Horizon Europe, Ghezzi: “Eit struttura chiave per concretizzare i progetti su digitale e innovazione” - CorCom

L'INTERVISTA

Horizon Europe, Ghezzi: “Eit struttura chiave per concretizzare i progetti su digitale e innovazione”

La neo presidente del governing board dell’European Institute of Innovation & Technology – per la prima volta a guida italiana – evidenzia le potenzialità e le opportunità che si aprono con il nuovo programma. E rilancia il ruolo dell’Istituto in campo con fondi e risorse da 10 anni

11 Set 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

L’Eit può assumere un ruolo più che centrale per mandare avanti e concretizzare le iniziative a cui punta anche il Recovery Fund. È indispensabile accelerare sulla digitalizzazione e sull’innovazione del Paese e l’Istituto europeo delle Tecnologie rappresenta uno strumento importante”: Gioia Ghezzi, neo presidente del governing board dell’European Institute of Innovation & Technology (è in carica dal primo luglio) – è la prima volta che l’Italia assume la presidenza ed è la prima volta anche per una donna (ex presidente di Ferrovie dello Stato, Ghezzi fa parte del comitato direttivo dell’Istituto da 3 anni) – in un’intervista con CorCom fa il punto sulle iniziative e sui fondi in capo all’Eit e traccia la roadmap prossima ventura.

Nei 10 anni che si concludono a fine 2020 Eit ha ricevuto 2,6 miliardi dall’Europa per finanziare 8 aree innovative. Per il prossimo decennio il dibattito su Horizon Europe è in corso a Bruxelles, non sappiamo ancora quante risorse ci saranno a disposizione ma ci aspettiamo che siano in linea con il passato”, annuncia a CorCom.

Presidente Ghezzi, quali sono le aree coinvolte?

Le 8 aree innovative sono state identificate dall’Unione europea e sono: Climate change, Digital, Energy – queste le tre di più lungo corso – e poi da qualche anni anche Healtcare e Food, e più di recente Raw materials, Urban mobility e Manufacturing. Eit è un modello consolidato che ha dato risultati eccezionali. Oltre 2mila i partner e 35 hub di innovazione in Europa. Il nostro compito è sostenere la nascita di nuovi business, supportando startup e scaleup ma anche il mondo della ricerca e dell’università affinché le idee innovative possano trovare applicazione. Far crescere l’Europa dell’innovazione è uno dei più importanti obiettivi e lo sarà ancor di più nel decennio a venire. Il Green Deal europeo rappresenta, ad esempio, un’enorme opportunità per le imprese europee di beneficiare di uno spostamento del mercato verso beni e servizi green sostenibili. Eit sta già realizzando il Green Deal sostenendo investimenti in tecnologia green, soluzioni sostenibili e nuove imprese.

L’Italia di quante risorse dispone?

In Italia sono stati investiti circa un centinaio di milioni. Ma non è l’importo che conta perché le iniziative sono trasversali e interconnesse a livello europeo. L’Italia è sicuramente avanti in molte aree e sono attivi 5 hub: a Trento per il Digital, a Bologna per il Climate change, a Milano per la Mobility e il Manufacturing, a Torino per il Food e a Roma per i Raw materials. Il nostro obiettivo è quello di favorire lo sviluppo dell’ecosistema che può generare nuovi posti di lavoro e la nascita di aziende innovative. Il concetto di network ha grande valore e potere. Supportiamo le startup e le aziende a superare molti ostacoli a livello Paese ed anche europeo, aiutandole anche ad internazionalizzarsi attraverso acceleratori di startup e disbrigare numerose pratiche amministrativo-burocratiche. Bisogna fare in modo che le aziende si concentrino sui progetti, liberandole da problematiche non funzionali all’accelerazione del business.

L’Italia sta preparando la sua strategia per il Recovery Fund. In concreto come potete supportare la messa a terra dei progetti?

Possiamo dare una mano enorme, perché per noi non si parte da zero ma da 10 anni di intenso lavoro ed esperienza. Possiamo fare la differenza concreta e immediata affinché le rivoluzioni annunciate non restino nel cassetto dei sogni ma diventino realtà. Eit è pronto a presentare il suo modello per supportare gli innovatori in tutte le fasi delle regioni d’Europa grazie a partner globali e in nuove aree.

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Avete interlocuzioni con le istituzioni?

Certamente, di recente abbiamo avuto interlocuzioni con il Ministero dell’Università e più in generale ogni comunità innovativa si interfaccia con le parti istituzionali nazionali e locali, a seconda dell’ambito di lavoro.

Con la sua nomina per la prima volta all’Italia viene affidata la presidenza dell’Eit. Ed è la prima volta per una donna. Un doppio risultato che rappresenta già un successo.

Sono molto orgogliosa di questo incarico che mi vedrà impegnata per i prossimi tre anni e in quanto alla composizione del board Eit da sempre punta sulle competenze di altissimo profilo. Il board non è “fisso”: i 12 membri vengono nominati a rotazione e sulla base della durata dei mandati. Al momento è aperta una call per la ricerca di 4 componenti che vadano a completare la squadra. Ci tengo a sottolineare che c’è attenzione alle competenze e anche alla parità di genere: il board a 12 operativo fino a fine giugno vedeva in campo 8 donne, a dimostrazione che – contrariamente a quanto affermino in molti – le donne sono più che competenti e in grado di ricoprire ruoli e incarichi di altissimo profilo. Eit si sta occupando di colmare il divario di diversità di genere, sostenendo le donne mentre avviano nuove imprese e nuove ricerche. La creatività femminile e il potenziale imprenditoriale sono una risorsa economica ancora poco utilizzata e cruciale per accelerare l’economia europea. Eit sta investendo nell’imprenditoria femminile, sfruttando il talento creativo nelle scuole, università e aziende all’avanguardia.

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