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STRATEGIE TECNOLOGICHE

Huawei: “Vogliamo aiutare l’Europa verso la digital civilisation”

Il gruppo cinese presenta a Roma le strategie e tecnologie per il 5G, piattaforma per una nuova era digitale. L’appello alla collaborazione con le diverse industry ma anche il no alle barriere protezionistiche

09 Nov 2018

Gildo Campesato

Direttore responsabile

“Digital everything”, “Thinking digital”, “Digital civilisation”, “Digital nation”, “Full connect world”: nella tre giorni di meeting internazionale organizzato da Huawei dedicato al 5G e in corso a Roma (mercoledì il “Huawei Innovation Day”, ieri e oggi il “Connect Europe”) la parola chiave non è stata telecomunicazioni bensì “digitale”. Certamente un segno dei tempi e della trasformazione “intelligente” dei network tlc trainati dalla rivoluzione IT con AI e edge cloud in primo piano. Ma anche (e soprattutto) una chiara testimonianza di come il gruppo cinese si stia lanciando con decisione verso le frontiere tecnologiche che si chiamano 5G, IoT, Intelligenza artificiale.

“La nostra visione è di portare il digitale in ogni casa, in ogni ufficio, in ogni azienda d’Europa”, ha spiegato Liang Hua, presidente del board of director. Non Huawei da sola, ma in una logica di partnership con i variegati protagonisti di un ecosistema destinato ad allargarsi sempre più via via che le reti di tlc trasporteranno nuovi servizi sempre più innovativi: “Collaborare nell’innovazione è il modo migliore per farlo”, ha sottolineato Liang Hua.

Non a caso oltre “digitale”, l’altro leit motiv della tre giorni romana di Huawei è stato la parola “collaborazione”. Il clou delle tlc si sta spostando dal mero trasporto dei bit alle applicazioni. Capacità, velocità e latenza del 5G (e della fibra) servono proprio ad abilitare grazie all’intelligenza dei network nuovi servizi: dall’automotive alle power grid, dall’e-health alle smart cities. Per questo l’industria delle tlc dovrà imparare a fare sistema con gli altri settori per proporre i servizi del futuro.

Come ha sottolineato Alex Wang Yufeng, alla testa degli Huawei Xlabs, l’intelligenza si sposterà sempre più dai terminali alle nuove reti che forniranno i servizi in cloud. Gli smartphone assomiglieranno sempre più a schermi poco smart e così sarà per i pc: il cuore del sistema mobile e fisso, del computing, dei servizi non sarà nei device terminali come oggi, ma direttamente nei network, punto di fornitura di un ecosistema collaborativo di servizi e industry.

Tuttavia, nello scenario geopolitico dell’era Trump la parola “collaborazione” in bocca ai manager di Huawei si arricchisce di un versante non propriamente tecnologico. Nel momento in cui cerca di consolidare una leadership globale nel nuovo “full connected world”, al gruppo cinese non basta rimarcare la sua indubbia eccellenza tecnologica; né è sufficiente sottolineare i 20 miliardi di dollari spesi in R&D o l’impegno nella ricerca di base e nelle applicazioni di intelligenza artificiale.

Più che dalla competizione di mercato, le criticità maggiori all’espansione di Huawei potrebbero venire dalle barriere innalzate dalla politica. Negli Stati Uniti lo ha ben sperimentato a sue spese la “cugina” Zte. Ma anche Huawei si è vista imporre un bando per le commesse pubbliche negli Usa, un blocco in Australia e di recente è stata, sia pur indirettamente, oggetto di un alert sicurezza da parte del governo inglese.

I cinesi giudicano questi stop strumentalizzazioni politiche senza base reale. “Le accuse che ci vengono rivolte sono leggende metropolitane. Nascono da un pregiudizio contro la Cina e contro la sana competizione. I nostri sistemi, i nostri server, i nostri apparati sono sicuri”, ha dichiarato al Foglio il presidente di Huawei Italia Luigi De Vecchis.

Sinora Huawei non ha avuto particolari problemi sul fronte europeo, tanto che l’Europa Occidentale è diventata il suo miglior mercato dopo la Cina. “Si tratta del mercato più aperto e trasparente in cui operiamo”, ha ammesso Vincent Pang, presidente di Huawei Western Europe in un’intervista con Total Telecom.

Continuerà così? Le vendite di telefonini e apparati di rete prosperano. L’arrivo del 5G e la diffusione massiccia delle reti in fibra rendono roseo anche lo scenario per il futuro. Ma non si può negare che il quadro internazionale possa diventare preoccupante. Ed è così che Huawei, in questo in perfetta sintonia con l’impostazione del presidente cinese Xi Jinping, si fa paladina dei mercati aperti ed ha approfittato della tre giorni romana per lanciare un messaggio di collaborazione e disponibilità all’Europa. “Nel vostro continente siamo presenti da 18 anni – ha tenuto a sottolineare Liang Hua – Siamo cresciuti ed abbiamo avuto successo insieme all’Europa. Contribuiamo alla sua digitalizzazione ed aiutiamo le sue industrie a prepararsi per un mondo intelligente”.

Dalla collaborazione, è il messaggio, ne trarranno vantaggi tutti. Ed è anche il senso di fondo del fondo del rapporto “Digital Nation: Stronger Economy, Better Society, Adept Governance” messo a punto dall’Economist Intelligence Unit presentato a Roma da Huawei. Vi si definiscono i tre pilastri della digital nation: digital economy, digital society e digital governance e vi si analizzano i fattori che possono favorire la transizione al “tutto digitale”. Ma non solo, come avverte Edward Zhou Mingcheng, vice president di Huawei: “le spinte protezionistiche potrebbero causare un rallentamento dell’internazionalizzazione e degli investimenti in ricerca e sviluppo rallentando così crescita ed innovazione”. Proprio il contrario di quel ruolo attivo di stimolo e supporto alla trasformazione digitale che, stando al rapporto, viene richiesto alla politica.

In questo scenario, non è irrilevante che Liang Hua abbia annunciato l’apertura di un centro europeo sulla cybersecurity a Bruxelles: “Vogliamo garantire protezione e sicurezza, elementi critici per lo sviluppo tecnologico”. Ed anche per le relazioni politiche. Da questo punto di vista, i rapporti con l’Italia sembrano bene impostati, anche con l’attuale governo come dimostra la presenza dello stesso presidente del Consiglio Luigi DI Maio a un recente evento di Huawei Italia a Roma.

Anche sul fronte industriale i rapporti sono intensi, come mostrano le molte collaborazioni in atto, in particolare con Tim e Fastweb, le sperimentazioni sul 5G, i progetti di Huawei in Sardegna e con Acea che proprio dal palcoscenico di Connected Europe hanno avuto una visibilità non solo nazionale.

L’impegno del ceo di Huawei Italia Thomas Miao è chiaro: “Per promuovere la digitalizzazione e realizzare le smart city vogliamo lavorare con tutto l’ecosistema italiano in modo da creare più servizi, più opportunità, più sicurezza per i cittadini e più efficienza per le pubbliche amministrazioni”.

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