Ibm taglia 10mila posti di lavoro in Europa. A rischio anche l'Italia? - CorCom

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Ibm taglia 10mila posti di lavoro in Europa. A rischio anche l’Italia?

I Paesi più colpiti dall’intervento di ristrutturazione saranno Regno Unito e Germania. In Francia in bilico fino a 1.400 dipendenti, mentre non sono ancora chiare le ripercussioni nel nostro Paese. L’operazione si inserisce nella strategia globale di focalizzazione sul cloud

26 Nov 2020

Domenico Aliperto

Ibm intende concentrarsi sui servizi cloud e per questo sta pianificando di tagliare in Europa, nell’ambito di un piano di ristrutturazione globale, più del 20% della forza lavoro. Si parla quindi di circa 10 mila posti. L’indiscrezione, riportata da Bloomberg che cita fonti sindacali, colpirà maggiormente il Regno Unito e la Germania. Ma tagli sono previsti anche in altri Paesi. In Francia, secondo l’Afp, il taglio sarebbe per un massimo di circa 1.400 posti. Al momento non è chiaro se il piano impatterà anche sulla filiale italiana, ma non è da escludersi, considerato che l’operazione riguarda la region del Vecchio continente.

La strategia di Ibm: focalizzazione sull’hybrid cloud

In generale il piano potrebbe avvenire attraverso uscite volontarie ma anche, se non bastassero, con licenziamenti. La riduzione dell’organico verrà avviata prima della grande riorganizzazione annunciata dal Ceo Arvind Krishna che ad aprile ha preso il posto di Ginni Rometty e che riguarda la scissione di Ibm in due società separate entro la fine del prossimo anno. All’inizio di ottobre Ibm ha annunciato lo spin-off delle attività di gestione delle infrastrutture in una società quotata in borsa per concentrarsi sul cloud. La nuova società riunirà l’hosting e la gestione delle attività di servizi e infrastrutture che, secondo il Big Blue, possono ambire a un portafoglio ordini di 60 miliardi di dollari.

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L’obiettivo di Ibm è quello di intercettare l’appetito delle aziende per la nuvola, e in particolare per il cloud ibrido. La società, che impiega 400 mila persone in tutto il mondo, punta dunque a tagliare dove può, a partire per esempio dai servizi in outsourcing. “Le decisioni sulla forza lavoro sono prese per supportare al meglio i nostri clienti nel loro percorso verso l’adozione di una piattaforma cloud ibrida aperta e lo sviluppo di capacità di intelligenza artificiale”, conferma Ibm in una nota, aggiungendo che il gruppo sta reinvestendo nel proprio business. “Continuiamo a fare investimenti significativi nell’istruzione e nell’accrescimento delle competenze di chi lavora in Ibm per soddisfare meglio le esigenze dei clienti”.

La decisione arriva in un momento in cui le performance finanziarie non riescono a brillare. Nell’ultima trimestrale il gruppo ha generato ricavi per 17,56 miliardi di dollari, in lieve calo rispetto ai 18 miliardi di dollari dell’anno scorso (2,6%), ma ha registrato un utile netto in leggero aumento dell’1,8% a 1,7 miliardi di dollari.

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