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MERCATI

Hp torna al segno più. Whitman: “Ora nuove acquisizioni”

Trimestrale chiusa a 27,6 miliardi di dollari (+1,5%). Traina la crescita dei pc dovuta al ricambio imposto dallo shutdown di Windows Xp. Russia e Cina i mercati più ostici

21 Ago 2014

Domenico Aliperto

Erano tre anni che HP non vedeva il segno più. La trimestrale chiusa il 31 luglio ha invece sancito il ritorno alla crescita del gigante dell’Ict, con un fatturato di 27,6 miliardi di dollari, in lieve aumento (+1,5) rispetto ai 27,2 miliardi fatti registrare nello stesso periodo dell’anno scorso. E superando comunque le aspettative degli analisti, che avevano previsto solo un +1%. Il merito? A sorpresa ma fino un certo punto è del mercato Pc, rinvigorito dalla necessità di milioni di utenti di abbandonare il sistema operativo Windows Xp per il quale Microsoft ha smesso qualche mese fa di fornire aggiornamenti e upgrade per la sicurezza. Le vendite di personal computer sono infatti cresciute del 12% a fronte di un aumento del 2% dei prodotti enterprise e di un calo del 4% per quanto riguarda il printing.

La parte del leone l’hanno fatta naturalmente le imprese, compensando anche il calo di appeal di pc e laptop nel mondo consumer, dove continuano a imperversare i tablet su cui tanto si è arrovellato l’anno scorso Ralph Whitworth, ex ceo di Hp che per motivi di salute è stato sostituito il mese scorso da Meg Whitman, entrata in azienda nel 2011 dopo l’esperienza di eBay.

A un aumento di fatturato, però, è corrisposta la diminuzione dell’utile. Nel tentativo di contenere i costi, infatti, per elaborare nuove strategie che sapessero rispondere alle mutate esigenze dei consumatori, a luglio 2013 la multinazionale era riuscita a mettere insieme utili per 1,39 miliardi di dollari. A costo anche dei 34mila collaboratori licenziati in tutto il mondo a partire dal 2012. A un anno di distanza il profitto si è attestato a 985 milioni di dollari, ma bisognerà aspettare l’anno prossimo per vedere che effetto sortirà l’ulteriore taglio di 15mila risorse annunciato a maggio.

Probabilmente parte delle liquidità è stata spesa in attività di ricerca e sviluppo o in manovre di espansione: del resto la Whitman non fa mistero della strategia finanziaria che intende impartire al gruppo: almeno metà del cash flow servirà a ricomprare azioni o a pagare dividendi, mentre il resto foraggerà nuove acquisizioni. “Tutto sommato, sono molto soddisfatta dei risultati”, ha dichiarato in una nota. “Se guardo al modo in cui il business sta performando e ai riscontri che ricevo da clienti e partner la mia fiducia in una vera svolta del mercato si fa ancora più salda. Questa trimestrale è un importante pietra miliare per noi, e dimostra che possiamo continuare a crescere in un mercato maturo come quello dei Pc, al netto della crescita dei tablet. Anche perché grazie alle nostre linee di prodotti e alle relazioni che abbiamo sviluppato con i partner, posso dire che Hp ha ben saldo il terreno sotto i piedi”.

A rovinare la festa, però, ci sono i risultati che arrivano dall’Est. Russia e Cina (dove trionfa la rivale Lenovo) sono ancora campi minati per i computer Hp. “In quei mercati”, ha detto la Whitman, vendono meglio stampanti, prodotti software e server”. Il dilemma è: aggredire i mercati puntando sull’offerta che promette risultati migliori oppure costruire una strategia di adattamento scegliendo prodotti complementari a quelli dei diretti concorrenti? Le prossime mosse di Hp dal punto di vista dello shopping sul piano internazionale saranno dunque fondamentali per capire che tipo di contromisure il nuovo ceo ha intenzione di adottare per espandersi sulle piazze orientali.

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