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#TELCO4ITALY18

Il 5G sprigionerà tutto il suo potenziale grazie alla creazione di use case

Oltre il tema dell’infrastrutturazione: per trasformare le reti di ultima generazione in valore per l’intero sistema Paese servono sperimentazione, collaborazione e proposte per nuovi modelli di business. Ecco il punto di vista dei relatori della prima tavola rotonda “5G: nuova opportunità per le telco”, di scena a Telco per l’Italia 2018

14 Giu 2018

Domenico Aliperto

Quando si parla di 5G si tende a valutare troppo gli aspetti tecnologici e troppo poco l’impatto che potranno avere su aziende e consumatori i servizi a valore aggiunto abilitati dalle reti di ultima generazione. Ma per sprigionarne il potenziale occorrono prima di tutto la sperimentazione, la collaborazione tra i vari attori coinvolti in questa rivoluzione – a cavallo di pubblico e privato, di impresa e ricerca – oltre alla creazione di use case che fungano da apripista per elaborare nuovi modelli di business. È questo il messaggio emerso durante la prima tavola rotonda “5G: nuova opportunità per le telco”, di scena all’ottava edizione di Telco per l’Italia, l’evento organizzato a Roma dal gruppo Digital360 e dedicato alla trasformazione che sta cavalcando il mercato delle Tlc italiano.

“Il 5G è il collante dei fenomeni che accadono su Big data, IoT, AI, Industry 4.0. Senza l’implementazione della rete, queste tecnologie rimarranno verticali che non porteranno risultati significativi a livello Paese”, ha detto Luigi De Vecchis, CEO di Huawei Italia. “Il governo deve porre grande attenzione al modo in cui vengono implementate e integrate con il 5G le varie applicazioni. In passato”, ha continuato De Vecchis, “ci sono state scelte coraggiose. Penso per esempio ai trial, che hanno fatto incontrare su sperimentazioni specifiche imprese pubbliche e private per dare vista a ecosistemi di applicazioni. Ma servono altre iniziative di questo tenore, senza mai dimenticare che la realizzazione delle infrastrutture è un must. Il ruolo della PA? È essenziale. Ma non tanto rispetto alla fornitura di piattaforme tecnologiche, quanto nella capacità che può avere di semplificare gli iter burocratici, sciogliere i lacci e i lacciuoli delle regole che frenano lo sviluppo del Paese”.

D’altra parte per Stefano Pileri, Amministratore Delegato di Italtel, il 5G va considerato come qualcosa che trascende il mero potenziamento delle prestazioni di rete rispetto ai servizi voce e trasmissione dati. “Il 5G svilupperà un valore economico importante per l’intero Paese, indirizzando le esigenze della nuova industria. La collaborazione nella creazione di strumenti e competenze diventa essenziale se consideriamo che il tessuto produttivo italiano è composto da piccole realtà che non possono permettersi investimenti fatti singolarmente”. Ma anche per Pileri il tema infrastrutturale non deve passare in secondo piano. Osservato dalla prospettiva di Italtel, il mercato ha bisogno di sviluppare una logica di prossimità rispetto all’elaborazione dei dati che arriveranno dalle molteplici sorgenti dell’IoT: questo significa focus sull’edge computing, senza scendere a compromessi su data protection e tutela della privacy.

Alessandro Pane, Direttore ricerca e sviluppo di Ericsson Italia, ha aggiunto che non si può nemmeno considerare il 5G come un unicum, ma come il risultato dell’integrazione tra i diversi network che copriranno le diverse esigenze dei settori e delle geografie che compongono l’intero mercato. “La sfida più grande riguarda la migrazione tra lo status quo e il futuro”, ha detto Pane, che ha parlato della necessità per chi progetta e costruisce architetture di rete di lavorare gomito a gomito con chi sviluppa soluzioni negli ambiti che accelereranno con l’avvento del 5G, a partire per esempio dalla robotica.

C’è poi il ruolo dei system integrator, che hanno il compito di accorpare le tecnologie e trasformarle in servizi integrati a supporto del business. Luigi Noya, Managing director Media and Technology di Accenture Communications, ha portato come testimonianza del fermento del mercato il successo che stanno riscontrando il Customer Innovation Center di Milano che, inaugurato un anno fa, ha già registrato cinquecento visite da parte di rappresentanti di tutti i settori, e le attività dell’IoT Innovation Center di Modena. “Fare troppo affidamento sugli aspetti tecnologici del 5G può rivelarsi una trappola, da cui rischiamo di avere brutte sorprese. Dobbiamo concentrarci sulla sperimentazione e quindi sulle partnership con università e centri di ricerca per effettuare test dedicati ai servizi innovativi”.

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