamente l’accesso ad Internet un diritto sociale, un diritto come l’istruzione o la salute, un diritto che riequilibra i dislivelli sociali e rimuove le discriminazione, una situazione che affianca chiaramente e senza ritrosie i diritti ai doveri: al diritto del cittadino di accedere ad alta velocità al Web da qualunque parte del paese, si affianca il dovere dello Stato di rendere effettivo questo diritto investendo nelle infrastrutture di connessione alla Rete. Quest’esigenza è stata anche riconosciuta in un comunicato congiunto da Agcom e Agcm, comunicato col quale la nostra proposta è perfettamente in linea. In breve e per riassumere, la differenza principale della nostra proposta con quelle precedenti, è la qualificazione normativa (di diritto sociale piuttosto che di libertà), al quale consegue una collocazione costituzionale diversa (nei rapporti sociali piuttosto che civili), che la assoggetterebbe a un’interpretazione meno restrittiva, dandogli un raggio d’azione molto più ampio e bilanciando gli aspetti giuridici con quelli economici.

Qual è la sua opinione riguardo alla bozza della Carta dei Diritti legati a Internet, formulata dal comitato capeggiato dal professor Stefano Rodotà?

Il merito più grande di questo documento è quello di aver spinto finalmente le istituzioni a prendere una posizione in materia. Si è fatto lo sforzo di far collaborare i politici con i tecnici e si è aperto un dibattito a mio giudizio stimolante. Questa Carta è stata oggetto tanto di lodi che di critiche, ma i dibattiti sono tali anche, e forse soprattutto, per le critiche e ciò non può che essere utile e costruttivo per tutti. Si stanno accendendo i riflettori su temi che gli italiani ignorano e questo è importante. E’ un’impresa titanica in cui solo un gigante, un simbolo potente di lotta per i diritti, come Rodotà poteva riuscire. Se poi a Rodotà si aggiunge un altro simbolo forte dell’innovazione made in Italy, Riccardo Luna, la lotta all’analfabetismo digitale ha trovato i suoi campioni più tenaci.

Come hanno reagito le Istituzioni alla vostra proposta e come gli enti privati?

All’inizio freddamente ma penso che sia una cosa normale per qualunque progetto. All’inizio più che pretendere ascolto bisogna fornire un valido motivo per essere ascoltati e quindi ci vuole pazienza e tanto lavoro. Piano piano e senza smettere di credere nella nostra battaglia oggi siamo in Senato con un disegno di legge costituzionale (il numero 1561/2014) ma soprattutto stiamo riuscendo a coinvolgere i cittadini, uno alla volta, e questo, per noi che vogliamo sì diffondere la banda ultra larga ma anche combattere l’indifferenza degli italiani verso le nuove tecnologie, è molto importante.

Lei è l’autore della proposta sull’accesso ad Internet ma anche il Responsabile per l’Innovazione digitale di Cultura Democratica. Può spiegarci meglio cos’è Cultura Democratica?

Cultura Democratica è il primo think tank composto interamente da giovani e che si occupa di favorire la buona legislazione e di portare le idee dei giovani, in diversi settori, all’attenzione delle istituzioni di qualunque livello, dalla Regione, allo Stato fino all’UE. Periodicamente Cultura Democratica pubblica dei bandi nazionali in cui si chiede ai giovani di partecipare per la stesura di proposte di legge. Selezionati i partecipanti si creano dei gruppi che, anche consultando esperti, realizzano le proposte che poi vengono presentate alle istituzioni. E’ così che è nato il nostro art. 34-bis. Dopo la tesi su gli impatti costituzionali di Internet ho presentato l’idea del diritto di accesso come diritto sociale a Cultura Democratica la quale ha accolto la proposta è aperto il bando per le partecipazioni. Si è creato quindi il gruppo “Innovazione Digitale” del quale sono diventato il responsabile e coordinatore e, con gli altri colleghi del gruppo, abbiamo realizzato la proposta che poi è stata accolta e presentata in Senato.

Come avete deciso di sostenere la causa e come si può contribuire in tal senso?

Cerchiamo di informare quanti più soggetti possibile della proposta, dai cittadini fino ai politici. A tal proposito, oltre a conferenze e discussioni, siamo molto attivi sui social tramite i quali cerchiamo di diffondere la proposta in modo agile e semplice. Per esempio, oltre a documenti scritti e articoli giornalistici, realizziamo brevi video, immagini e fumetti, nella speranza non solo di informare ma anche di appassionare le persone alle tematiche. Invitiamo quindi tutti a consultare i materiali sul sito www.art34bis.it seguirci sulla pagina Facebook “Art 34bis diritto di accesso ad Internet” e interagire con noi con l’account Twitter @art34bis . Ci sono infinite modalità per contribuire e collaborare con noi, dalla semplice promozione della proposta, all’unirsi a noi con nuove idee, suggerimenti e progetti. Sui nostri media ci sono tutte le informazioni a riguardo.

Articolo 1 di 5