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PUNTI DI VISTA

Ict, ecco come la Russia tiene testa agli Usa

A Mosca i limiti di mercato europei non esistono, ed è possibile innescare una potenziale domanda di 160 milioni di consumatori. Che si moltiplicano se si aggiungono l’Ucraina e gli altri Paesi ex Urss

08 Mag 2015

Edoardo Narduzzi

Se si escludono rari casi di successo, come Skype o Fast, la lunga rivoluzione di Internet e del web prima, del web 2.0 e dei social media poi e del mobile ora, non è stata lastricata di startup europee di successo. Perché? L’Europa investe molto con il suo generoso stato sociale nel capitale umano, dispone di infrastrutture di avanguardia, ottime università, un pil aggregato primo al mondo e una popolazione, libera di muoversi e scambiare ogni cosa, più ampia di quella americana.

Non è, quindi, facile capire perché il Vecchio Continente sia stato così meno di successo nel produrre imprese tecnologiche innovative negli ultimi 4 decenni. Una settimana nella dinamica vita imprenditoriale moscovita qualche chiave di lettura la offre. Primo, il mercato europeo è unico soltanto sulla carta, perché in realtà le differenze linguistiche e culturali non producono ancora un’unica domanda. Fare una startup a Valencia o ad Amburgo non è ancora in alcun modo comparabile ad una situazione analoga tra due città americane come Boston e Austin. E la dimensione potenziale della domanda è fondamentale per l’affermazione e la velocità del successo di imprese innovative che necessitano di effetti rete per lanciarsi sul grande mercato. Una Facebook danese, ad esempio, avrebbe faticato non poco ad emergere.

In Russia quasi tutti i limiti europei non esistono. Il mercato è unico ed è in grado di innescare una potenziale domanda di 160 milioni di consumatori, che diventano molti di più sommando tutti quelli che parlano perfettamente russo in Ucraina o nell’ex Urss. La flessibilità del mercato del lavoro è perfino maggiore di quella Usa potendo licenziare in ogni momento il personale, mentre il cuneo fiscale è quasi inesistente. Mosca funge da polo di attrazione, incubazione e valorizzazione delle idee ed il capitale privato a disposizione per il lancio di nuove avventure è da tempo significativo. Il risultati si vedono.

Tanto l’Europa è stata incapace, ad esempio, di realizzare un suo motore di ricerca – ai tempi di Jacques Chirac, la Francia investì centinaia di milioni pubblici per finanziare il morore autoctono Quaero – quanto la Russia vanta il suo Yandex, quotato in borsa e temibile avversario di Google. Nella Mosca contemporanea, nonostante la crisi ucraina ed economica, puoi incontrare e discutere, anche di business, con multimilionari o miliardari della tecnologia con le stesse modalità degli Usa. Ti ricevono in maglietta, jeans e scarpe da ginnastica alle 8 di mattina in un caffè oppure alle 8 di sera in un Jazz Club e vanno subito al dunque. Hanno da anni perso la paura che in Russia le startup di successo non sono a portata di imprenditore russo e analizzano e decidono con la velocità della Silicon Valley. La riprova che le sanzioni non servono a molto.

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