Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

LA TECNOLOGIA

Il primo robot che capisce un suo “simile”: nuovo traguardo per l’AI

È il risultato del progetto ToMnet dei ricercatori della DeepMind di Google. Simulato uno scenario virtuale per verificare mosse e strategie in una sorta di gioco di ruoli. Il sistema è riuscito a identificare tutti i personaggi grazie a pochi passaggi e a prevederne in modo corretto il comportamento futuro

30 Lug 2018

Giorgia Pacino

Fra macchine, adesso sì, ci si intende. I ricercatori dell’azienda DeepMind di Google hanno messo a punto un’intelligenza artificiale in grado di leggere la “mente” di un altro computer e prevedere le sue azioni. Secondo la rivista Science, che ha pubblicato i risultati del progetto, si tratta del primo passo verso la collaborazione fluida tra le macchine e tra loro e le persone.

Il progetto si chiama ToMnet e si deve a un gruppo di ricercatori di Londra guidati da Neil Rabinowitz. Presentato a Stoccolma, in occasione della Conferenza internazionale sull’apprendimento delle macchine, è iniziato come un tentativo per convincere gli esseri umani a capire i computer. Molti algoritmi utilizzati dall’intelligenza artificiale non sono infatti scritti dai programmatori, ma si basano sulle capacità di learning della stessa macchina. Rabinowitz e i colleghi hanno dunque creato ToMnet per osservare cosa riuscisse a imparare sul modo di agire delle altre AI, in parte ignoto anche agli umani.

Il progetto comprende tre reti neurali, simili al cervello umano. Ciascuna è composta da piccoli elementi di calcolo e connessioni in grado di apprendere dall’esperienza. La prima rete impara le tendenze di altre AI sulla base delle loro azioni passate. La seconda comprende le loro attuali “credenze”. La terza, prende in considerazione i dati raccolti dalle altre due reti e, a seconda della situazione, predice le successive mosse dell’AI.

Per addestrare l’intelligenza artificiale di ToMnet a prevedere i comportamenti di altre macchine, i ricercatori hanno utilizzato un gioco virtuale. Le intelligenze artificiali da studiare si muovevano in una stanza per raccogliere caselle colorate, rappresentando tre diverse categorie di personaggi. I personaggi ciechi tendevano a seguire i percorsi lungo muri, i miopi si spostavano solo verso gli oggetti più vicini e, infine, i personaggi dotati di supervista afferravano gli oggetti in un ordine specifico per guadagnare più punti.

Dopo un po’ di addestramento, il sistema è riuscito a identificare tutti i personaggi grazie a pochi passaggi e a prevedere in modo corretto il comportamento futuro di ciascuno di essi. Un test finale ha rivelato che ToMnet è persino in grado di capire quando una macchina possiede una falsa credenza. Uno dei personaggi è stato infatti programmato per essere miope: quando, a metà del gioco, è stato alterato il paesaggio circostante, ToMnet ha previsto con precisione che il personaggio si sarebbe attenuto al percorso originale, a differenza degli altri computer dotati di maggior vista e perciò più capaci di adattarsi alla nuova realtà circostante.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 5