Il no al referendum non fermi le riforme digitali - CorCom

Il no al referendum non fermi le riforme digitali

Il nuovo esecutivo non è uno yougurt a scadenza predeterminata. Industria 4.0, banda ultralarga e PA digitale sono tematiche che non vanno assolutamente accantonate nell’azione che il governo dovrà mettere in campo giorno dopo giorno, indipendentemente dalla sua durata

14 Dic 2016

Gildo Campesato

“Il governo dura fino a quando ha la fiducia “delle Camere ha rimarcato il neo presidente del Consiglio Paolo Gentiloni nel suo discorso di insediamento. Quasi a dire che il nuovo esecutivo non è uno yougurt a scadenza predeterminata. Anche se, nei discorsi di insediamento alle Camere è emersa essenzialmente una prospettiva programmatica legata alle emergenze: legge elettorale in primis, ricostruzione post-terremoto, ruolo internazionale dell’Italia (avremo la prossima presidenza del G7), emigrazione, crisi del sistema bancario, crescita economica, Meridione.

Nelle parole del neo presidente del Consiglio non sono mancati accenni a tematiche come la digitalizzazione della pubblica amministrazione, i progetti di Industria 4.0, i piani di investimento per la banda ultralarga.

Inevitabile, visto il contesto, che Gentiloni sia rimasto alla dimensione degli accenni. Ma si trattai tratta di tematiche che non vanno assolutamente accantonate nell’azione che il governo dovrà mettere in campo giorno dopo giorno, indipendentemente dalla sua durata.

La riconferma di ministri chiave come Calenda allo Sviluppo Economico e Madia alla Funziona Pubblica può offrire una continuità che eviti ritardi o interruzioni di percorso delle riforme digitali avviate. A Gentiloni, del resto, non mancano competenze e sensibilità specifiche, come ad esempio sulla banda ultralarga, per non coglierne l’importanza. Tra l’altro, a settembre si riuniranno in Italia i ministri dell’Ict del G7: al centro i tempi di Industria 4.0. Sarà importante arrivarci anche con un piano Calenda in fase di implementazione e non solo con discorsi astratti.

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Vanno poi consolidati i primi pilastri della trasformazione digitale della PA (Spid, Anagrafe unica, Pagamenti digitali, Competenze digitali) dando continuità all’azione di Agid e mettendo alla prova la squadra di Diego Piacentini. A parlare dovranno essere i risultati, non pregiudizi aprioristici.

L’altro grande tema in agenda è la realizzazione dei piani per l’ultrabroadband, in particolare nelle aree a fallimento di mercato (o di offerta?). Infratel deve andare avanti con i bandi.

Sono priorità di crescita e competitività del Sistema Italia la cui realizzazione travalica la prospettiva temporale di durata del governo. Ma proprio per questo non sono ammessi rallentamenti.