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CYBERSECURITY

Il riconoscimento facciale “arma” di spionaggio? Nuovo dossier Usa

Secondo indiscrezioni il governo americano starebbe valutando un ban simile a quello imposto a Huawei & co. espressamente indirizzato a bloccare l’uso delle tecnologie di videosorveglianza made in China. Hikvision e Zhejiang Dahua Technology le due società già finite sotto i riflettori

23 Mag 2019

Antonio Dini

La lista dei proscritti dal governo Usa si potrebbe allargare: secondo Bloomberg dopo Huawei nella lista nera di Donald Trump potrebbero finire altre società cinesi. Due sono già indicate: Hikvision e Zhejiang Dahua Technology, mentre altre devono ancora essere rivelate. Si tratta di aziende specializzate nella videosorveglianza e potrebbero essere private di tutte le tecnologie made in Usa sia hardware che software.

Dietro al bando, spiegano le fonti di Bloomberg, ci sarebbe la preoccupazione del governo americano per la repressione che in Cina sta avvenendo ai danni della minoranza uigura, nella parte occidentale del Paese. C’è infatti la preoccupazione, condivisa dall’amministrazione Trump, che queste aziende potrebbero fornire le tecnologie acquistate negli Usa per potenziare le proprie soluzioni mirate alla repressione: le telecamere di Hikvision o Dahua, dotate di capacità di riconoscimento facciale, possano essere impiegate nello spionaggio e sorveglianza in modo altrimenti impossibile per degli operatori umani.

Se effettivamente l’amministrazione di Trump portasse avanti questa mossa aumenterebbe in modo netto le tensioni con la Cina e solleverebbe interrogativi sul fatto che gli Stati Uniti stiano perseguendo altri colossi hi-tech del Paese. È infatti ancora fresco l’inchiostro della firma di Trump sulla lista di proscrizione con un solo nome: Huawei Technologies. Le aziende americane non possono fornire le proprie tecnologie all’azienda cinese, a partire dai chip prodotti da Qualcomm e Intel. Secondo gli osservatori questa decisione però minaccia di rallentare la crescita economica globale e frenare l’implementazione di reti 5G in molti Paesi, a partire dagli Usa.

Le azioni delle due aziende cinesi, quotate alla Borsa cinese, sono calate dopo l’accusa – registrata per la prima volta dal New York Times –  di aver aiutato il governo di Pechino facilitandone la persecuzione della minoranza uigura, di religione islamica, nella regione occidentale dello Xinjinag. Trump aveva sospeso l’azione di blocco anche di queste aziende, spiegano i giornalisti americani, intanto che i negoziati commerciali con la Cina stavano procedendo. Tuttavia, adesso che i negoziati si sono bloccati, si riapre l’ipotesi della lista nera anche per queste aziende.

Non è chiaro se anche queste aziende finiranno nell'”Elenco dei soggetti speciali“, la lista delle aziende a cui è vietato l’acquisto di tecnologie americane senza una speciale licenza. Nel gruppo ci sono i più grandi prodottori di apparecchi di sicurezza utilizzati in tutto il mondo: dai due colossi Hikvision e Dahua ai più piccoli Yitu Technology e alle specializzate SenseTime, Face++ (e la sua casa madre Megvii) che però hanno meno bisogno di componentistica americana.

Quest’ultima minaccia è destinata ad aumentare i timori di Pechino che il fine ultimo della presidenza Trump sia quello di contenere la Cina, scatenando una guerra fredda tra le due più grandi economie del mondo. Lo scorso aprile tuttavia il senatore repubblicano della Florida Marco Rubio assieme ad altri avevano scritto al segretario di stato Michael Pompeo e al segretario al commercio Wilbur Ross chiedendo che venissero imposte delle sanzioni commerciali sulle aziende cinesi a causa delle violazioni dei diritti umani commessi nell’area dello Xinjiang.

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