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L'ANALISI

Il filosofo Floridi: “Esseri umani data-objects. È l’era del capitale semantico”

Il docente della Oxford University affronta il tema della nuova identità. La competenza vincente sarà dare significato e senso in realtà che ci circondano. “Il linguaggio è identità, ma bisogna imparare da giovani”

05 Ott 2018

Mila Fiordalisi

Direttore

Il capitale semantico. È questa secondo Luciano Floridi, professore di Filosofia ed Etica dell’Informazione alla Oxford University, la “chiave” di volta per venire a capo della questione delle competenze di nuova generazione.

“Dobbiamo insegnare ai ragazzi a gestire le informazioni”, ha detto Floridi intervenendo all’EY Digital Summit di Capri. “Ma non si tratta di un’operazione passiva. Bisogna insegnare ad aumentare il capitale semantico”. Ma che cos’è il capitale semantico? “Il capitale semantico è ciò che usiamo per dare significato e senso in realtà che ci circondano. Il capitale semantico è specifico dell’uomo. Non è terreno dell’intelligenza artificiale. Semanticizzare il mondo vuol dire dunque dare significato e senso alle cose che ci circondano”.

Tre secondo Floridi i linguaggi che bisogna saper maneggiare per dotarsi delle competenze del domani: il linguaggio notazionale, il linguaggio costitutivo e il linguaggio calcolativo. “Il primo è meno interessante è ciò che afferisce a spiegazioni stenografiche, si pensi ai libri di scacchi. Gli altri due linguaggi invece rappresentano un valore: i linguaggi costitutivi sono quelli di un oggetto, i cosiddetti linguaggi naturali, mentre i linguaggi calcolativi, sono quelli ad esempio dei numeri. Se si dominano questi linguaggi facendo un po’ di pratica si risolvono i problemi. Formazione oggi è dunque soprattutto gestione, acquisizione attraverso la competenza linguistica”. Se è vero che l’uomo è stato scalzato dalla centralità nell’universo e che l’intelligenza artificiale mette ancora più all’angolo l’essere umano è anche vero – sostiene Floridi – che “il capitale semantico è l’unico che distingue l’uomo dalla macchina. Gli oggetti autonomi sono adattabili, persino furbi, ma intelligenti no”.

Cambia profondamente anche il significato di lavoro: “Il lavoro è identità. Nel Giulio Cesare di Shakespeare si parla di “genti meccaniche” indicando chi aveva un lavoro. Dopo la modernità noi siamo diventati il nostro lavoro, nel biglietto da visita c’è scritto che fai non chi sei. L’Europa oggi ci descrive come data objects, dunque è il capitale semantico che ci definisce e ci rende posizionabili”.

Il linguaggio allora diventa identità. “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo diceva Wittgeinstein. I limiti della mia employability sono dunque i limiti del linguaggio che riesco a parlare. Se non parlo informazione sono escluso, non sono più in grado di comunicare con il mondo che mi circonda”. Investire oggi sui nuovi linguaggi è la chiave per vincere la partita del futuro, ma il filosofo avverte: “L’immersione nel linguaggio dell’informazione va fatta da giovani, perché alcuni linguaggi non si possono imparare troppo tardi”.

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