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LA RECENSIONE

Il valore dei dati nell’ecosistema digitale, servono nuove regole

Le informazioni degli utenti rappresentano il “Sacro Graal”. Ma va trovato un equilibrio fra gli interessi degli over the top e il rispetto dei diritti

22 Mag 2019

Maurizio Matteo Dècina

Nell’epoca attuale dove i libri sono poco più che un ornamento da salotto per riempire gli spazi vuoti degli scaffali, un testo di recente uscita spiega i pericoli nei quali la nostra società potrebbe imbattersi in un futuro molto prossimo. Un futuro che in realtà è già diventato presente.

In Internet nulla è gratis e non ci sono benefattori: i servizi offerti dai giganti del web scandagliano le nostre abitudini, preferenze e informazioni personali, offrendoci in cambio la possibilità di accedere e vivere nell’ambiente digitale.

Come un moderno Pollicino, navigando, condividendo, pubblicando immagini e dispensando “like”, ognuno di noi lascia lungo la propria strada dei frammenti, piccole briciole di vita di cui il web si nutre a proprio vantaggio.

I dati personali degli utenti rappresentano, oggi, il “Sacro Graal” dell’Economia digitale, ma il governo di tale risorsa, ormai fondamentale per la stessa democrazia, non risiede nelle mani di un potere pubblico, bensì in quelle di aziende private, che faticano a proteggere la privacy, tutelare il diritto d’autore, impedire discriminazioni, illeciti o il propagarsi di fake news, sfuggendo sovente alle loro responsabilità, complice anche una regolamentazione vetusta o del tutta assente.

Questo è il sunto del nuovo libro “Il valore dei dati nell’ecosistema digitale” di Fabio Pompei, ingegnere informatico, dottore di ricerca in Ingegneria elettronica e giornalista, che ha scritto il testo insieme a Alessandro Alongi, specializzato in Relazioni istituzionali e Diritto parlamentare. Un binomio già prolifico nella produzione di testi scientifici con oggetto il settore delle telecomunicazioni.

La prefazione del libro è a cura del Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani:  “I due giovani Autori evidenziano come i giganti di Internet, in cambio di servizi solo all’apparenza gratuiti, utilizzano i nostri dati personali per alimentare il proprio business. La maggior parte di noi utenti concede il proprio consenso all’utilizzo dei dati personali con superficialità, per ottenere una risposta da un motore di ricerca, interagire con amici sui social media o perfezionare i propri acquisti online.” E aggiunge: “Compito di noi legislatori è coniugare questi benefici con gli aspetti relativi a sicurezza e privacy. In Europa, il cammino verso un utilizzo responsabile delle nuove tecnologie è cominciato già da diversi anni. Il Parlamento europeo vuole difendere gli interessi dei cittadini anche online. Abbiamo lanciato un’ambiziosa strategia per creare un mercato unico digitale, e ridurre gli ostacoli al libero flusso di dati fra Stati membri”.

I motori di ricerca ci conoscono meglio di chiunque altro, perché solo a loro confidiamo i nostri segreti più profondi. Da qui la necessità di individuare regole basate su princìpi etici da applicare nella progettazione e nell’offerta delle soluzioni innovative, garantendo sempre la centralità e la dignità di ogni uomo, misura di tutte le cose.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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