CONTACT TRACING

Immuni al giro di boa, superata la soglia dell’efficacia funzionale

Sono 8,6 milioni le persone che hanno scaricato la app, pari al 16% della popolazione. Superata dunque la soglia del 15% identificata dall’Università di Oxford come necessaria a garantire la piena operatività del sistema

15 Ott 2020

Federica Meta

Giornalista

Immuni supera la soglia di download necessari perché il sistema di tracciamento sia efficace. Lo ha annunciato la ministra dell’Innovazione, Paola Pisano, spiegando che “attualmente sono 8 milioni e 600 mila le persone che si sono dotate dell’applicazione”. Pari al 16% della popolazione.

Secondo uno studio condotto dall’Università di Oxford, citato dalla ministra, le applicazioni di notifica sono efficaci a prescindere dal numero delle persone che la scaricano. L’ateneo britannico nello studio ha precisato che, anche con un numero inferiore di utenti al 60% stimato precedentemente come soglia minima, si può ottenere una riduzione del numero di casi di Coronavirus.

“In un più recente contributo scientifico le Università di Oxford e Stanford – ha ricordato Pisano – hanno individuato nel 15% una soglia già in grado di ridurre le infezioni e i decessi, ove il sistema di notifica di esposizione sia abbinato ad altre misure tradizionali di contenimento”.

“Ad oggi, abbiamo superato questa soglia, considerato che il numero di persone che hanno scaricato l’App nel nostro Paese corrisponde al 16% dell’intera popolazione italiana maggiore di 14 anni – ha detto- Immuni costituisce soltanto uno strumento di prevenzione e contrasto alla diffusione del virus e si integra con le altre misure adottate dal Ministero della Salute e dalle regioni. In definitiva credo, e i dati lo dimostrano, che scaricare l’applicazione Immuni sia un gesto semplice e sicuro di responsabilità verso noi stessi e verso gli altri italiani, in grado di aiutare tutti noi a fronteggiare questa pandemia”.

Entrando nel dettaglio dei numeri, dal principio di ottobre i download sono stati 1.967.000. Dal 1° giugno, i casi di potenziali focolai individuati e contenuti risultano 16, le notifiche di esposizione registrate dal 13 luglio ammontano a 10.060, con netto incremento nell’ultimo mese.

“Nel decreto-legge del 7 ottobre, n. 125 – ha concluso la ministra – ho promosso l’inserimento di una norma che consenta l’utilizzo di Immuni anche a livello europeo, grazie all’interoperabilità con le altre applicazioni nazionali. Il prossimo 19 ottobre l’Italia, insieme a Germania e Irlanda, darà avvio al sistema europeo di interoperabilità delle applicazioni di notifica di esposizione di contatto”.

Immuni, scoppia il caso in Veneto

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Intanto in Veneto, quarta regione in Italia per numero di download, Immuni non funziona. Il database che deve contenere i codici dei dispositivi dei positivi al Covid-19 non è stato mai aggiornato, come riportato dal Corriere del Veneto. Il mancabto aggornameto dei codici impedisce di fatto la partenza delle notifiche.

La Regione è corsa ai ripari. “Entro pochi giorni, al massimo lunedì, i servizi di Igiene pubblica dovranno comunicare ai sistemi informatici di Azienda Zero i riferimenti relativi alle segnalazioni dell’App Immuni”, fa sapere la Direzione Prevenzione della Regione Veneto. L’indicazione ai Servizi di Igiene è contenuta in una nota inviata dalla Direzione regionale Prevenzione ai servizi competenti.

“La Regione Veneto, come varie altre Regioni italiane con le quali è in corso un costante coordinamento – viene precisato – è attiva sul tema fin dall’inizio, con una fitta serie di contatti, anche epistolari formali, con le parti interessate, a cominciare dal Ministero della Salute”.

La Direzione Prevenzione, spiega la nota, già nel mese di giugno aveva proposto al Ministero della Salute un possibile protocollo applicativo per uniformare le procedure di tutte le Regioni. “L’App Immuni – premettono i tecnici regionali – non fornisce informazioni relative al soggetto positivo con cui si è venuti a contatto, al luogo del contatto o alle caratteristiche del contatto (contatto protetto, utilizzo di mascherine, presenza di una barriera protettiva tra i due soggetti, luogo all’aperto o al chiuso,). Inoltre, in considerazione delle attuali norme di prevenzione vigenti, l’eventuale contatto registrato dall’App non si configura in senso assoluto come contatto stretto”.

“Per tali ragioni – conclude – al fine di evitare di sottoporre a quarantena preventiva un soggetto individuato dall’App Immuni senza possibile valutazione del profilo di rischio, è tuttora in corso un confronto con le altre Regioni e con il Ministero della Salute per definire un protocollo operativo condiviso. Inoltre, risulta che allo stato attuale molte Regioni tra cui il Veneto, pronte per l’attivazione che comunque avverrà nel più breve tempo possibile”.

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