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IL RAPPORTO

I-Com: in Italia aumento record di abitazioni connesse alla banda larga

Secondo il rapporto I-Com la percentuale passa dal 55% del 2012 al 68% del 2013. Emilia Romagna, Provincia di Bolzano e Veneto sul podio. Al Sud si distingue la Basilicata. Stefano Da Empoli: “Premiato l’impegno italiano nello sviluppo di reti digitali, soprattutto sul fronte mobile”

19 Nov 2014

F.Me.

L’Italia si muove sulla banda larga. L’ultimo rapporto I-Com Reti e Servizi di Nuova Generazione colloca il nostro Paese in terzultima posizione – prima di Grecia e Cipro, registrando però un forte progresso rispetto al 2012: il valore Ibi (I-Com Broadband Index) passa da 42,4 al 49,1 del 2013. Alla base di questo miglioramento è la crescita del numero di abitazioni connesse alla broadband, passate dal 55% del 2012 al 68% del 2013. Si tratta della performance relativa migliore a livello europeo.

Tra le Regioni italiane, l’Emilia Romagna ha la percentuale più alta (75%) di abitazioni connesse alla broadband, seguita da Provincia di Bolzano e Veneto (74%) e dall’Umbria (73%). In fondo alla classifica le regioni del Sud: dal 60% di Campania e Puglia al 58% della Sicilia. La Basilicata ha registrato il maggiore tasso di crescita a livello nazionale, passando dal 43% di case connesse nel 2012 al 65% nel 2013.

“Questa nuova edizione del nostro indice fotografa l’impegno profuso dal nostro Paese nello sviluppo delle infrastrutture digitali, incluse la copertura 4G e la banda larga mobile. Il gap che ci separa dal resto dell’Europa può e deve essere colmato a partire dalla creazione di una vera cultura digitale e informatica, penalizzata in Italia anche dalla composizione anagrafica matura e dal basso livello di istruzione – commenta Stefano da Empoli, presidente I-Com – Dal punto di vista della politica, è evidente che la realizzazione degli obiettivi dell’Agenda Digitale sia subordinata allo sblocco degli investimenti sulle reti (pubblici e soprattutto privati) e ad un sostegno efficace alla domanda, diretto (incentivi ai consumatori) e indiretto (E-government). È in questa direzione che è urgente muoversi”.

A livello europeo il rapporto registra ad una sostanziale convergenza per quanto riguarda la diffusione di reti veloci: escluse le 6 nazioni in testa alla classifica, i 15 paesi successivi sono collocati in un range di soli 16 punti. Dalla Germania all’Ungheria, passando per Spagna, Francia e Austria, è in atto un fenomeno di grande slancio verso l’innovazione delle infrastrutture e dei servizi. I primi tre posti della classifica sono occupati da Svezia, Finlandia e Olanda, che si distinguono in particolare per velocità delle connessioni e penetrazione della banda larga mobile.

Il report accende i riflettori anche sul mercato delle smart Tv. Quasi la metà delle Tv vendute nel mondo è smart, cioè direttamente connessa alla rete. Nel 2014 arriveranno al 44% del totale degli apparecchi distribuiti a livello globale. Nel 2013 la loro quota di mercato è aumentata del 55% rispetto all’anno precedente.

Oltre 300 milioni di abitazioni possono accedere oggi a servizi online tramite le cosiddette Tv connesse, cioè collegate a internet non solo in via diretta ma anche tramite consolle, lettori smart di Dvd e Blu-Ray, appositi set-top-box o decoder, smart key. Si stima che nel 2020, saranno circa 1 miliardo. La maggior parte dei nuovi dispositivi sarà installato in Cina (160 milioni), USA (92 milioni) e India (75 milioni). In Europa, il Regno Unito registrerà un tasso di penetrazione tra i più elevati al mondo, con il 50,6%, facendo meglio di Giappone (48,6%) e Usa (47%).

In Italia, nel 2013, sono state vendute 1,2 milioni di Tv connesse (Assinform). Il Politecnico di Milano stima che alla fine del 2014 si arriverà a quota 5,9 milioni e ad un volume di ricavi pari a 35 milioni di euro, con una crescita del 40% rispetto al 2013. Solo il 35% di tali dispositivi sarà effettivamente connesso ad Internet. Secondo Agcom, le smart tv sono diffuse tra il 17% del pubblico, ma solo l’8% le usa come piattaforme per accedere al web.

È un fenomeno diffuso anche a livello internazionale: negli USA, è collegato al web solo il 37,8% delle TV con acceso alla rete (a fronte di un tasso di penetrazione del 63%). In altre parole, il consumatore acquista Tv “connettibili”, di cui però non comprende/utilizza appieno le potenzialità, evidenziando la persistenza di criticità sul fronte dell’awareness e dell’alfabetizzazione digitale.

Nel 2014, i ricavi globali degli operatori OTT video (servizi video on-demand, Over The Top) tra cui Netflix, Amazon e iTunes si attesteranno poco sotto i 20 miliardi di dollari, ma sono destinati a raddoppiare entro il 2020.

“Il driver internazionale di crescita delle TV connesse è legato – accanto alle nuove abitudini di consumo – ai contenuti e, dunque, allo sviluppo dell’offerta di servizi video on demand e Ott (Over The Top). Il mercato italiano, pur presentando buoni margini di crescita, ha visto debuttare solo di recente i primi operatori Ott e deve fare i conti con la forte concorrenza di digitale terrestre e satellite” – rileva Bruno Zambardino, direttore Osservatorio sui Media I-Com – “In un comparto così complesso, in cui si confrontano soggetti diversi quali broadcaster, provider, marchi dell’elettronica di consumo e compagnie on demand, è importante però la definizione di regole comuni, che stimolino gli investimenti in contenuti e favoriscano il rafforzamento dell’offerta, riducendo la frammentazione a tutto vantaggio degli utenti finali”.

Il rapporto I-Com si conclude con un focus sulle opinioni delle principali aziende del comparto (Alcatel Lucent, Ericsson, Mediaset, Rai, Sky, Telecom Italia e Vodafone) rispetto a opportunità e sfide da affrontare. Questi i driver di sviluppo evidenziati in maniera più ricorrente: accelerazione nella digitalizzazione della PA; regolamentazione più equilibrata, che consenta a tutti gli operatori di competere in un ecosistema digitale in grado di coniugare tutela del consumatore e istanze di business; sviluppo di politiche industriali capaci di stimolare domanda e offerta di contenuti digitali; rafforzamento delle competenze digitali da parte delle imprese e da parte dei cittadini (alfabetizzazione).

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