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MERCATI FINANZIARI

Bertelè: ecco cosa c’è dietro l’otto volante delle big digitali

L’analisi sulle trimestrali di Apple, Amazon, Alphabet e Microsoft del Chairman degli Osservatori digital innovation del Politecnico di Milano

31 Ott 2016

Umberto Bertelè*

Apple ha perso oltre 20 miliardi di dollari di capitalizzazione, quando il 26 ottobre ha annunciato i suoi dati trimestrali, e lo stesso è accaduto ad Amazon due giorni dopo. Mentre Alphabet (Google) e Microsoft hanno chiuso il trimestre guadagnando oltre 10 ciascuna. Si tratta delle prime quattro società per capitalizzazione al mondo (la quinta è Facebook che comunicherà i suoi dati a breve), tutte digitali, che superano messe assieme il PIL italiano.

Quali le ragioni di queste fluttuazioni? La Borsa è sicuramente molta nervosa, come ha dimostrato facendo perdere a LinkedIn il 40 per cento in occasione di un’altra trimestrale e spingendola nelle braccia di Microsoft. Ma ci sono paure ed entusiasmi specifici: corrette in alcuni casi, dettate dallo “shortermismo” in altri.

La paura per Apple – che al culmine valeva addirittura 775 miliardi – è che il momento d’oro degli iPhone sia prossimo al tramonto e che non sia sufficiente la forte crescita dei servizi in atto per compensarne la (temuta) caduta.

Per Amazon, che dopo più di vent’anni di investimenti nella crescita aveva finalmente iniziato a produrre profitti, la delusione nasce dal ritorno alle “vecchie abitudini”: Amazon sta investendo massicciamente in logistica e sta incorrendo in costi crescenti per conseguire il suo obiettivo di battere i competitori sui tempi di consegna. Mentre Alphabet e Microsoft, con risultati superiori alle attese, stanno dimostrando al mercato che le strategie poste in atto “funzionano”.

Una considerazione finale, sull’incredibile crescita che le società (poche) che più hanno saputo cavalcare Internet hanno ottenuto. Se ci riportiamo indietro solamente di 10 anni, nel 2006, troviamo un quadro del tutto diverso: solamente Microsoft, che ora vale 470 miliardi, era nelle posizioni di testa; Google, quotatasi due anni prima, ne valeva 80 e ora 560; Apple, ripresasi con l’iPod dopo essere quasi fallita, valeva un po’ più di 50 miliardi – meno della nostra Telecom Italia – e ora oltre 620; Amazon 15, e prima della trimestrale era sopra quota 400; Facebook, nata due anni prima, era una start-up promettente, e ora vale quasi 380 miliardi”.

*Chairman degli Osservatori digital innovation del Politecnico di Milano

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