Immuni, assist dell'Ocse: "Può aiutare a prevenire nuove ondate di virus" - CorCom

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Immuni, assist dell’Ocse: “Può aiutare a prevenire nuove ondate di virus”

Il segretario generale Angel Gurria a Forum PA 2020: “Esempio di come gli strumenti digitali possono aiutare i governi a gestire le pandemie”. Ma la app non decolla: ancora troppo pochi i download. Appello del viceministro alla Salute, Sileri: “Scaricatela”

10 Lug 2020

F. Me

Assist dell’Ocse all’app Immuni. Intervenendo a Forum PA 2020, il segretario generale, Angel Gurria ha detto che “Immuni è un esempio di come gli strumenti digitali possono aiutare i governi a gestire la diffusione del virus”.

“Queste tecnologie hanno il potenziale per contribuire a prevenire una nuova ondata ma hanno anche importanti implicazioni sulla privacy e sulla protezione dei dati”. ha spiegato.

Un assist non da poco considerato che appena ieri il commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri, evidenziava, senza messo termini che l’app non ha per ora raggiunto il target immaginato all’inizio“.

“La campagna di comunicazione c’è e continua ad esserci – spiegava Arcuri – La principale delle ragioni per cui questo è successo ha a che fare con la fase del ciclo di vita dell’epidemia che stiamo vivendo, che trova una qualche forma comprensibile ma non condivisibile di rilassamento generale”.

Ad ogni modo il download della app Immuni procede, “e ci servirà molto a partire dall’autunno”, periodo che molti vedono come quello per l’arrivo di una nuova ondata di contagi.

Alla parole di Arcuri sono seguite oggi quelle del il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri.  “Abbiamo vinto alcune importanti battaglie contro il Covid, salvando vite con il lockdown e negli ospedali, ma la guerra non è finita. Lo dico per dovere di verità e per consentire a tutti di avere consapevolezza sul virus. Perché la paura nasce quando non c’è trasparenza e” c’è “una comunicazione sbagliata – scrive su Facebook –  Invito ogni cittadino a scaricare Immuni, che ancora non ha raggiunto il target immaginato all’inizio, ma che fa parte degli strumenti a nostra difesa contro il virus”.

“Non si tratta di cedere i nostri dati in cambio della salute e neppure di paragonare il rilascio di dati sensibili ad altre app con Immuni, la quale trattiene esclusivamente informazioni anonime legate al contatto con un caso positivo – aggiunge – Sto parlando di essere responsabili e consapevoli che se c’è qualcosa di buono che possiamo fare grazie al digitale contro il Covid, è usare Immuni. Nessun individuo si salva da solo, nessuno di noi è un’isola. Siamo tutti parte di un insieme che, se contribuiamo a proteggere e far interagire proficuamente, diventa una comunità”, conclude.

Come funziona Immuni

Il sistema di tracciamento di prossimità di Immuni mira ad allertare l’utente quando questo è stato esposto a un utente potenzialmente contagioso.

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Una volta installata dall’utente A, l’app fa sì che il suo smartphone emetta continuativamente un segnale Bluetooth Low Energy. Il segnale include un identificativo di prossimità. Lo stesso vale per l’utente B. Quando A si avvicina a B, gli smartphone dei due utenti registrano nella propria memoria l’identificativo di prossimità dell’altro, tenendo quindi traccia di quel contatto, incluso quanto è durato approssimativamente e a che distanza erano i dispositivi dei due utenti.

Se, successivamente, l’utente B risulti positivo al Covid-19, con l’aiuto di un operatore sanitario, B potrà caricare su un server delle chiavi crittografiche dalle quali si può derivare il suo identificativo di prossimità.

Per ogni utente, l’app scarica periodicamente dal server le nuove chiavi crittografiche caricate dagli utenti che sono risultati positivi al virus, deriva i loro identificativi di prossimità e controlla se qualcuno di quegli identificativi corrisponde a quelli registrati nella memoria dello smartphone nei giorni precedenti. In questo caso, l’app dell’utente A troverà l’identificativo casuale di B, verificherà se la durata e la distanza del contatto siano state tali da aver potuto causare un contagio e, se sì, allerterà A.

Gli identificativi di prossimità sono generati del tutto casualmente, senza contenere alcuna informazione sul dispositivo o l’utente. Inoltre, sono modificati diverse volte ogni ora. Questo rende pressoché impossibile per un malintenzionato sfruttarli per tracciare in qualche modo gli spostamenti di un utente. Queste sono solo alcune delle tante misure implementate da Immuni per proteggere al meglio la privacy degli utenti.

Il tracciamento di prossimità di Immuni si basa sul Bluetooth Low Energy e non raccoglie dati di geolocalizzazione di alcun genere, inclusi quelli del Gps. L’app può riconoscere i contatti fra gli utenti, ma non l’identità degli utenti o il luogo dove questi contatti sono avvenuti.

I dati non lasciano mai lo smartphone su cui è installata Immuni, se non nel caso in cui dovessi risultare positivo al Covid-19 a seguito di un esame. Ma anche in questo caso la decisione di caricare sul server i dati necessari ad allertare gli utenti a rischio di contagio resta in capo all’interessato.

Inoltre Immuni non raccoglie nessun dato personale – nome, cognome e indirizzo da esempio – che consente di svelare l’identità dell’utente così come info sulla geolocalizzazione.

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