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IL CASO

Ibm, la Corte Suprema Usa rinvia la causa contro i gestori del fondo pensioni

Chiesto un supplemento di indagine. Nel mirino della giustizia americana la sopravvalutazione del titolo che ha portato gravi perdite per gli azionisti di Big Blue. Che, però, non è coinvolta

15 Gen 2020

Antonio Dini

La Corte di primo grado aveva dato il via alla causa, ma l’eccezione sollevata dalla difesa, cioè dal fondo di investimento e dai manager (Ibm non è coinvolta direttamente), è finita davanti alla Corte Suprema che ha deciso di rinviare tutto al primo giudice per un supplemento di indagini. Niente processo per adesso dunque per il cattivo investimento.
Secondo chi fa causa i manager del fondo dovevano sapere che il titolo Ibm era sopravvalutato e disinvestire. Non lo hanno fatto e quando Ibm ha perso, hanno perso anche una parte delle loro pensioni i lavoratori che hanno investito in quei fondi. C’è materiale per una causa? La corte di primo grado pensava di sì, ma la Corte Suprema americana ha invece deciso il contrario: rigettata l’autorizzazione a procedere concessa dal tribunale. Adesso la causa è tornata alla corte di primo grado per analisi ulteriori del caso.

L’oggetto della decisione è però altrettanto interessante: nel 2013, secondo chi ha fatto causa, i manager dovevano sapere che la divisione microelettronica di Ibm stava avendo perdite pesanti al punto che la sua valutazione di due miliardi di dollari era fuori luogo. Il bilancio di fine anno infatti si chiuse con una forte perdita e l’azienda ha venduto a GlobalFoundries per 1,5 miliardi di dollari la divisione, con 2,4 miliardi di perdite sul valore e altri 800 milioni di dollari di altre perdite. Il titolo ha perso il 7% del suo valore e i fondi di conseguenza hanno perso rapidamente quota.
La Corte Suprema ha deciso all’unanimità che la decisione per procedere del tribunale di primo grado non è sufficiente, e che devono essere esaminati e motivati di più prima di dare l’eventuale via libera alla causa intentata contro i manager. La causa era stata intentata nel 2015, nel 2016 era stata fermata da un giudice federale ma la corte di Appello di New York nel 2018 l’aveva fatta ripartire, a condizione di andare davanti alla Corte Suprema.

Insieme a questa causa, procede anche quella avviata nel 2014 da parte dei dipendenti di Fifth Third Bancorp, accusati di aver fatto comprare le azioni della banca dal suo stesso fondo di investimento subito prima del crollo del mercato subprime.

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