IL CASO

Hacking Team, anche Twitch abbandona Flash

La piattaforma per i giochi online di Amazon passa allo standard Html 5. Nei giorni scorsi è stata volta di YouTube, Chrome e Firefox

24 Lug 2015

A.S.

Anche Twitch abbandona Flash. La piattaforma di Amazon per la trasmissione in diretta di partite ai videogiochi, ha annunciato l’abbandono della soluzione prodotta da Adobe in favore dello standard HTML5. La decisione è arrivata come conseguenza dell’attacco informatico a Hacking Team, che ne ha evidenziato le vulnerabilità. A fare la stessa scelta erano stati nelle ultime settimane anche YouTube e i browser Chrome e Firefox.

In seguito alla bufera, Adobe si è affrettata a rilasciare aggiornamenti di sicurezza per il suo software, ma questo non è servito a bloccare polemiche e preoccupazioni.

Il capitolo dell’attacco hacker ad Hacking Team si è intanto arricchito negli ultimi tempi di altre novità. Dopo Flash, software di Adobe per visualizzare video e contenuti multimediali sul web, è stata la volta di Windows a diventare vittima della saga. Gli esperti Microsoft hanno infatti hanno riscontrato falle nel sistema operativo di Redmond; motivo per cui l’azienda ha rilasciato un aggiornamento d’emergenza che riguarda tutte le versioni di Windows, anche l’anteprima di Windows 10, per riparare una falla che si apre usando il font OpenType.

Intanto vanno avanti le indagini sull’attacco ad Hacking Team. Nei giorni scorsi sono stati interrogati per circa cinque ore dal pm di Milano Alessandro Gobbis due ex dipendenti di Hacking Team, indagati per l’attacco informatico subito dalla società milanese che fornisce programmi di sorveglianza a governi di tutto il mondo, come l’ormai famoso software-spia Galileo.

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Si tratta di uno sviluppatore software senior, Guido Landi, e un commerciale di origini libanesi, Mostapha Maanna. Entrambi si erano dimessi da Hacking Team nel maggio 2014 per fondare una loro società, la Mala srl. Sono stati loro stessi a chiedere di essere interrogati, per chiarire la propria posizione. Oltre a Landi e Maanna, sono indagate altre tre persone, ex dipendenti ed ex consulenti della società, che verranno interrogate nei prossimi giorni dal pm Gobbis.

Gli inquirenti hanno intenzione di ascoltare una ventina di altre persone, tra dipendenti e professionisti che sono entrati in contatto con Hacking Team. Sono in corso, inoltre, le analisi del materiale acquisito nel corso di un’ispezione nella sede della società, nell’ambito delle indagini condotte dalla polizia postale. Guido Landi e Mostapha Maanna, difesi dall’avvocato Sandro Clementi, hanno respinto l’accusa di avere attaccato Hacking Team provocando la fuoriuscita di ingente materiale informatico poi pubblicato da WikiLeaks, è quanto si è appreso in relazione agli interrogatori.

I due ex dipendenti di Hacking Team sono indagati per accesso abusivo informatico e rivelazione di segreto industriale. L’iscrizione degli sei ex dipendenti per il momento sembra essere un “atto dovuto” a loro garanzia, ma la pista interna non sarebbe l’unica seguita del pm di Milano Alessandro Gobbis sull’origine dell’attacco.