I DATI ISTAT

Ict, 2018-2020 peggior triennio: spesa aziende a -5%

La crisi associata all’emergenza sanitaria ha ridotto pesantemente la propensione a innovare delle imprese, soprattutto medie e grandi. Ma ha anche spinto all’adozione di nuovi modelli organizzativi interni. Ecco il punto della situazione

05 Mag 2022

Veronica Balocco

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Nel triennio 2018-2020 il 50,9% delle imprese ha svolto attività innovative: una quota in calo di circa 5 punti percentuali rispetto al periodo 2016-2018. Lo afferma il report Cis – Community innovation survey (SCARICA QUI IL REPORT COMPLETO) “Innovazione nelle imprese – Anni 2018/2020” redatto da Istat, secondo cui, fra le cause della sospensione o contrazione dell’innovazione, un ruolo importante è svolto dall’emergenza sanitaria che ha interessato il 64,8% delle aziende con attività innovative, in particolare le più piccole (66,7% contro il 50,2% delle grandi).

Industria settore più dinamico

L’industria si conferma il settore più dinamico (58,5% di imprese con attività innovative), ma anche il più colpito dal calo degli investimenti in innovazione (-7,2 punti percentuali sui tre anni precedenti) soprattutto tra le piccole imprese. Nei servizi rallenta l’innovazione (-3,8%) e colpisce le grandi imprese (-8%).

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Il report rivela che l’ammontare di imprese che hanno innovato i prodotti si attesta al 26,8%, registrando così un calo di 4 punti percentuali rispetto al 2016- 2018. E’ invece del 40,3% la quota di aziende innovatrici attente alla tutela dell’ambiente, mentre le imprese con attività innovative che hanno introdotto per la prima volta il lavoro a distanza nel 2020 è del 55,6% (il 51,2% tra le piccole imprese).

Il peso dell’emergenza sanitaria

La rilevazione, svolta tra ottobre e dicembre 2021, fornisce un ricco set di indicatori sulle attività di innovazione delle imprese con almeno 10 addetti nel triennio 2018-2020. “Questa edizione dell’indagine – commenta l’Istat – consente di cogliere in modo approfondito l’impatto della pandemia sulla scelta di innovare o meno, sugli investimenti in nuovi prodotti e nuovi processi e sui risultati economici generati dalle innovazioni. Ed evidenzia come la crisi associata all’emergenza sanitaria abbia ridotto pesantemente la propensione a innovare delle imprese (soprattutto medie e grandi) e causato un crollo delle spese per l’innovazione, confermando quanto emerso dalle Indagini Istat sulla “Situazione e prospettive delle imprese nell’emergenza sanitaria” riguardo al differimento/annullamento dei piani di investimento, dichiarato da oltre un quinto delle medie e grandi imprese”.

Ma le stime della rilevazione Cis segnalano, d’altra parte, come la crisi abbia “impresso una spinta importante all’adozione di nuovi modelli organizzativi interni con l’introduzione di nuove tecnologie digitali nel campo dell’organizzazione del lavoro: il lavoro a distanza (smart working), come modalità di gestione del personale a causa dell’emergenza sanitaria, è stato introdotto in più della metà delle imprese con attività innovative”. Quanto accaduto nel 2020 ha determinato un profondo cambiamento nella struttura produttiva e più in generale nei comportamenti e nelle decisioni delle imprese e le dinamiche del triennio 2018-2020 vanno dunque lette alla luce degli eventi del primo anno della crisi sanitaria.

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