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L'AUDIZIONE

Crittografia e privacy, il Senato Usa “striglia” Apple e Facebook

Se le aziende non renderanno spontaneamente accessibili i dati alle forze dell’ordine il legislatore americano potrebbe mettere a punto una legge per obbligarle

11 Dic 2019

Antonio Dini

Democratici e Repubblicani uniti contro i big del tech sulla crittografia. Durante l’audizione di Apple e Facebook di fronte alla Commissione giudiziaria del Senato, a Washington, i senatori americani hanno trovato uno dei loro pochi argomenti bipartisan: la richiesta perentoria di aprire i sistemi di crittografia di Apple e Facebook per consentire agli investigatori di trovare informazioni e prove necessarie per le indagini.

Per farlo i rappresentanti americani hanno citato le sparatorie più gravi della storia recente degli Usa e i casi di violenze e abusi su minori. Fino a minacciare di regolare la materia per legge, se i big del tech non collaborano. “O trovate voi un modo – ha detto il senatore Lindsey Graham – oppure lo faremo noi per voi. Non vivremo in un mondo dove i pedofili hanno un rifugio sicuro per praticare le loro attività. Punto. Fine della discussione”.

Apple e Facebook, i cui dirigenti stavano partecipando all’audizione della commissione, sono state più volte al centro di situazioni in cui le tecnologie per la privacy e sicurezza dei loro utenti, segnatamente la crittografia end-to-end, hanno giocato il ruolo di protezione dei presunti colpevoli o di persone colte in flagranza di reato.

Facebook da tempo è in conflitto con svariati governi in tutto il mondo da quando, all’inizio di quest’anno, ha annunciato il suo piano di estendere la crittografia end-to-end ai suoi altri servizi di messaggistica, dopo averla attivata su WhatsApp. Il procuratore generale degli Usa, William Barr, e i capi delle forze di polizia del Regno Unito e dell’Australia hanno chiesto ufficialmente a Facebook di non procedere con il suo progetto a meno che non fornisca una via di accesso per le autorità. Facebook ha rifiutato di adempiere a questa richiesta con una lettera scritta del responsabile di WhatsApp, Will Cathcart e del responsabile di Messenger, Stan Chudnovsky: «La porta di accesso preferenziale che richiedete – hanno scritto i due manager – per le forze dell’ordine sarebbe in realtà un regalo per i criminali, per gli hacker e per i regimi oppressivi. Non è qualcosa che abbiamo previsto di fare».

Nel 2016 Apple ha combattuto a lungo in tribunale contro le richieste della Fbi di avere accesso all’iPhone di uno dei coniugi Syed Rizwan Farook e Tashfeen Malik, che avevano compiuto una strage in un centro sociale per disabili a San Bernardino il 2 dicembre 2015 facendo 14 vittime e poi suicidandosi. Dalle indagini era emerso che i due erano ispirati dalla jihad islamica e la Fbi voleva portare avanti le indagini analizzando il contenuto dell’iPhone, che era stato bloccato e risultava inaccessibile.

L’opposizione di Apple alle richieste della Fbi ha contribuito a rafforzare la reputazione dell’azienda per la protezione della privacy degli utenti, mentre negli anni Facebook è stata più volte criticata per una serie di scandali nella gestione dei dati personali.

Sia il responsabile della privacy per la messaggistica di Facebook, Jay Sullivan, che il responsabile della privacy di Apple, Erik Neuenschwander, hanno risposto ai senatori suggerendo di occuparsi principalmente delle attività dell’altra azienda.

Sullivan ha ripetuto che non costruisce apparecchi hardware o sistemi operativi e suggerito che l’azienda sarebbe favorevole agli accessi sugli apparecchi in modo tale che i dati possono essere visti dalle autorità controllando direttamente l’apparecchio e senza bisogno di compromettere la sicurezza del flusso crittato online.

Invece Neuenschwander ha detto che Apple “non fa luoghi di incontri digitali in cui gli sconosciuti possono entrare in contatto tra di loro” e poi che “il business di Apple non richiede che facciamo l’analisi dei contenuti degli utenti per costruire dei loro profili personali”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
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