Il processo civile è "all digital" - CorCom

GIUSTIZIA DIGITALE

Il processo civile è “all digital”

Dal 1° giugno comunicazioni e depositi avvengono via posta elettronica certifica. Si punta a snellire i procedimenti ed abbattere i tempi. Intravaia (ministero della Giustizia): “Una rivoluzione tecnologica e organizzativa per la quale serve l’impegno di tutti gli addetti”

21 Lug 2014

Federica Meta

“L’Italia deve accelerare la riforma della giustizia». La raccomandazione arriva dal documento del Fondo monetario internazionale nel quale si passa al setaccio la salute dell’Eurozona. E il nostro paese ha anticipato “ i compiti a casa” avviando già il 30 giugno 2014 il processo civile telematico (Pct).

Ma cosa cambia nel procedimento? Le comunicazioni e le notificazioni delle cancellerie andranno emanate esclusivamente tramite Posta elettronica certificata mentre il deposito degli atti andrà completato con ricevuta di avvenuta consegna entro il giorno di scadenza per la presentazione; qualora si renda obbligatorio l’invio di più mail tramite Pec, conterà l’ultimo per il rispetto dei tempi consentiti. L’obbligo è, però, scattato esclusivamente per le cause intentate a partire da quella data. Successivamente – dal 31 dicembre 2014 – la norma andrà osservata anche nei riguardi dei procedimenti già in corso alla data odierna, e, dunque, avviati prima del 30 giugno.

La scelta di questo doppio binario temporale è stata motivata dal ministero della Giustizia proprio dalla volontà da un lato di evitare il rinvio all’ultimo minuto e dall’altro dall’intenzione di lasciare così ai Tribunali e agli avvocati (e allo stesso ministero) un supplemento di tempo per colmare le lacune organizzative, tecniche e in parte anche ancora culturali che potrebbero altrimenti fare fallire questo epocale passaggio dalla carta ai computer della giustizia civile.

Per arrivare pronto all’appuntamento del 30 giugno il ministero della Giustizia ha messo in campo l’artiglieria pesante, come spiega al Corriere delle Comunicazioni Daniela Intravaia, direttore generale Sistemi Informativi Automatizzati.

“Non siamo arrivati all’appuntamento improvvisando – precisa Intravaia – Abbiamo dotato gli uffici di 20mila pc fissi, 5205 portatili, 8mila stampanti integrati con scanner: nella pratica abbiamo coperto tutti 2100 magistrati coinvolti nell’iniziativa. E lo abbiamo fatto nonostante il corposo taglio di budget”. Nel 2013 il dipartimento guidato da Intravaia aveva infatti a disposizione 92 milioni che poi sono scesi a 71 nel 2014. Ora il ministro Orlando ne ha promessi 8 milioni e mezzo, promessa che fa ben sperare per il proseguio delle iniziative digitali.

Il progetto del processo civile telematico è ambizioso e mira a gestire con modalità informatiche e telematiche la redazione, la sottoscrizione a valore legale, la trasmissione e la conservazione degli atti processuali, nonché garantire la possibilità agli utenti interessati e legittimati, di poter accedere alle informazioni e agli atti contenuti nei registri di cancelleria e nei fascicoli processuali.

La normativa, che punta a costituire un sistema alternativo a quello tradizionale basato sull’uso di tonnellate di carta, non modifica la disciplina delle fasi, ma le modalità di trasferimento di atti e comunicazioni tra avvocati e Uffici Giudiziari, così come quelle all’interno degli Uffici Giudiziari stessi. All’individuazione delle regole operative e degli strumenti per il funzionamento del Processo Civile Telematico stabilite dal primo Dpr, sono seguiti altri 2 decreti (nel 2008 e nel 2011) che hanno ulteriormente normato alcuni aspetti, con particolare attenzione al flusso dei dati per i depositi e sull’uso della Casella di Posta Elettronica Certificata del Processo Telematico (Cpecpt), abbandonata in favore della Pec ordinaria. “Si tratta di una vera e propria rivoluzione – sottolinea Intravaia – nella quale la tecnologia gioca certamente un ruolo ma che rischia non raggiungere i risultati sperati se non si presta attenzione all’impegno e alla convinzione degli addetti ai lavori. A dimostrarlo quello che accaduto al tribunale di Milano, pioniere del Pct, dove c’è stata una forte sinergia e una grande voglia di raccogliere la sfida dell’innovazione”.

In questo senso diventano fondamentali anche le competenze delle risorse umane messe in campo nei singoli uffici ma anche a livello di ministero. “Nelle cancellerie – sottolinea la dirigente – gli addetti sono già sono formati, soprattutto tenuto conto che il Pct introduce nelle loro attività solo la novità della firma digitale”. Per quanto riguarda invece la task force del ministero Intravaia evidenza che quello da lei guidato “è un corpo specializzato, formato da tecnici, informatici e amministrativi in grado di comprendere le necessità di un servizio digitale costituzionalizzato che, come tale, presenta complessità ed esigenze del tutto particolari. Che finora sono state gestite efficacemente”.