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E-COMMERCE

I retailer Usa in allarme: Amazon un pericolo, ma il nemico peggiore è Alibaba

Oltreoceano parte una campagna pubblicitaria contro il colosso cinese, che sfrutterebbe una “falla” del sistema fiscale per competere in modo sleale. Il gruppo chiede al Congresso una nuova legge sul prelievo nelle vendite online

02 Dic 2014

Patrizia Licata

Nell’era della globalizzazione non è più Amazon ma Alibaba il nemico numero uno per i negozi tradizionali americani, anche se il motivo è sempre lo stesso: il colosso cinese dell’e-commerce potrebbe beneficiare delle esenzioni fiscali di cui godono di fatto le vendite online, così come ha fatto Amazon per anni ma con impatti ancora più devastanti. I retailer Usa minacciano di trascinare Alibaba in un conflitto politico proprio mentre l’azienda cinese si prepara a lanciare la versione in lingua inglese del suo sito più popolare, Taobao.

I negozi fisici hanno attaccato per anni Amazon accusandola di beneficiare di una falla nel sistema fiscale americano che consente ai negozi online di non esigere la tassa sulle vendite. Ora il nuovo obiettivo è Alibaba contro il quale è stata lanciata una campagna pubblicitaria su Tv e e Internet in cui si sostiene che il gruppo cinese sarà il nuovo beneficiario del datato sistema fiscale Usa.

La campagna è stata organizzata da big del calibro di Target, Best Buy, Home Depot e JC Penney, insieme a migliaia di piccoli negozianti, riuniti nella Alliance for Main Street Fairness; i messaggi parlano al grande pubblico ma il destinatario finale sono i politici americani. Secondo la coalizione, Alibaba “decimerà” i negozianti locali se il Parlamento non interverrà approvando una nuova legge che elimina le esenzioni fiscali per chi fa spese online.

“L’Ipo di Alibaba cambia tutto. Diventerà rapidamente una minaccia – molto più rapidamente di quanto abbia mai potuto fare Amazon“, ha detto Jason Brewer della Retail Industry Leaders Association, un gruppo di lobby che fa parte della coalizione.

“Pensiamo che sia solo questione di tempo prima che Alibaba impari a sfruttare le falle del sistema fiscale americano”, afferma Joshua Baca, portavoce della Alliance for Main Street Fairness.

“Questa campagna non si basa sui fatti”, ha replicato Alibaba. “Alibaba paga le tasse in base alle leggi del Paesi in cui opera e gli Stati Uniti non fanno eccezione”.

Amazon è riuscita a evitare le conseguenze degli attacchi dei retailer tradizionali decidendo di sostenere la nuova legge che risolverebbe la questione delle esenzioni fiscali online, anche se i negozianti dicono che l’appoggio di Amazon è solo formale. EBay è rimasta contraria a questa nuova legge, che, secondo il sito delle aste, danneggerebbe le piccole imprese che vendono online.

La legge in questione (Marketplace Fairness Act), sostenuta dai negozi fisici, servirebbe a ripristinare condizioni di concorrenza eque tra negozi fisici e online negli Usa, eliminando il vantaggio di cui hanno finora goduto le aziende dell’e-commerce. La legge chiede infatti ai singoli Stati Usa di occuparsi di prelevare le tasse sulle vendite online delle aziende dell’e-commerce anche se non hanno sede in quello Stato, mentre oggi non hanno il potere di farlo e il calcolo della tassa sulle vendite elettroniche è affidato al consumatore; così spesso la tassa non viene versata.

I negozi fisici sono obbligati a esigere la tassa sulla vendita (che arriva fino al 10% in alcuni Stati Usa) – una tassa che, è evidente, si ripercuote sul prezzo finale al consumatore. I negozi online invece, che non hanno il compito di esigere la tassa, godono di fatto di un vantaggio sul prezzo finale che possono praticare. La legge è stata approvata dal Senato l’anno scorso ma è bloccata al Congresso e lo scorso mese John Boehner, Speaker Repubblicano della Casa dei Rappresentanti, ha detto che la legge non ha possibilità di andare avanti perché per i conservatori equivale a introdurre nuove tasse ed estende eccessivamente i poteri a livello statale. La crociata anti-Alibaba della Alliance for Main Street Fairness prova a ridare una chance alle richieste dei retailer facendo leva, notano i critici della nuova legge, su un diffuso sentimento anti-cinese nel pubblico e nella politica americana.

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