Il coronavirus spinge la digitalizzazione degli studi legali: focus su dati e analytics - CorCom

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Il coronavirus spinge la digitalizzazione degli studi legali: focus su dati e analytics

L’indagine Wolters Kluwer: la tecnologia ha permesso il lavoro da remoto durante il lockdown ed è percepita come primo driver della trasformazione digitale. Ma solo il 28% degli studi è preparato al cambiamento: pesa la resistenza culturale

12 Giu 2020

Patrizia Licata

giornalista

L’epidemia da Covid-19 avrà un forte impatto strutturale a lungo termine anche sul settore legale, dove ha portato rapidamente alla luce la necessità di accelerare i tempi della trasformazione digitale. Lo afferma l’indagine condotta da Wolters Kluwer su un panel di 700 professionisti legali negli Stati Uniti e in Europa: la maggioranza degli intervistati è convinta che tecnologie come Big data e analytics avranno un impatto significativo sul settore nei prossimi tre anni. 

Per il 76% degli intervistati nell’indagine indipendente “Future Ready Lawyer Survey 2020: Performance Drivers” il trend che guida il cambiamento è la crescente importanza della tecnologia, anche se meno di un terzo (28%) dichiara di essere molto preparato a questo cambiamento. Tra i principali ostacoli, c’è una scarsa resilienza (intesa come scarsa adattabilità al cambiamento) e la resistenza da parte della leadership, comune sia ai corporate legal department (65%) che agli studi legali (53%). Gli investimenti sono tuttavia in crescita: il 67% degli studi legali dice che sta aumentando la spesa in nuove tecnologie che supportano l’attività.

Il sondaggio, realizzato per il secondo anno consecutivo da Wolters Kluwer (servizi di informazione, software e servizi per professionisti, aziende e pubblica amministrazione), è stato svolto a gennaio 2020, ma i trend emersi sono stati ulteriormente amplificati dalla crisi in atto.

I clienti chiedono innovazione

L’indagine di Wolters Kluver viene condotta con l’obiettivo di valutare le capacità di resilienza e attitudine al cambiamento del mondo legale. La ricerca evidenzia come la maggior parte dei professionisti legali ritenga che una delle priorità sia migliorare produttività ed efficienza per soddisfare le aspettative dei clienti. Per questo è necessario promuovere l’innovazione ed efficientare i costi, affrontando la crescente complessità del mercato.

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La digitalizzazione era ovviamente in atto già prima dell’emergenza sanitaria. E il 62% degli studi legali “technology leader” ha riportato un aumento della redditività nell’ultimo anno, contro il 17% degli studi rimasti indietro. Il lockdown ha reso ancora più evidente il ruolo cruciale svolto dalle tecnologie per la competitività nel mondo legale. Nel periodo di confinamento, strumenti e competenze digitali hanno permesso alla maggior parte dei professionisti di mantenere la propria operatività da remoto. Saper cogliere al meglio le opportunità dell’innovazione tecnologica permette di essere maggiormente competitivi nel panorama legale contemporaneo.

“La crisi globale da coronavirus ha generato molta pressione economica anche sulla professione legale. Per essere competitivi, è necessario aumentare la produttività ed efficientare le prestazioni perché le richieste dei clienti saranno sempre maggiori ma ci sarà grande attenzione ai costi”, ha dichiarato Martin O’Malley, Executive Vice President e Managing Director di Wolters Kluwer Legal & Regulatory.

Consulenti sempre più hitech

La ricerca ha anche messo in luce i gap tra le richieste del mercato e la capacità di risposta delle organizzazioni legali, comuni sia agli studi legali che agli uffici legali delle aziende. La distanza tra domanda e offerta riguarda in particolare la comprensione delle necessità, le aspettative del cliente e il livello delle performance.

Il 79% dei corporate legal counsel indica come priorità l’efficienza e la produttività degli studi legali con cui collaborano, favorite anche dall’utilizzo della tecnologia. Nei prossimi tre anni, l’81% di loro ne terrà conto nella selezione dei propri consulenti. Ad oggi solo il 28% delle law firm afferma però di corrispondere a queste caratteristiche.

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