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IL DIGITAL SUMMIT DI CAPRI

Il digitale è la sfida delle sfide. L’appello di EY al governo: “Investire a livello di sistema”

L’anticipazione dei dati dell’indagine condotta insieme con Ipsos e il Centro Studi Intesa Sanpaolo: livello di digitalizzazione basso nell’89% delle Pmi. E anche nelle grandi aziende c’è molto da fare. Aumenta l’ottimismo ma bisogna accelerare. Iacovone: “Indispensabile uno sforzo culturale e formativo”

10 Set 2018

Mila Fiordalisi

Condirettore

La trasformazione digitale è la sfida numero uno per l’Italia. È la sfida delle sfide per la crescita e per il futuro. Questo il messaggio che EY lancia al governo italiano alla vigilia dell’edizione 2018 del Digital Summit, che andrà in scena come da tradizione a Capri dal 3 al 5 ottobre.

“È necessario investire a livello di sistema e di imprese nelle infrastrutture e nelle tecnologie destinate all’economia digitale, senza le quali si rischia un ritardo importante nel rafforzamento del potenziale competitivo del Paese”, ha sottolineato il ceo Donato Iacovone in occasione dell’anticipazione dei dati preliminari dell’indagine, condotta insieme con Ipsos e il Centro Studi Intesa Sanpaolo, la cui versione integrale sarà presentata il 4 ottobre a Capri.

“È indispensabile anche fare uno sforzo culturale e formativo, destinato soprattutto alle aziende di piccole e medie dimensioni, per accelerare l’ingresso delle strutture produttive e di servizi nel mondo digitale – ha aggiunto Iacovone – C’è, infine, un grande spazio di crescita per l’occupazione qualificata a condizione di spingere il sistema educativo e l’interesse dei nostri giovani verso la conoscenza e l’utilizzo delle nuove tecnologie digitali”.

Se è vero che l’ottimismo riguardo alle potenzialità del digitale è decisamente aumentato rispetto agli anni passati è anche vero che la crescita risulta ancora lenta, è emerso dall’indagine. La trasformazione digitale delle imprese non è più percepita come un rischio: il 78% della popolazione italiana vede nella digitalizzazione soprattutto effetti positivi, in relazione al modo di organizzare il lavoro e la produzione. E 72% dei lavoratori intravede effetti positivi anche in relazione al proprio lavoro.

Gli investimenti da parte delle imprese stanno aumentando e stando ai dati Istat nell’ultimo triennio si sono concentrati prevalentemente nel campo della sicurezza informatica (45%) e delle applicazioni web e mobili (28%). Sostenuto l’andamento della spesa in piattaforme cloud (circa il 6-7% sul totale della spesa in Ict), che è pari al doppio della media dell’Unione Europea. Nonostante i numeri in salita il livello di digitalizzazione delle aziende risulta però ancora basso, persino nelle grandi aziende: solo nel 48% del campione il livello di digitalizzazione risulta alto o molto alto, anche se va evidenziato che si marcia a un ritmo sostenuto. Lo stesso non può dirsi per le Pmi: il livello di digitalizzazione risulta basso a molto basso nell’89% dei casi.

Da evidenziare anche la “spaccatura” a livello geografico: la crescita dei progetti di trasformazione digitale nelle regioni ad alta vocazione industriale (Nord Est, Lombardia, Emilia Romagna) risulta pari al 42% contro il 38% del resto d’Italia.

La strada dunque è ancora in salita, e grosse criticità si rilevano anche e soprattutto se si allarga il campione dalle imprese alla popolazione italiana tutta. Circa il 30% delle famiglie risulta ancora privo di connessione a Internet, anche se nel 2017 due persone su tre hanno utilizzato la Rete e quasi una su due tutti i giorni. Un dato, quest’ultimo, raggiunto grazie all’accesso via smartphone, il device che ha ormai superamento largamente il pc in particolare fra i giovani: lo usa il 74% di quelli in età compresa tra i 14 e i 24 anni, con punte dell’81% nella fascia 18-19 anni.

L’aumento delle connessioni fa il paio con una crescita alle fonti di informazione anche se – evidenzia EY – importanti problematiche si rilevano sotto il profilo delle cosiddette fake news. Il 47% degli utenti ritiene le news meno affidabili a causa delle manipolazioni via web, anche se la maggioranza degli intervistati (52%) si considera in grado di distinguere le notizie vere da quelle false. In aumento anche lo shopping online, ma i margini di crescita sono notevoli: circa metà degli italiani ha effettuato acquisti online nel 2016 (contro il 20% del 2005).

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