CONTACT TRACING

Immuni, oltre mezzo milione di download. Pisano: “I cittadini ne hanno capito l’utilità”

I dati resi noti dalla ministra dell’Innovazione: “Siamo il primo grande paese d’Europa ed uno dei primi al mondo a usare una tecnologia simile per il contrasto del virus”

03 Giu 2020

F. Me.

Oltre mezzo milione di download per la app Immuni. I dati li ha resi noti la ministra dell’Innovazione, Paola Pisano esprimendo grande soddisfazione per il gran numero di download – oltre mezzo milione – in sole 24 ore risultando l’app più scaricata nella giornata su entrambi gli store.

“Si vede che i cittadini ne hanno capito l’importanza e l’utilità – ha detto la ministra –  Ad oggi siamo il primo grande paese d’Europa ed uno dei primi paesi del mondo a usare una tecnologia simile per il contrasto del virus”.

La fase di test parte dal 5 giugno, in 4 Regioni: Liguria, Marche, Abruzzo e Puglia.

L’app ha lo scopo di migliorare efficienza e velocità nell’individuare soggetti che hanno avuto contatti con persone risultate positive agli esami di laboratorio. Il nuovo sistema potrà contribuire anche all’individuazione di eventuali nuovi focolai. Tutto questo nel rispetto della privacy e della sicurezza individuale e nazionale.

L’app seguirà il modello decentralizzato di Google e Apple: i dati raccolti saranno conservati sui singoli device e non su un server centrale e non traccerà gli spostamenti, ma solo i contatti di prossimità tra smartphon: tutte le info saranno condivise, solo con l’autrizzazione dell’utente, con  il server centrale (gestito da Sogei), dovranno e cancellate entro dicembre 2020.

Come funziona la app

Il sistema di tracciamento di prossimità di Immuni mira ad allertare l’utente quando questo è stato esposto a un utente potenzialmente contagioso.

Una volta installata dall’utente A, l’app fa sì che il suo smartphone emetta continuativamente un segnale Bluetooth Low Energy. Il segnale include un identificativo di prossimità. Lo stesso vale per l’utente B. Quando A si avvicina a B, gli smartphone dei due utenti registrano nella propria memoria l’identificativo di prossimità dell’altro, tenendo quindi traccia di quel contatto, incluso quanto è durato approssimativamente e a che distanza erano i dispositivi dei due utenti.

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Se, successivamente, l’utente B risulti positivo al Covid-19, con l’aiuto di un operatore sanitario, B potrà caricare su un server delle chiavi crittografiche dalle quali si può derivare il suo identificativo di prossimità.

Per ogni utente, l’app scarica periodicamente dal server le nuove chiavi crittografiche caricate dagli utenti che sono risultati positivi al virus, deriva i loro identificativi di prossimità e controlla se qualcuno di quegli identificativi corrisponde a quelli registrati nella memoria dello smartphone nei giorni precedenti. In questo caso, l’app dell’utente A troverà l’identificativo casuale di B, verificherà se la durata e la distanza del

contatto siano state tali da aver potuto causare un contagio e, se sì, allerterà A.

Gli identificativi di prossimità sono generati del tutto casualmente, senza contenere alcuna informazione sul dispositivo o l’utente. Inoltre, sono modificati diverse volte ogni ora. Questo rende pressoché impossibile per un malintenzionato sfruttarli per tracciare in qualche modo gli spostamenti di un utente. Queste sono solo alcune delle tante misure implementate da Immuni per proteggere al meglio la privacy degli utenti.

Il tracciamento di prossimità di Immuni si basa sul Bluetooth Low Energy e non raccoglie dati di geolocalizzazione di alcun genere, inclusi quelli del Gps. L’app può riconoscere i contatti fra gli utenti, ma non l’identità degli utenti o il luogo dove questi contatti sono avvenuti.

I dati non lasciano mai lo smartphone su cui è installata Immuni, se non nel caso in cui dovessi risultare positivo al Covid-19 a seguito di un esame. Ma anche in questo caso la decisione di caricare sul server i dati necessari ad allertare gli utenti a rischio di contagio resta in capo all’interessato.

Inoltre Immuni non raccoglie nessun dato personale – nome, cognome e indirizzo da esempio – che consente di svelare l’identità dell’utente così come info sulla geolocalizzazione.

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