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STRATEGIE

Huawei: la realtà virtuale sarà la killer application del 5G

All’edizione 2017 del Global Mobile Broadband Forum, di scena a Londra, il colosso cinese annuncia la strategia sulle tecnologie wireless di nuova generazione. I profitti maggiori arriveranno dai contenuti di VR, da veicolare attraverso il cloud. Sempre più spazio a droni, veicoli connessi e, a partire dal 2018, all’e-health. Per i mercati emergenti la parola d’ordine è cooperazione tra carrier

20 Nov 2017

Col senno di poi è facile rispondere a questioni che sono rimaste insolute per anni. È praticamente da quando si è cominciato a parlare di 5G che, insieme all’attesa per il debutto commerciale della tecnologia, è cresciuta anche l’ansia – delle telco, soprattutto – per l’individuazione di modelli di business funzionali ai nuovi network e di adeguate fonti di ricavi. In una parola: di killer application che giustifichino gli investimenti odierni e che rendano sostenibile l’evoluzione delle infrastrutture sul piano dell’hardware e del software.

Si parla sempre di Internet of Things e di valore generato dalle interazioni degli utenti con gli oggetti, con i veicoli, con le smart city in verticali chiave come e-health e smart manufacturing. Ma con ogni probabilità l’applicazione che genererà più margini è la realtà virtuale in alta definizione: contenuti di intrattenimento, videogiochi, servizi geolocalizzati e telepresenza riceveranno una spinta enorme dalla maggiore disponibilità di banda e soprattutto dalla bassissima latenza offerte dai network 5G. Network virtuali, governati dall’intelligenza artificiale e in grado per questo di allocare le risorse di rete in funzione della priorità assegnata alle piattaforme e della loro congestione, garantendo qualità della connessione e user experience sempre appagante. Ne sono convinti in Huawei, dove le attività di ricerca e sviluppo a livello mondiale si concentrano in misura sempre maggiore sull’accessibilità che gli operatori telefonici potranno offrire ai clienti nell’era dell’always on.

“Siamo convinti che la realtà virtuale sarà per il 5G ciò che l’iPhone è stato per le trasmissioni dati di vecchia generazione”, ha detto senza mezzi termini Peter Zhou, Chief Marketing Officer di Huawei Wireless Solution. Zhou ha parlato in occasione dell’edizione 2017, l’ottava, del Global Mobile Broadband Forum, che si è tenuto la scorsa settimana a Londra. Evento del quale, come da tradizione, sono stati protagonisti use case, prototipi e applicazioni pronte per la commercializzazione e che sfruttano le reti LTE per offrire esperienze e servizi di nuova generazione. Il 4.5G può per esempio già abilitare il controllo a distanza di veicoli (a guida assistita o completamente autonomi) nonché di macchinari industriali.

All’Excel Center di Londra, location della manifestazione, era possibile salire su un piccolo bus in grado di muoversi lungo un percorso predefinito riconoscendo ed evitando ostacoli senza alcun intervento da parte di operatori umani. Un pullman attrezzato con display che monitoravano le performance di rete ha invece permesso ai giornalisti di verificare il funzionamento dell’Uplink/Downlink Decoupling, tecnica che consente di migliorare la copertura C-Band e potenziare l’uplink attraverso l’infrastruttura LTE già esistente. E durante uno dei keynote dei top manager Huawei è stato trasmesso in diretta da Canton in Cina il volo di un drone elettrico, l’Ehang 184, adibito al trasporto di un passeggero ma ancora in attesa di essere omologato. Il mezzo è solo uno dei molti progetti inseriti nel piano Digital Sky, che ha l’ambizione di ideare e proporre un nuovo approccio alla logistica e al trasporto urbano, basato per l’appunto sull’utilizzo dei droni.

Sarà comunque il 5G a cambiare completamente le regole del gioco, anche rispetto ai requisiti normativi. Peter Zhou e Yang Chaobin, President of 5G Product Line, l’hanno detto chiaramente: “Bisogna prima garantire una connettività affidabile e sicura, solo poi possiamo pensare di ottenere leggi che disciplinino l’adozione di massa di queste soluzioni”. D’altronde veicoli connessi (a proposito, è stata annunciata oggi la Connected Vehicle Modular Platform, sviluppata da Groupe PSA e basata sulla piattaforma IoT Ocean Connect di Huawei) e oggetti volanti sono solo due dei capitoli su cui stanno lavorando i 2.200 ricercatori del colosso cinese attivi sul 5G. Ci sono poi la robotica e, per l’appunto, la realtà virtuale (VR). Per il primo verticale il vendor cinese ha avviato un rapporto di collaborazione con la University of Edinburgh per studiare in che modo l’intelligenza artificiale riuscirà a ottimizzare i network su cui gireranno le applicazioni dedicate alla robotica.

Rispetto alla realtà virtuale, la divisione Huawei Wireless X Labs ha invece siglato un memorandum of understanding con Tpcast, società specializzata nella realizzazione di CoDec e protocolli di controllo dei flussi di dati relativi a questo tipo di contenuti. Lo scopo è unire le forze per generare un’offerta basata non più sui costosi (e diciamocelo: scomodi) visori, bensì sul Cloud. Esatto: nella visione di Huawei e Tpcast sarà la Nuvola a ospitare gli algoritmi e le risorse di calcolo necessari al rendering, liberando i device dai chip e soprattutto dalle batterie. Il 5G farà il resto, garantendo la banda e la latenza per fornire in tempo reale a ciascun fruitore dei contenuti una user experience appagante. Per il 2018 è attesa l’apertura di un nuovo fronte, che si aggiungerà alle quattro industry già presidiate: quello dell’e-health, altro verticale dell’Internet of Things su cui si svilupperanno enormi volumi di affari in tutto il mondo.

Forse non proprio in tutto il mondo. Il 5G e l’Internet delle Cose rischiano in realtà di aumentare il digital divide con i Paesi emeregenti, specialmente con quelli africani. Dove, nonostante si registri ormai da anni un certo fermento dei servizi digitali abilitati dal mobile (basti pensare al Kenya e al sistema di pagamento offerto da Mpesa), il ritardo nella creazione di un’infrastruttura adeguata e la difficile accessibilità anche ai terminali più economici rappresentano una grossa ipoteca sul futuro. Ne ha parlato Ming Cao, President of GUC Product Line e responsabile per i mercati emergenti, in occasione di una tavola rotonda espressamente dedicata a questo tema. “I problemi sono innanzitutto di natura burocratica”, ha detto Cao. “Il processo di acquisizione dei siti per la costruzione di strutture e stazioni radio per esempio può richiedere fino a 12 mesi, e non sempre va a buon fine. Inoltre è ancora difficile per molti africani acquistare device, nonostante l’offerta low cost metta a disposizione smartphone da 20-30 dollari: l’elevata tassazione può infatti far triplicare il prezzo al pubblico”.

Non si tratta ovviamente di ostacoli che può affrontare e risolvere Huawei, che del resto non prende nemmeno una posizione ufficiale sulla questione. Cao si è limitato a precisare di aver incontrato i ministri competenti di alcuni governi africani, i quali gli hanno promesso di perorare la causa dello sviluppo economico per alleviare la pressione burocratica e fiscale. “Dal canto nostro, ciò che possiamo fare è promuovere modelli di business win-win, stimolando la sharing economy e la cooperazione on site tra carrier, per abbattere i costi e semplificare gli iter burocratici, offrendo le nostre soluzioni software per la massimizzazione delle performance di rete”, ha concluso Cao.

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