Contact tracing, Apple e Google aggiornano le Api: tutte le app saranno interoperabili - CorCom

CORONAVIRUS

Contact tracing, Apple e Google aggiornano le Api: tutte le app saranno interoperabili

Più strumenti per le autorità sanitarie e controlli per gli utenti. Analisti Usa critici verso l’approccio europeo: la “privacy by design” renderebbe le applicazioni poco efficaci. La ministra Pisano su Immuni: “4,6 milioni di download, spingere ancora”

05 Ago 2020

Patrizia Licata

giornalista

Apple e Google hanno aggiornato la Api (Application programming interface) sviluppata congiuntamente per abilitare le app di tracciamento per il contenimento dei contagi da coronavirus. Si tratta delle stesse interfacce per lo sviluppo di applicazioni su cui è basata Immuni in Italia. Queste app sono del tipo “Exposure notification”, ovvero permettono di inviare notifiche a chi è stato esposto a persone poi risultate positive al Covid-19.

Nel blog ufficiale di Google si legge che, dopo il rilascio a maggio delle Exposure notification Api, sia Google che Apple si sono confrontate con le autorità sanitarie di diversi paesi per capire come migliorare le Api per gestire in modo ottimale l’emergenza coronavirus mantenendo integro il rispetto della privacy. In base ai commenti ottenuti sono stati introdotti degli aggiornamenti, tra cui l’interoperabilità tra paesi, più strumenti di controllo per gli utenti e maggiore flessibilità per le autorità sanitarie nel misurare il livello di rischio connesso con l’esposizione a persone positive al virus.

Tutte le novità per le app di notifica

Le novità fondamentali sono cinque. Innanzitutto, quando viene rilevata un’esposizione, le autorità pubbliche godono di più flessibilità nel determinare il livello di rischio associato con tale esposizione grazie alle informazioni tecniche che arrivano dalle Api.

Inoltre, sono stati aggiornati i valori di calibrazione Bluetooth per centinaia di device per migliorare il rilevamento dei dispositivi che si avvicinano tra loro.

Terzo, le Api ora supportano l’interoperabilità tra paesi, accogliendo una richiesta arrivata dai governi che hanno lanciato le app di  Exposure notification.

Quarta novità: per aiutare le autorità sanitarie pubbliche a realizzare in modo più efficiente le loro app, Google e Apple hanno apportato miglioramenti all’affidabilità delle app e aggiunto strumenti di debug per gli sviluppatori.

Infine, sono stati migliorati la chiarezza, la trasparenza e il controllo per gli utenti. Per esempio, le impostazioni delle notifiche di esposizione su Android ora includono un semplice bottone on/off in cima alla pagine. Gli utenti potranno anche vedere un periodico reminder se il sistema di Exposure notification è attivo.

Google ha lavorato sulla privacy

Google ha fatto inoltre sapere che i suoi team di ingegneri hanno lavorato alla nuova versione del sistema operativo Android (Android 11) in modo che gli utenti possano utilizzare le app di notifica senza attivare la localizzazione del dispositivo.

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“Decidi tu se vuoi usare le notifiche, sono disattive se non le attivi tu”, si legge nel blog di Google. “Il sistema di Exposure notification non usa i dati della location del tuo dispositivo. La tua identità non è condivisa con Google, Apple o altri utenti. Solo le autorità sanitarie pubbliche possono usare questo sistema”, sottolinea ancora il post.

Fin dall’inizio Apple e Google avevano chiarito che la tecnologia di exposure notification è riservata alle autorità sanitarie pubbliche e verrà disattivata su base regionale nel momento in cui non sarà più necessaria. La tecnologia si basa sul rilevamento tramite Bluetooth dei dispositivi che si avvicinano tra loro. “Le exposure notifications non sostituiscono le tecniche di contact tracing tradizionale”, hanno sottolineato Apple e Google, “ma mirano ad aumentare gli sforzi profusi in tal senso”.

Le critiche Usa: app inefficaci

Proprio il focus prioritario sul rispetto della riservatezza dei dati è, secondo un’analisi di Reuters, il motivo per cui molti paesi europei che hanno lanciato le loro app di notifica delle esposizioni non hanno veramente prova che queste app riescano a inviare notifiche alle persone eventualmente contagiate in tempi rapidi e tali da evitare che infettino altri. Le scelte di progettazione fatte dai governi e dai loro sviluppatori di app per proteggere la privacy impedirebbero le notifiche tempestive: in molti degli 11 paesi europei che usano le Api create da Google e Apple, le app sono chiuse alle notifiche di potenziale esposizione al Covid-19 che passano nel sistema.

In Svizzera, per esempio, l’Ufficio federale della sanità pubblica ha ufficialmente dichiarato che “l’efficacia della SwissCovid App è difficile da misurare a causa della ‘privacy by design’”. In Germania “È impossibile dire quante persone abbiano ricevuto le notifiche”, ha affermato l’Agenzia federale per il controllo delle malattie. Questo accade perché il controllo degli alert della Corona Warn App tedesca è gestito dai device personali, secondo un approccio decentralizzato.

Al contrario, il governo irlandese, pur usando le stesse Api di Google e Apple, ha allentato il focus sulla privacy e la sua app Covid Tracker ha prodotto maggiori benefici, secondo Reuters. È stata scaricata dal 30% della popolazione e calcola quante persone caricano il risultato di un test positivo al Covid-19 e quante persone vengono di conseguenza avvisate. “Abbiamo puntato sul controllo end-to-end del flusso dei dati”, ha spiegato NearForm, la società irlandese che ha sviluppato la app per il governo.

“Installate Immuni”, dice la ministra Pisano

In Italia invece, dove la app Immuni è stata al momento scaricata da 4,6 milioni di persone, il governo insiste sui benefici e la necessità di installare la app di notifica di eventuale contagio. Intervenendo ad Agorà su Rai 3 Paola Pisano, ministra dell’Innovazione tecnologica e digitalizzazione, ha sottolineato: “È sempre giusto cercare di spingere l’app e noi continueremo a insistere” perché gli italiani la scarichino. Ieri, per esempio, grazie all’app Immuni è stato possibile contenere due focolai: 63 persone sono state trovate positive e avevano l’app istallata e questo ha permesso di inviare notifiche a più di 100 persone, ha reso noto la ministra.

Ad Agorà è intervenuta anche la ministra delle Pari opportunità Elena Bonetti affermando che “come Paese abbiamo due grandi armi per contrastare l’eventuale ritorno del coronavirus: da una parte la ricerca scientifica e dall’altra la responsabilità e la cura reciproca. Per ripartire, ha proseguito Bonetti, “dobbiamo imparare a convivere con questa esperienza drammatica: abbiamo gli strumenti per farlo e l’app Immuni è uno di questi, come il rispetto delle regole e la consapevolezza che si può avere una vita di normalità ma organizzata”.

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