Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

L’EVENTO

I dati al centro della digital transformation, la strategia future proof di Ibm

La due giorni di Think Roma. Modernizzazione delle infrastrutture, sfruttamento delle chance offerte dal cloud, integrazione di servizi e soluzioni i capisaldi per affrontare le nuove sfide. Stefano Rebattoni: “Il cambiamento è inevitabile, il rischio più grande è lo status quo”

25 Ott 2018

Antonello Salerno

sdr

Due giorni interamente dedicati a Cloud, intelligenza artificiale, blockchain e sicurezza dei dati, tra gli abilitatori principali di quella trasformazione digitale che apre un nuovo campo di gioco per il mondo enterprise e per l’evoluzione della pubblica amministrazione. E’ Think Roma, l’evento Ibm che dopo la tappa milanese dei giorni scorsi si è trasferito nella Capitale, all’Acquario Romano, riunendo guru, rappresentanti delle istituzioni, giornalisti di settore e aziende, fra dibattiti, percorsi esperienziali e formativi, laboratori e demo.

L’apertura della sessione plenaria della seconda giornata è stata dedicata ai tre passi fondamentali per abbracciare la digital transformation, illustrati dai tre manager che sono a capo, per l’Italia, dei settori infrastrutture, cloud e servizi, prima di passare alla cybersecurity e alle applicazioni delle nuove tecnologie nel campo della sanità.

Procedendo per ordine, Marco Utili, direttore Systems hardware sales in Ibm Italia, ha sottolineato come digital transformation sia innanzitutto sinonimo di modernizzazione delle infrastrutture, ripensando le modalità di utilizzo dei data center “a seconda dei workload che si dovranno gestire. Al centro di tutto c’è il dato – spiega Utili – che sta cambiando in termini di volumi, rapidità e sostanza. Sarà sempre più necessario combinare dati strutturati e non strutturati. Stanno nascendo nuove professioni e si trasforma il modo di approcciarsi al dato, per fornire informazioni utili al business e migliorare al massimo la user experience”. Per ottenere questi risultati, sottolinea il manager, “bisogna partire dallo storage, su ci Ibm investe molto, portando intelligenza dentro alle memorie. Allo stesso modo è fondamentale il software, perché per le applicazioni più moderne non si potrà fare a meno del Software defined storage”.

Secondo passo è sfruttare al meglio il cloud e le possibilità che apre in termini di competitività e di miglioramento delle esperienze degli utenti finali. “Il cloud è un abilitatore tecnologico – afferma Alessandro La Volpe, vicepresidente di Ibm Cloud e responsabile per l‘Italia delle attività su Cloud, software e intelligenza artificiale – Deve integrare i dati, essere pronto per tecnologie esponenziali come l’intelligenza artificiale e sicuro nelle sue fondamenta, aperto e senza lock-in”. Alla consapevolezza che il cloud – e il multicloud – siano la prospettiva verso cui si sta muovendo il mercato La Volpe cita alcuni dati significativi sulla necessità di accelerare il processo di trasformazione digitale: “Da qui al 2021 – spiega – il 91% delle aziende pianifica di adottare architetture multicloud, il 41% ha una strategia in proposito e soltanto il 38% ha procedure e strumenti per riuscirci”.

“Le richieste più frequenti che ci arrivano dai nostri clienti – aggiunge Stefano Rebattoni, general manager dei Global technology services in Ibm Italia – riguardano le sfide tecnologiche di mercato e competitive su come cambiare il ciclo di sviluppo, produzione e distribuzione per andare incontro alle esigenze degli utenti. Ed è evidente – afferma – che siamo a un punto di svolta, è il momento dii scegliere se rimanere ancorati al modello attuale o passare a un nuovo livello. Il rischio più grande che si può correre è quello di scegliere lo status quo, perché il cambiamento non può essere fermato né rallentato, l’unica possibilità è accelerarlo”. “Siamo nell’era dell’hybrid cloud – aggiunge – Si passa dal ruolo di system integrator a quello di service integrator, per produrre valore per i clienti in un momento di cambiamento. Per questo Ibm services ha sviluppato una piattaforma di servizi, Ibm services platform with Watson, con l’obiettivo di passare dai dati alla conoscenza e all’intelligenza. Al centro del nostro approccio ci sono i clienti, dall’advisory and design all’aiuto nella migrazione verso il cloud, fino al supporto e alla manutenzione”.

Durante la manifestazione è intervenuto tra gli altri Sandro Gambuzza, componente della Giunta di Confagricoltura, che ha sottolineato come gli investimenti su innovazione, ricerca e digitalizzazione in agricoltura siano le condizioni necessarie per scalare nuove posizioni nella grande sfida dei mercati internazionali”. “L’agricoltura 4.0 oggi in Italia è una realtà, ha un mercato di 100 milioni di euro, il 2,5% di quello globale che vale 3,5 miliardi di euro.

Si avvale di 300 nuove soluzioni tecnologiche, dai sensori ai droni in campo, al packaging intelligente o attivo, utilizzate lungo tutta la filiera”. “I problemi per avviare un nuovo corso di promozione dell’innovazione – ha concluso – risiedono indubbiamente nell’esiguità delle risorse disponibili, ma anche e soprattutto nella qualità dell’organizzazione del sistema, con particolare riferimento al miglioramento strutturale e al disegno delle politiche”.

Tra i temi affrontati ieri durante la manifestazione ci sono stati la trasformazione digitale raccontata dalle esperienze delle aziende che si sono già avviate su questo percorso, introdotte dal Chief Marketing officer di Ibm Italia, Luca Altieri, la Blockchain e l’impatto della digital transformation sulla pubblica amministrazione, a cui ha preso parte Enrico Cereda, presidente e amministratore delegato di Ibm Italia.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Antonello Salerno

Professionista dal 2000, dopo la laurea in Filologia italiana e il biennio 1998-2000 all'Ifg di Urbino. Ho iniziato a Italia Radio (gruppo Espresso-La Repubblica). Poi a ilNuovo.it, tra i primi quotidiani online nati in Italia, e a seguire da caposervizio in un'agenzia di stampa romana. Dopo 10 anni da ufficio stampa istituzionale sono tornato a scrivere, su CorCom, nel 2013. Mi muovo su tutti i campi dell'economia digitale, con un occhio di riguardo per cybersecurity, copyright-pirateria online e industria 4.0.

Articolo 1 di 4